Approfondimento settimanale in salsa nerd (ma non troppo) su tutte le forme del racconto a puntate partendo dalle Serie tv del momento fino ai fumetti, cinema e letteratura.
Questa puntata, oddio, che c'era in questa puntata? Ah sì sì sì, mi ricordo, la sottile
linea rossa della vendetta. La sottile linea della vendetta, ok. Allora, sono poi abbastanza
sicuro che secondo me c'è quella rubrica, quella sulle parole… Ah sì? Ah sì, oggi
parliamo di defaticante, eh? O no? O no? Sì sì sì. Vabbè. Serie TV, fumetti e oltre.
Sono Cose Serie. Bentornati su Sono Cose Serie, il podcast che dal 2010 si occupa di serialità,
ovvero di narrazione a puntate in ogni sua forma. Serie TV, le saghe cinematografiche,
le saghe letterarie, i fumetti. Io sono Matteo e con me Paolo e Michelangelo. Paolo, io, non so
se si è capito, ho problemi di memoria oggi. Mi devo preoccupare? Penso proprio di sì. Benissimo,
grazie per la fiducia. Hai appena scoperto di avere l'Alzheimer e che presto la tua memoria
comincerà a commettere errori sempre più gravi, tanto da portarti via la tua personalità. Il
medico ti suggerisce di fare esercizio e, se possibile, di darti un compito. Ecco, perché
allora non organizzare una serie di omicidi con cui fare giustizia? Ma no! Eh, questa è la sottile
linea della vendetta. Sottilissima proprio. Sottilissima. Allora, stiamo parlando di una
miniserie franco-belga di 4 episodi distribuita su Rai 2 e RaiPlay a partire dal 10 giugno e
liberamente tratta da una serie turca che tradotta vuol dire Persona. Il titolo originale,
io provo a pronunciarlo. Prova, prova. Şahsiyet. Va bene. Poi se arriva dal consolato turco una
minaccia di morte, sappiamo perché. Diciamo che il titolo italiano è il classico titolo
a cazziu canis. O ventulacanis, come dicono gli altri. Perché il titolo originale francese è
Mémoire vive, titolo internazionale Memories of Revenge. In italiano si poteva chiamare,
visto che era Mémoire vive, tipo Kite Vive, che sarebbe stato. Vabbè. Vedete le stesse
medicine, vero? Sì, ogni tanto ce le scambiamo. Ideata e sceneggiata da Laurent Burtin, Anne-
Gaëlle Daval, Maax Thuvertie e Hélène Lombard. Ed è diretta da Arnaud Malherbe, che è il creatore
della serie francese Chefs. Ah, cuochi. Protagonista Clémentine Célarié, che ha fatto
tanto cinema e tante serie in Francia. Quasi tutti attori, magari vi è capitato di vederla
faccia in qualche serie eccetera, ma sono sono noti soprattutto dalle parti loro. E' uguale anche
la sua coprotagonista, che è Elisa Erka, Célia il personaggio. Anche lei tanti film, tante serie,
magari vi è capitato di vederla in Morgane - Detective geniale, che ha fatto un episodio.
Serie da cui poi è stata tratta High Potential. Tutto un bel rimbalzo. Allora, di che cosa parla?
Esther Lefèvre è un'ex cancelliera di tribunali in pensione, che riceve una diagnosi di Alzheimer.
Visto che presto la sua memoria inizierà a vacillare e ad abbandonarla, decide di chiudere
un caso di ingiustizia che le era capitato, punendo i colpevoli con la morte. Con la morte,
mi sembra. Tanto non si ricorderà nemmeno di averlo fatto. Bellissimo. Il cipitello. E la
coscienza è messa a posto. E' fantastico il cipitello. Siamo dentro una classica serie
francese per quanto riguarda tutto il comparto tecnico e quello del ritmo. Insomma, un prodotto
che ha esattamente il sapore Rai. Un buon Rai, diciamo. Anzi, facciamo così, un Rai dal buon
budget, dal punto di vista estetico. Quindi fotografia ottima, ma soprattutto di servizio,
così come lo è la regia. Una buona serie televisiva. Fa quello che deve fare. Senza
particolari guizzi. Gli attori fanno ottime figure, ma anche qui, secondo me, sempre sul
filo della performance televisiva. Vogliamo parlare di fiction? E vogliamo parlare di fiction,
decente fiction. Fiction di un buon livello, diciamo. Ottima, ma siamo sempre un po' lì.
In realtà è il plot il vero elemento di forza di questa serie. L'idea originale,
la malattia che diventa, volendo, il superpotere perverso della protagonista. E il gioco e le
riflessioni sul tema di giustizia e di memoria sono stimolanti e gestite piuttosto bene. Giocando,
utilizzando temi e argomenti come appunto la malattia, la morte, la memoria, senza mai
scivolare nel paternalistico e nel canone del malato eroe. Questa è una cosa che a me è piaciuta
molto. Non fare, sai, la classica cosa della persona con un problema che diventa... Gli
elementi di commedia, oltre a costruire un personaggio intrigante e poco scontato,
hanno la qualità di rendere tollerabili o trascurabili alcuni passaggi narrativi,
diciamo un po' comodi. Un po' comodi, ma non è eccessivo. Però diciamo che si giocano ogni
tanto un po' di coincidenze un po' troppo facili. Rischiano un po', però appunto il
giochino della commedia, eccetera, permette di salvare la situazione e non renderlo proprio troppo...
Smaccato, insomma, che si capisce. Diciamo qualche piccola forzatura qui e lì c'è,
ma ci sta. Alla fine le azioni, i piani che Esther mette in campo per compiere i propri delitti e
farla franca funzionano e riescono pure credibili. E questo è importante, perché altrimenti con
quest'idea molto forte, ma queste meccaniche, che sono quasi da giallo classico, adattate alla
situazione, c'è il rischio di essere buttati fuori, di perdere la relazione. Invece no. Invece
da questo punto di vista funziona piuttosto bene, tiene. E' vero, c'è l'elemento commedia,
ma la serie tocca anche temi anche crudi. C'è inconsiderevole dramma. Ripeto, stiamo parlando
di una che decide di fare la serial killer per giustizia, cioè punire una serie di persone.
A vigilanti! Si dice vigilanti! Però è divertente questa cosa, la vigilante vecchia con problemi di
memoria. Ed è il motivo perché li ammazza, perché li punisce semplicemente, poi si scorda e lo
ripunisce, lo ripunisce, lo ripunisce, invece li ammazza e è crocefatta. La cosa interessante del
piano non è tanto come compiere l'omicidio, ma è come gestire i buchi di memoria, i problemi,
le situazioni e mettersi in condizioni di aiutare la se stessa che si ritroverà nel futuro davanti
alla situazione senza ricordarsi che cosa doveva fare. Ti piacerebbe molto? Ci sono un sacco di
post-it. Il signore di post-it, il signore oscuro di post-it. E c'è questa cosa bellissima dei
momenti in cui succedono le cose e lei è questo cosa dovevo fare? C'è il modo in cui lei ha
trovato l'escamotage per spiegarsi o per risolvere. Poi è figo perché non ti manca la memoria,
stai facendo delle cose bruttissime e spargi casa tua di prove. Indizi che portano lì. Però,
questo è l'altra cosa intelligente della roba, essendo un'ex cancelliera e appunto lei sta
facendo questo perché ha lavorato nella giustizia, sa cosa fare. Essendo cancelliera sa cancellare
le proprie ore. In realtà ha la cancellazione della meccanica. C'è anche la cancellazione.
All'inizio è divertente questa cosa che all'inizio ti sembra, dici vabbè, è una follia. Poi a un
punto si è proprio pianificato tutta una serie di cose che vanno a incastrarsi e quindi creano,
si è creata il colpevole. Quindi è anche interessante invece il parallelo che si crea
con appunto la coprotagonista di cui parlavo prima che è il poliziotto che indaga su questi
omicidi, che è questa ragazza. L'altra particolarità è che lei lascia dei messaggi a
questa poliziotta. Il problema è che questa poliziotta ha un buco di memoria. Pure lei?
Eh no, lei ha un trauma. Nella sua infanzia è successo qualcosa che non riesce a ricordare
e in realtà i messaggi che l'assassina gli lascia sono indirizzati a cercare di farle
ricordare questo trauma. E quindi c'è il contrasto tra lei che sta perdendo la memoria,
sta cercando di gestire la sua vita, la sua realtà, il suo piano malefico mantenendolo
anche attraverso i buchi di memoria, dall'altro lato qualcuno che ha invece subito qualcosa che
gli ha creato un buco di memoria che va riempito. Questo è notevole. Fino a qua,
come hai convinto? Ma so che sta per arrivare un ma. Presto arriverà un ma. Non è grossissimo,
però è un ma. Nel senso che come dicevo prima ci sono un po' di coincidenze, un po' di forzerie,
eccetera. E a netto di tutto forse la serie, soprattutto verso la fine, finisce un po' più
forzosa e forzata. Soprattutto quando finalmente scopriamo qual è il legame tra loro due. Perché
c'è tutta questa cosa. E lì ci sono alcuni elementi che sono un po' tirati. Non di nuovo
in maniera eccessiva, quindi resta tollerabile, assolutamente, però ci sono un paio di cose che
dici va bene. Vabbè ma sembra una roba di Rai Uno, che cazzo. Soprattutto perché a questo punto la
serie si sbilancia completamente sul dramma. Si accende. Improvvisamente si sovraccarica la
componente dramma, tanto che l'impressione veramente è che alla fine sei finito in un'altra
serie. Ma perché non ti ricordi tu? È vero. È possibile. Hai dimenticato di aver cambiato canale.
Perché narrativamente no, torna eccetera. Al di là delle forzature, le cose le cose tornano,
funzionano. Fino a quel momento c'erano i tocchi di leggerezza, c'erano anche i tocchi poetici,
c'è questa cosa per cui ad un certo punto altro gioco sulla memoria. Uno degli omicidi che commette
lo commette con una testimone. Perché? Nel primo episodio l'ho visto anche io. Perché la testimone
è una donna che ha anche lei l'Alzheimer, ma in uno stato più avanzato. Ok. E quindi tanto,
anche se testimone non può parlare. Però poi scopre che in realtà, proprio dal dottore che la
sta curando, gli sta spiegando delle cose, scopre che ci possono essere dei momenti di lucidità,
anche quando sei in uno stato di Alzheimer avanzato. E quindi deve trovare il modo di
tenere sotto controllo questa qua. E se per caso c'è il momento di lucidità proprio quando si
ricorda di quello che ha visto. Perché proprio lei tranquilla, dice questo, c'è l'Alzheimer,
gliela ha fatta proprio davanti, è pulita. E quindi il legame che si crea tra lei e questa
donna, che da giovane era una ballerina e quindi ha queste cose di flamenco. L'unica cosa che la
accende per lei è quasi catatonica. L'unica cosa che la accende è quando la fa ballare. E si crea
una relazione molto carina. Cioè diventa praticamente la sua spalla. Nel senso proprio
sai il suo sidekick. Questa cosa per cui c'è lei con l'Alzheimer avviato e il suo sidekick che è
con l'Alzheimer avanzato. Queste cose sono deliziose e appunto ti compensano un po'.
Chiudi un occhio insomma. L'altra cosa per cui io un po' chiuso un occhio è che i limiti della
commedia. Perché è un po' una commedia un po'... non è che è proprio ridissimo.
Vabbè direi anche i temi insomma. Non è quello, il problema è geografico.
No, non cominciamo con questa storia che so' francese, che c'è la comicità che non si capisce.
No, non è che la comicità che non si capisce. E' figlia del... culturalmente.
Esatto. Ci sono degli elementi della comicità francese che non sono estremamente efficaci da
noi. E' la stessa cosa anche il ritmo. La storia ha un ritmo... non è un controritmo.
Ok. E' proprio un ritmo lento.
Per alcuni, soprattutto in alcuni passaggi. Ci sono dei bei passaggi, dei momenti dinamici e poi
un po' dilungati. Si sono un po' impantanati. Però, di nuovo, no, non è un pantano. Perché
se tu guardi un po' di serie francese... è proprio il ritmo francese. Soprattutto il ritmo televisivo
francese. E' proprio il loro modo di raccontare. Quindi non si può vivere come un malus o come...
No, ci sta. E' importante segnalarla, però, questa cosa.
Però, prima che mi dimentico, iscrivetevi al nostro podcast o girate questa puntata ai vostri
amici. Aiutateci a raggiungere più persone possibili e a sostenere la cultura della serialità. Mai come
prima è importante il vostro supporto. Noi vi lovviamo tutti. Lovvateci anche voi.
Arriviamo alle nostre scale. Ricordiamo la nostra gamma parte da uno che è All's Fair. Arriva a 5
con The Pitt. Io sono stato abbastanza generoso perché questa serie è un tre e mezzo su cinque.
E' intrigante. La serie gioca con umorismo, drama, crime, con intelligenza, diversi guizzi e
costruendo un personaggio decisamente sui generis. A volte l'equilibrio con la commedia non è perfetto,
ma come dicevamo prima entra anche un po' in gioco un fattore culturale. E forse finisce per
sbilanciarsi un po' troppo sull'episodio finale. Magari ci sta anche la piega drama, ma le meccaniche
hanno un po' di elementi forzosi. Però il mezzo punto che fa salire un po' di più questa
defaticante è sicuramente tutta nell'originalità del plot e la caratteristica dei personaggi.
Quindi da questo punto di vista vale il premio. Allora arriviamo a una cosa molto molto molto
particolare. Al momento di realizzare il calcolo della densità narrativa ho trovato un caso. Un
caso di studio. Perché questa serie si colloca distesa, intensa, defaticante e frizzante. Cioè
alla congiunzione dei 4 quadranti. Al centro dei 4 quadranti. La sottile linea della vendetta si
colloca al centro del piano. Massa e ritmo sono entrambi su valori medi e nessuno dei
4 caratteri prevale sugli altri. È il profilo di una serie equilibrata senza un tratto che
spicca. Il che potrebbe anche essere letta... avete presente Biascica? Avete presente Duccio
in Boris? Apri tutto, smarmella. È un po' l'effetto è quello. Nel senso che c'è un po'
una sorta di ambiguità piana. Cioè questa forma di smarmellamento della densità narrativa.
Con un certo tipo di approccio che secondo me di nuovo ha senso con un certo tipo di
produzione televisiva per esempio francese ma anche insomma molti prodotti di fiction italiana
stanno un po' su questa cosa. Qui c'è una massa narrativa di 3 su 5 e un ritmo narrativo di 3 su 5.
Ma pensate che roba. Questo secondo me è anche sicuramente dovuto al fatto che è una serie corta
su quattro episodi. Questo sicuramente non permette di distribuire meglio questa questa
cosa. Magari è proprio una questione di posizionamento cioè se stai lì accontenti un po'
tutti no? Sì, super democristiano. Ci può stare una quantità moderata di contenuti e gli richiedi
di distrarli distrai mediamente il giusto. Anche perché da quel punto di vista devo dire che ci
penso anche per esempio dal punto di vista tecnico dei contenuti c'è un minimo di complessità. Stiamo
parlando di Alzheimer e anche lì lo gestisce in una maniera molto democristiana cioè lo spiega
bene senza scivolare troppo negli spiegoni ma soprattutto senza scivolare troppo nemmeno nel
didascalico. Quello se lo gioca piuttosto bene secondo me. Tanto che stiamo altini con la scimmia.
Non è piena. È grossa questa. Direi un quattro meno. Perché al netto di tutto il ritmo il plot
tiene la scimmia piuttosto alta perché porca miseria. L'idea è abbastanza. Vuoi capire dove
va a parare soprattutto col fatto che sai che sono anche quattro episodi non ce la fai. Lo sai
che sta roba qua dal momento che è tratta da una serie turca e mi sta facendo una voglia di far
vedere la serie turca. So benissimo che Matteo potrebbe apprezzarla. Vorrei capire se procurata
cioè nel senso se è stata distribuita in qualche modo se esiste. Chiederemo all'ambasciata turca.
Tanto ci scriveranno presto. Anche perché sottolineo sottolineo liberamente ispirata.
So che ci sono delle differenze anche considerevoli. Il consiglio della fruizione viene
automatico è breve alla scimmia alta al binge watching, è dietro l'angolo. Diciamo che il
consiglio secondo me è serie da weekend. Cioè gestitela gestitevela come vi pare. Questa è una
roba da una domenica dove non sapete proprio più o meno che fa. Vi fate un po un pezzo al pranzo
per un altro pezzo. Un pezzetto una merenda. E mi raccomando non ve la dimenticate. Non ve
non dimenticare. Cerchiamo di non dimenticarci la parola di questa giornata. Allora torna parole
serie e la parola di questa settimana una parola di Sono Cose Serie è defaticante. L'avevo detto
durante la recensione. Questa, per Sono Cose Serie, è un pilastro della fruizione e del giudizio della
narrazione seriale. E' un termine una definizione che ci segue da parecchio tempo. Che cosa significa
cosa intendiamo. Allora in realtà è molto semplice. Una defaticante è il concetto di hakuna matata che
in swahili significa senza pensieri. Ma come direbbe Gomorra sta senza pensieri. Proprio
fatto a serie tv. L'origine di questa parola si perde nella notte dei tempi e nelle nostre
numerose chiacchiere fuori dallo studio di RadioOhm. Ma compare ufficialmente per la prima volta nel
documento della sedicesima puntata della stagione 5 di Sono Cose Serie. Redatto nel marzo del 2015
in cui si parlava di Marvel's Agent Carter. E quindi in un commento c'era ci sta ma secondo me
l'avevamo già usata. Sì assolutamente. Però ufficialmente. Attenzione questo termine defaticante
da non confondere con defatigante. Un aggettivo derivato dal latino defatigare stancare che indica
il contrario. Cioè qualcosa che affatica, esaurisce le forze e risulta particolarmente spossante.
Invece è molto più vicino a quel defaticante. Cioè che allieva la fatica. Allevia scusate la fatica.
Utilizzato nel linguaggio sportivo e medico. Quell'attività insomma fisica a bassissima intensità
svolta al termine di un allenamento per favorire il recupero muscolare l'eliminazione dell'acido
lattico e normalizzare il battito cardiaco. In cosmesi ad esempio i prodotti defaticanti sono
formulazioni progettate per dare sollievo a gambe e piedi stanchi pesanti o gonfi. Quindi una serie
defaticante per noi centra pienamente l'obiettivo più puramente edonistico del raccontare.
L'intrattenimento puro. Ci sta anche questa cosa della cosmedia mi fa pensiero un paragone che
spesso abbiamo fatto a defaticante è un pediluvio caldo. La guardo mi diverto mi emoziono nel modo
giusto al momento giusto cioè in media rido e sorrido quando devo oppure mi faccio le giuste
sudate dagli occhi quando necessario. Nessuna ricerca di stratificazioni o di eccessiva energia
psicofisica da parte dello spettatore ma puro momento pop corn e bibita ghiacciata o meglio
frittatona di cipolle, familiare di birra gelata e si direbbe anche rutto libero. Le serie defaticanti
sono scritte bene paracule al punto giusto e soddisfacenti senza essere sciatte e senza farti
pensare di essere trattato da cretino e leggere senza essere per forza superficiali o vuote. Non
vogliono cambiare la storia della narrazione seriale non vogliono sconvolgervi colpirvi o
lasciarvi straniato. Vogliono farti passare una bella e piacevole ora del tuo tempo. Di solito
il mondo del giallo ma soprattutto del crime procedurale è quello che ne colleziona di più.
Facciamo due esempi platanti. La signora in giallo oppure Castle. I due esempi che secondo
noi rappresentano proprio il top della possibilità. Se posso dire più Castle. Mi sta ricapitando di
vederla con i miei genitori un po' anziani quindi c'è sempre la cartella attiva e ci sono dei
momenti che è un po' pesante la signora in giallo se posso dire un po' rompicoglione. Sai cosa è che
la signora in giallo ormai è di fashion. Ma ogni genere può appartorire una goduriosa defaticante
quindi non è solo il crime. Diciamo che il crime è quello che ne produce di più. Però potreste
potrebbe esserci anche non lo so forse una bella defaticante potrebbe essere The Orville
che è una serie di fantascienza che ricorda un po' il vecchio metodo delle puntate della
serie classica di Star Trek. Allora abbiamo finito per stasera. Stasera è stata una puntata
defaticante. Dopo questa puntata defaticante aspettiamo i vostri pareri. Siete d'accordo con
noi oppure no? Anche voi avete problemi di memoria o volete solo fare un delitto perfetto
in vista della prossima riunione di condominio? Oppure anche voi avete problemi di memoria o
volete solo fare un delitto perfetto in vista della prossima riunione di condominio? Oppure
fatecelo sapere con un like o con un commento. Ci sentiamo la prossima settimana e ricordate
che chi sta pianificando un omicidio e chi non ci ascolta è un birimbino!