Approfondimento settimanale in salsa nerd (ma non troppo) su tutte le forme del racconto a puntate partendo dalle Serie tv del momento fino ai fumetti, cinema e letteratura.
In questa puntata un'isola maledetta che il sindaco vuole trasformare in un'attrazione
turistica e poi chiudiamo il nostro trettico, la nostra trilogia su come si valutano le serie
tv.
Tiriamo fuori Dante, una rosa per capire quando i temi che ti vendono sono solo un'esca per
i social.
Sigla.
Serie tv.
Fumetti.
Contro.
Sono cose serie.
Buona serie, benvenuti, bentornati, io sono Michelangelo Alesso, da questa parte c'è
Matteo De Simone, da questa parte c'è il buon Paolino Ferraro, siamo tutti e tre questa
puntata con la magliettina nera, visto che fuori fa un fresco micidiale, perché il black
is the new black, sappiatelo, allora io lascerei la parola al buon Paolino.
Eh sì, perché questa sera parliamo di un'isola che potrebbe essere maledetta.
Come potrebbe?
Quindi, quale luogo migliore, da parte del sindaco, per non decidere di ricavarne un'importantissima
attrazione turistica?
Diciamo che dovete prendere un po' il cinema horror, lo squalo, un po' di dark humor ed
ecco che avrete Widows Bay, cioè una serie strana ma godibile.
Allora, la serie è creata da Katie Dippold, che è una sceneggiatrice, tra le altre cose
è stata scritta per Parks and Recreation, quindi diciamo che sul tono humor sa dove
andiamo a parlare.
Quindi ci facciamo un sacco di grasserissate.
La serie è per Apple TV+, che abbiamo già avuto piacere di dire in diverse occasioni,
che tende per ora a mantenere una certa qualità media.
Senza fare tanti giri di parole, possiamo dire che le ha imbroccate quasi tutte.
Quando sbaglia, sbaglia forte e sta duro.
Ha un grosso peccato sulla spalla.
Foundation.
Sono dieci episodi che sono stati rilasciati a partire dal 29 aprile di quest'anno, ma
la serie è già stata rinnovata per una seconda stagione.
Il protagonista della serie è Matthew Rhys, che è un attore che ha fatto tante cose molto
diverse tra di loro, a The Americans, Brothers and Sisters, poi a un certo punto della serie
ero lì che dicevo, ma io me lo ricordo per qualcos'altro.
Ma dove?
Questa faccia no?
Perry Mason.
E' stato il protagonista del reboot prequel di Perry Mason, serie tra l'altro, secondo
me, tristemente sottovalutata, nel senso che ha avuto un buon riscontro di critica.
E' una gran bella…
Lui è un grande attore, però è molto camaleontico, senza fare tanti stravolgimenti, con pochissimo…
Poi se le va sempre a cercare, si va sempre a cercare qualcosa che lo stidi in modo particolare,
qualcosa che non era uguale a quello che faceva prima.
Verissimo, verissimo.
Assolutamente interessante.
Nel resto del cast devo dire per lo più prezzemolini, cioè facce che avete visto in giro, niente
di particolarmente eclatante.
Ci tengo giusto a ricordarne una in particolare, che è Dale Dickey, che è un'attrice veterana
alla faccia del prezzemolino, nel senso che l'avete vista praticamente ovunque, in particolare
recentemente, tra le cose più recenti, non è che la vorrei ricordare, è che non riesco
a scordarla, nel ruolo che ha avuto in Demma, serie orrorifica, in cui interpretava quella
cara vicina di casa, che fa il gioco del bambino nel sabbio.
Madonna mia che ansia terribile.
Sendo anche un'attrice abbastanza stagionata, non è più la giovanissima, sembra Kit Richard,
fa il femminile.
Esatto.
O forse è Kit Richard che sembra lei.
Ma comunque…
Ha la faccia un po' di cuore.
Sì, sì, un po'.
Quindi è doppiata da l'eccellenza, eh?
No, no, chiedetelo.
No, con l'altro.
Ah, di che cosa parla?
Tom Lofis, che è il sindaco dell'isola di Widows Bay, che ha deciso di fare il possibile
per trasformare l'isola in una super attrazione turistica e rilanciarne ovviamente l'economia,
perché un po' vacilla.
Peccato che si ritrovi contro tutti gli abitanti, perché gli abitanti sono convinti che l'isola
è maledetta.
Ma non maledetta nel senso che ha un po' paura, no, no, la gente ci rimane secca.
Ce n'è uno in particolare che è molto fissato.
E quindi loro, i turisti, non li vogliono sulla coscienza e quindi si difiutano.
Ma guarda che comunque è solo perché hanno messo questi lassi molto alti che la gente
muore, eh?
Non è…
Sta maledizione ci sta o non ci sta?
Perché lui ci crede o non ci crede?
Gli altri ci sono o ci fanno.
Anche quello.
Noi un po' e un po'.
Faccio una premessa.
Non abbiamo ancora capito quanto sia comedi e quanto sia oro e ci arriveremo, Paolo non
vedo l'ora di…
Però sappiate che il sottoscritto che non guarda solitamente gli horror e spesso li
rifugge si sia abbastanza, non sono proprio un fanatico.
Devo dire che l'ho guardata, mi è piaciuta molto e l'ho anche gradita.
Quindi non so, o starò invecchiando malissimo io o forse non è proprio quello che ci stanno
vendendo.
Ma lo vedremo.
Adesso ci arriviamo.
Però la prima cosa da cui partirei, prima ancora di arrivare all'horror, alla comedy,
eccetera, è soprattutto per una volta la serialità.
Mi ha colpito molto, mi è piaciuta molto la costruzione seriale di questa serie.
Finalmente sono cose serie, si parla di serialità, cose di cui non parliamo mai, dovremmo parlarne
più spesso.
La modalità diciamo che gioca su un grande classico, cioè porta avanti la serialità
verticale e quella orizzontale, ovvero la serialità verticale quella che porta avanti
una trama lungo un episodio e quella orizzontale invece la trama che va e attraversa più episodi
alla volta.
Che è diciamo una modalità più vicino al classico degli anni novanta, se pensiamo alle
vecchie serie horror, tra virgolette, da Superstition, Buffy, eccetera, c'è il mostro della settimana
e una sottotramina che tiene in piedi tutta la stagione che però va avanti un pezzettino
pezzettino ogni puntata.
Non ho capito perché ti è venuto Superstition, tra tante serie horror a cui ti…
Perché volevo dire… perché ho sbagliato.
Ecco perché mi sembrava…
Non era Superstition, era Supernetura.
Era Supernetura.
Però c'è sempre il supernetura.
E in questo caso però la meccanica non è così canonica, cioè il meccanismo è sempre
quello di avere comunque uno sviluppo verticale nell'episodio, ma lo sviluppo orizzontale
è molto molto forte, cioè la trama orizzontale che va avanti dal primo all'ultimo episodio
è la componente più importante dell'episodio.
E l'altra cosa divertente è che non c'è una trama singola, non c'è il mostro della
settimana, perché ci sono più delle caratteristiche, cioè ogni episodio tenta di declinarsi in
una delle diverse forme possibili del racconto dell'orrore.
Se non sbaglio, perché non l'ho vista ma l'hai recensita tu, una cosa del genere
aveva provato a farla quella serie prodotta da Fratelli Duffer che si chiamava Something
Very Bad Is Going To Happen, dove cercava ogni episodio di inserire elementi di genere
più tosto che la trama che influenzasse…
Esatto, si assomiglia diciamo il tentativo.
Nel caso di Something Very Bad Is Going To Happen era più canonico.
Comunque c'era una trama portante di episodio.
Qui è variabile, qui ci sono episodi in cui a seconda probabilmente del genere orrorifico
che stanno toccando, la trama dell'episodio assume un po' più di peso, in altri casi
è più la meccanica ed è interessante perché in alcuni casi io ci ho trovato delle meccaniche
che non sono prettamente narrative, cioè non è il genere, che ne so, nei gialli, la
stanza chiusa, c'è il giallo del delitto della stanza chiusa che deve rispettare quei
canoni.
Qua ci sono anche dei generi orrorifici che tocca che hanno più che delle regole narrative
delle meccaniche, tipo c'è un episodio dove c'è una maledizione che perseguita il protagonista
in una certa maniera, che evoca, che ne so, una via di mezzo tra The Ring, però più
in una chiave occidentale, eccetera, quindi ci sono delle reference, quasi degli easter
eggs, mi verrebbe da dire degli easter eggs, che più che richiamare un film in particolare,
un sapore.
Sì, lo slasher, anche sullo slasher ci sono delle cose, c'è la variazione sul tema dello
slasher.
E quello non è tipo Scary Movie, che dentro ci sono i riferimenti specifici a dei film
specifici.
Allora questa è una cosa, adesso non ci sono più, questa è una cosa interessante.
Vedi che ho detto una cosa interessante?
No, adesso non è interessante, ne avevamo parlato a proposito di Scary Movie, cioè
uno dei problemi della parodia di oggi è il fatto che fino a qualche anno fa si poteva
fare parodia di un genere cinematografico perché eri sicuro che quel film lo avevano
visto tutti gli spettatori che sarebbero andati a vedere la parodia, perché tutti quanti
avevamo una visione cinematografica condivisa, voglio dire, uscivano 20 film all'anno
e poi gli stessi 20 te li davano a rullo sui canali televisivi.
Superavano anche il genere perché c'era, non so, il film demenziale come hanno fatto
i fratelli Abram, Zucker, l'aereo, quindi l'aeropazione del mondo, oppure Hot Shot,
oppure la pallottola spuntata, però tu avevi dei riferimenti sicuri e dici se io faccio
un film che parodizza i film action macho, quindi tipo Rambo eccetera, Hot Shot, so che
dei dieci film che cito durante, almeno otto lo spettatore li ha visti, oggi non è più
così perché magari dello stesso genere c'è quello che se l'è visto su streaming, quello
che se l'è visto mentre stava giocando una partita su GTA e quindi non lo ha visto, quindi
diventa molto molto difficile costruire oggi una parodia in quel senso. Infatti l'ultimo
Scary Movie è una merda. E infatti per quello che mi è venuto un brivido quando l'hai citato.
Da quel punto di vista, questa idea invece, dove quello che vai a citare non è più la
scena specifica di un film, ma è un mood, una modalità, ci riporta lì. Magari non ha
visto esattamente quel film lì, ma di quel genere ne ha visti 3-4 e quindi ha capito la meccanica.
Però qui veniamo all'altro lato di The Widow's Bay che non è una parodia.
Cazzo, abbiamo mezz'ora che parliamo di parodia.
Nel senso...
Lo dicevi subito.
E non lo so, non l'ho capito.
In che senso?
Cioè nel senso...
Andiamo in ordine. Partiamo un attimo dalla meccanica, dal punto di vista registrico,
perché anche questo ha un suo ruolo. Dal punto di vista registrico, la serie decide per un
realismo formale, cioè affronta tutto quello che viene messo in scena con un piglio quasi
da reality, senza scegliere. Mantiene la fotografia, le riprese cinematografiche, però la
messa in scena...
Diciamo, l'occhio della telecamera...
L'occhio della telecamera si comporta amica a quella tipologia di linguaggio.
Infatti come? Come lo fa? Lo fa concentrandosi soprattutto sui personaggi.
Ho scoperto una cosa. Quello che vediamo, per il meno 50%, è stato rifatto con la CGI.
Pensate...
Oh.
In molte scene sono stati aggiunti alberi, case e anche dove ci sono i visuali dall'alto...
Dove l'hanno girato? In uno scandinavo?
Infatti pare che fosse molto diversa durante le riprese. Poi hanno aggiunto quegli elementi
caratterizzanti anche delle case.
Anche lì siamo nel New England degli anni 90. Tra l'altro la serie è collocata negli
anni 90. Non è dichiarato, non è esplicito.
Bravissimo. Altra cosa è che tu me la dici adesso e io non ci ho fatto caso.
Infatti non ci sono cellulari, non ci sono... perché la serie sta vent'anni indietro.
Il racconto filava talmente spedito che per me sembrava una roba di qualche anno fa.
Questo New England con le architetture di un certo tipo...
La nebbia...
Siamo nell'isola...
Gli artigolli...
No, non c'entra nulla.
E per il resto personaggi. Cioè alla fine noi siamo tantissimo, tantissimo in inquadrature
sui personaggi. Anche perché... proprio perché siamo in questo realismo formale. Sta nella
recitazione i personaggi, sta tutto nelle loro facce. E infatti tutti questi attori,
tutti questi prezzemolini, il nostro protagonista, sono tutte facce molto, molto particolari.
Hai citato la Decai che ha molto cuoio. C'è l'assistente che ha questa faccia che infatti
ricordo molto di nuovo gli ecchi che richiamano Sissy Spacey.
Poi anche i Shining.
I Shining, quindi zigomi molto asciutti, molto scolpiti, eccetera.
Occhioni molto grandi.
Anche lui non ha una faccia...
C'ha sempre i capelli messi a macchina.
Combinatissimo.
Combinatissimo.
E contribuisce all'idea di dargli quest'area stralunata, buffa, ma non esattamente comica.
No. È quel trasandato che dici questo è uno che c'ha dei casini.
Ci sono dei singoli momenti comici molto carini, soprattutto orientati allo slapstick. Cioè
ci sono delle scenette, delle piccole gag inciampi, cadute.
Ma tipo la casa?
No, non così eccessivo.
Ecco, questo è un termine che sta molto su questa serie.
Comunque né nelle componenti horror, ma soprattutto nelle componenti comiche, non si esagera mai.
Su come viene composto l'episodio mi veniva in mente, volevo dirlo ma non so se è una
sciocchezza, c'è il fatto che mi ha ricordato un po' l'effetto inizio dei Simpsons.
Cioè l'episodio comincia con un elemento che non c'entra assolutamente niente del racconto
che noi stiamo per guardare, poi vira verso quello che poi sarà l'episodio.
Assolutamente sì.
E mi sembra costruito apposta per sviare un po' da quello che è il genere.
Perché poi questa roba qua del genere li usa, non è che li mette soltanto per giocare.
Non avendo questo ruolo di super parodia non gli servono per far ridere, quindi ci mette
dentro il folk horror, dicevamo lo slasher, però l'episodio sullo slasher a me ha fatto
impazzire.
Notevole, notevole.
E però li utilizza, perché anche lì tutta la sequenza dello slasher, che è una gag molto
divertente eccetera, però di nuovo è una roba che costruisce tantissimo su quel personaggio.
E semina tantissimo, perché se ne parla per praticamente tre episodi, così, han passato,
perché c'è una maschera, ah perché c'è la casa, e poi dopo diventa protagonista per
l'episodio.
Ma poi questa cosa che dicevi dei Simpsons, per esempio, pensiamo a una delle più grosse
diciamo evocazioni che ci sono all'interno di questa serie, lo squalo, funziona proprio
così.
Cioè comincia con una situazione, è il sindaco e c'è la minaccia sovrannaturale, ma il sindaco
no, dobbiamo fare i soldi, eccetera eccetera, però fa anche il bagno, comincia tutto con
lui che fa il bagno per avviare la stagione, per balneare, eccetera, però non è soltanto
il gioco a richiamo del cliente, lo squalo, più lo squello, l'ho detta, l'ho detta,
l'ho detta lontano dal microfono, probabilmente i nostri ascoltatori riusciranno a non sentirla.
Rimanendo su questa meccanica alla Simpsons che citavi tu prima, secondo me torniamo anche
in quella che è il più grosso problema di questa serie, cioè che si comporta un po'
come un diesel, ci mette un po', proprio perché ha queste meccaniche non comuni, un
po' diverse, un po' particolari, eccetera, non è che sia lenta, però lo spettatore
ci mette un po' a entrare nel modo…
Gli devi fare la tara perché non capisci che direzione, che tipo di…
Esattamente, ci metti un po' a carburare, che non capisci se è una scelta coraggiosa,
se loro l'hanno prevista, perché, ad esempio, questo effetto si nota soprattutto nei primi
episodi, ma sono anche i primi episodi che mi hanno acchiappato di più.
Allora, i primi episodi seminano benissimo, perché ci sono i misteri e te li piazzano
in maniera killer, proprio perché tu hai sto tizio straordinato, ma il mistero invece
che è completamente horror e tu sei spiazzato, quindi sei confuso e hai bisogno di questa
cosa per carburare, per entrare, però intanto ti ha acchiappato a livello di curiosità.
Quindi sei anche curioso di sapere…
Esattamente.
…non andiamo ad andare a parare.
Eh sì, sì.
Pasqualismo.
Pasqualismo, anche qui c'è Pasqualismo.
Qui c'è tanto Pasqualismo.
Chi sa sto stupido dove vuole arrivare, hai capito?
L'altra cosa che non funziona, che è un po' una conseguenza anche di questo, è che
in generale il ritmo non è sempre a registro.
Cioè ci sono alcuni passaggi molto più efficaci, altri in cui un pochino si perde
e l'impressione non è una di quelle serie per cui dici ok qua dovevano tagliare, dovevano
scorciare.
È proprio una questione dell'andamento, di come si muove, non sempre hanno preso bene
le misure.
E anche qui non so quanto questa cosa sia un difetto non voluto o qualcosa comunque di
ricercato che però non è andato benissimo.
Io ho l'episodio dei funghetti, che è uno degli episodi più straordinari perché non
c'è assolutamente nulla eppure ti mette un'ansia addosso perché non sai quanto tu
ti stai perdendo.
Facciamo un piccolo spoiler, ma proprio non niente, zero.
Lui assume per errore questi funghetti che sembra che facciano impazzire la gente.
Anche la commedia di Equivoci.
Commedia di Equivoci.
E lui ha dei blackout che noi non vediamo.
Lui si sveglia improvvisamente che in un altro luogo non sa quello che ha fatto e questa cosa
è disarmante perché tu alla fine di questa puntata non capisci nulla eppure c'hai un'ansia
che serpeggia per tutta la serie perché è nel non aver visto che non sai.
C'è tanto di voluto che però non è riuscito a essere gestito nella maniera ideale.
Cioè le idee sono buone, c'è sicuramente una voglia di sperimentare, probabilmente
non sono riusciti a tenere bene tutti i fili e secondo me si vede anche un po' nel fatto
che alla fine c'è quest'altra ennesima cosa strana per cui come capita spesso soprattutto
in certe serie un po' più tranquille con il ritmo eccetera che ha l'accelerata finale
no?
Le rivelazioni eccetera.
E in un certo senso succede anche qui ma non accelera il ritmo, cioè il ritmo rimane esattamente
lo stesso, però cominciano ad arrivare un sacco di cose, un sacco di nuove informazioni,
un sacco di nuove situazioni, persino un sacco di nuovi personaggi, tanto che qui entriamo
in un grande enigma perché evidentemente la serie si chiude ovviamente con un grosso
colpo di scena con la preparazione alla seconda stagione che però chiaramente ci fa capire
che si deve essere spostato un asse, che ci aspettano delle cose diverse ma diverse in
tanti sensi, non soltanto a livello di avvenimenti e quindi non lo so, la seconda serie è una
di quelle robe che mi prende un po'…
Allora, o imparano dalla prima e quindi mettono nel tiro e quindi è un cavolavoro…
So che è un'affermazione un po' del cacchio, però è proprio una di quelle situazioni
in cui potrebbero sbracare definitivamente o fare il salto.
Era la serie di Shreddick era.
Però una domanda, questo colpo di scena, questo fatto che ti è chiaro che la prossima
stagione giocherà una partita probabilmente completamente diversa, è lo stesso effetto
di Paradise, la prima stagione di Paradise, oppure parliamo di un livello non…
No, perché nel caso di Paradise cambia il parametro ambientale, qui invece cambia la
meccanica ambientale, c'è qualcosa che cambia nel genere, ma soprattutto quello che
ci sembrava una cosa circoscritta in realtà ha un asse molto più complesso, aumenta la
complessità.
Posso fare un piccolo inciso, volevo ringraziare tutti quelli che continuano a ringraziare
chi ci ringrazia, comunque per quello che stanno apprezzando il fatto che noi siamo
di quei pochi, pare, che noi abbiamo parlato di Paradise, sia della prima che della seconda
stagione, sono molto contenti perché a loro è piaciuto moltissimo, ma non ne parla nessuno.
Ma anche a noi è piaciuto.
Certamente, quindi hai fatto bene a citare Paradise perché è un nostro fiorallorchiello,
grazie.
Prima di passare alle scale tecniche, vorrei affrontare un ultimo tema riguardo questa
serie, che è un'altra cosa che mi ha lasciato perplesso, ma che non c'entra questa volta
la serie, c'entra il fandom online.
Ha un fandom sta roba?
Sì, in un certo senso, più i rumori social.
Capite cosa sto parlando.
Ci sono due elementi.
Elemento 1.
Quando la serie è uscita, le persone hanno spostato un paragone che mi ha lasciato molto
perplesso.
Pesante, tra l'altro.
Cioè, hanno paragonato questa serie a Twin Peaks.
E guadagnare tutti quei soldi per sbagliare il 60% delle volte è un bel lavorare.
Eeeh.
Allora.
Va bene.
Senza voler entrare in un paragone qualitativo, la prima cosa che mi viene in mente, dopo
aver visto la serie e la connessione con Twin Peaks, chi ha fatto questa affermazione di
Twin Peaks avrà visto il trailer, probabilmente.
O della serie ha visto il trailer.
Perché ci sono dei grossi problemi nel creare questo paragone.
Intanto, proprio tematico, nel senso che questa è una serie che banalmente è una serie con
una trama.
Già quello.
Normale, lineare.
Che è una bella distinzione.
Il problema di paragonare a Twin Peaks è una serie che ha avuto un peso considerevole
nella storia della serialità in generale.
Innanzitutto è una serie che ha cambiato il rapporto e la relazione tra il pubblico
e le serie.
Perché in un momento in cui internet era una roba che avevano in sei persone alla volta.
Tutto è dentro un'università, tra l'altro.
Tra l'altro.
Quindi scaricavano solo i porno.
Probabile, non lo so.
Sì, ma erano foto molto pesanose.
Ci sono delle persone in America che iniziarono a creare i primissimi, non mi ricordo neanche
come si chiamavano all'epoca, perché non erano neanche blog.
Billboard, bulletin board.
Crearono i primi luoghi virtuali in cui trovarsi per poter discutere della serie.
Ma erano manco forum, ma ci pensi?
Gli antesignani dei forum hanno cominciato a creare una relazione con questa serie completamente
diversa.
E' già questo.
Ma poi stiamo parlando di una serie che Twin Peaks David Lynch, nel senso che è una roba
che non si può districare.
Twin Peaks è una serie, anche se è scritta da David Lynch e Mark Frost, è una serie
di David Lynch.
Nel senso che è una serie estremamente autoriale, cioè ci sono degli elementi, delle caratteristiche
che funzionano e esistono solo perché l'ha girata lui, perché questo poi si è visto
ancora di più nella nuova, il sequel che è stato realizzato qualche annetto fa.
Che è ancora più estremo, perché c'è tutta la componente onirica, c'è tutta la componente
metafisica.
Tutte le componenti metafisiche oniriche ci stanno per questa serie?
Perché Twin Peaks non è un horror, sembra abbastanza chiaro.
Facciamola facile, in Twin Peaks ci sono tre elementi portanti, il misteri con sfumature
paranormali, che è quello che ha ucciso Laura Palmer, che ha creato il caos, l'autorialità
di David Lynch che ci ha messo metafisiche eccetera, ma soprattutto, questo è forse
l'unico elemento che posso avvicinare a queste serie, c'è un elemento parodistico, che però
non c'entra niente con l'horror, perché David Lynch dentro Twin Peaks parodizzava la soppopera.
Cioè faceva la parodia della soppopera, che non c'entra niente con l'horror.
Sto cercando di concentrarmi fortissimamente, probabilmente mi uscirà fuori un po' di materia
cerebrale dal naso.
Forse l'unico elemento che si può un po' avvicinare è questa idea della piccola comunità
di gente un po' sopra le righe.
Ma pure lontano, lontano, lontano.
Allora voglio dire, recentemente c'è From, c'è stato Wayward Pines, metà delle serie
di American Horror Story, Un medico tra gli orsi, una delle nostre serie, 90% dei libri
di King.
Quindi è tutto quello che è stato tratto da King.
Il mio sporco finisce qua.
L'altra cosa, la seconda parte, è appunto gridare al miracolo per questa serie.
La serie è gradevolissima, a noi è piaciuta, eccetera, ad avercene, però ragazzi, anche
meno.
Cioè nel senso, mi sembra che siamo in quella situazione per cui la media recente si è
abbassata talmente tanto che basta fare una roba dritta e beh, oh mio Dio, che bellezza.
È una bella serie.
No, per assurdo, a quel punto, se devo proprio dirla, buttarla fuori, assomiglia più all'ost,
se ci pensi, per tutte le componenti un po' storte che escono fuori.
Oddio.
Capisci che però, allora…
Beh, siamo quasi…
Se devo buttarla via, la butto via, insomma.
Allora, andiamo…
Al vino dell'ost.
Al vino dell'ost, che è sempre molto buono, come dice l'ost.
Alle nostre scale tecniche, ricordiamo che partiamo da 1 All's Faire con le Kardashians
e saliamo a 5 The Pit.
E ricordiamo l'Eifu Superstition che era il nostro 1 per quello, ti sei confuso.
Mi sono confuso per quello, ma infatti c'è il link.
La scala tecnica di questa serie si attesta a un 3 e mezzo, infatti, come dicevamo, è
una serie assolutamente credevole, ben costruita nella sua evoluzione e nel suo crescendo orizzontale.
Widow's Bay è un horror comedy poco scontata, soprattutto nelle sue atmosfere, che gioca
con i generi del cinema horror.
Quello che costruisce però non è, come dicevamo, la semplice parodia o un gioco al rimando
o allo scherzo, ma ne utilizza le meccaniche per costruire comunque una storia solida e
funzionale.
Già, solida e funzionale, Twin Peaks…
No…
Con personaggi intriganti nel loro mix fatto di bizzarrie e stranezze comiche.
Il ritmo non è sempre in registro e questa gestione non fa mai esplodere davvero pienamente
la commedia e questo la rende, appunto, una bizzarra macchina che ci prende un po' a
catturare per bene lo spettatore, ma è decisamente gradevole e si fa gustare fino alla fine.
Sono fiducioso, la seconda stagione ci trarà delle grandi soddisfazioni.
Infatti, questa sua ambivalenza la notiamo anche nel nostro calcolo della densità seriale,
perché la densità narrativa di questa serie finisce a metà.
E' tra leggero e disteso.
Windows Bay si attesta sul confine perché, appunto, esprime bene questo suo ritmo, questi
suoi tempi, che non sono sempre esattamente coerenti.
A tratti, senza pretese, a tratti vi fa immergere con una certa calma, ma… come dire…
Implacabile.
Implacabile.
La massa narrativa è 2 su 8… 2 e 8 su 5.
Quindi è nei quadranti bassi.
Esatto.
Il ritmo narrativo è 2 e 7 su 5, per questo…
Di nuovo…
Quindi prevalentemente varia.
Parte probabilmente è voluto, in parte gli è scappato di mano.
Questo è.
Dal punto di vista della scimmia, per le ragioni qui sopra, per questa roba qua, la sentite,
siamo sulla media.
Un bello scimpanzè 3 su 5, che fa il suo… diciamo che rimane mediamente costante e ogni
tanto va sotto effetto funghetti anche la scimmia.
Assolutamente.
Da qui, consiglio per la frizione, visto da cui siamo partiti, cioè questa cosa per cui
la serie ha una buona natura che gioca su… scusate il gioco di parole… serialità, io
me la goderei e quindi eviterei grandi binge watching, ma consiglierei il classico coppia
di episodi e, se possibile, una certa distanza.
Quindi almeno, non lo so, 24 ore tra una visione e l'altra, ma anche due o tre giorni… lasciate
passare un po' di tempo tra un episodio o una coppia di episodi che guardate e i successivi.
Godete la meccanica seriale.
Anche a livello settimanale, un episodio alla settimana è stato molto apprezzato.
Assolutamente.
Credo che su quest'isola gli abitanti abbiano capito una regola semplice.
Contro una maledizione non ci si salva da soli, o si combatte insieme o non se ne esce.
E noi siamo nella stessa barca, c'è una maledizione che si chiama algoritmo.
Voi potete fare la differenza, basta un like, un commento, l'iscrizione al nostro canale.
Dateci una mano, sconfiggiamo la maledizione insieme.
Adesso tocca a te.
Ok, ci siamo.
Lino D'Annanzi e vai a pigliaste rose.
Vado.
Vai, vai.
Però mi raccomando, almeno un euro, eh, per la…
Rosario.
Hai diventato rosario.
Rosario.
Terza e ultima puntata.
E la professoressa italiana del liceo è avvisata, perché oggi torniamo a scomodare Dante in
modi piuttosto impropri.
Nelle scorse puntate vi abbiamo introdotto i primi quattro strumenti di valutazione.
La scala tecnica, che descrive la fattura complessiva della serie.
La scimmia, che descrive quanto vi coinvolge.
La densità narrativa, con i quattro quadranti, che descrive l'esperienza che vi aspetta.
E il consiglio di fruizione, che vi dice come godervela al meglio.
Vi avevamo lasciato con un compito.
Scrivere il titolo dell'ultima serie finita e sotto che cosa vi era rimasto in testa dopo
la visione.
Non la trama, eh.
Le riflessioni, i dubbi, le cose del mondo che vedete diversamente dopo aver guardato
la vostra serie.
Ce l'avete il foglio con voi?
Benissimo.
Oggi ripartiamo da lì.
L'angolo maledetto.
Desimone, sempre iniziativa prendi, sempre.
L'opinione di Desimone.
Vi faccio vedere il mio.
Ecco qua.
Scarpetta.
Tre premi Oscar nel cast, la blue mouse, la produzione, otto episodi, dichiara di parlare
di lutto, femminismo, crisi di coppia, rapporti tra sorelle, ambizione, sessualità, intelligenza
artificiale.
Insomma, nove temi.
Questo è quello che mi è rimasto.
Niente.
Niente.
Nove temi dichiarati, zero domande vere.
The Pit non dichiara quasi niente, ma due mesi dopo queste tre domande sono ancora nella
mia testa.
Triage.
Chi salvo?
Il sistema sanitario è rotto?
Come reagirei io?
Foglio bianco contro foglio scritto.
Oggi vi do lo strumento per misurare questa differenza.
E vi do anche un nome per quella cosa in cui una serie vi riempie i trailer di temi importanti
e poi dentro non ne trovate traccia.
In nessun episodio.
Si chiama teamwashing ed è l'equivalente narrativo del greenwashing.
Metti la foglia verde sul logo e poi continui a inquinare.
Chi se ne frega.
L'industria, l'ha capito benissimo, dichiarare un tema socialmente rilevante genera articoli
e il dibattito sui social, indipendentemente dal fatto che quel tema venga poi esplorato
con un bricciolo di onestà.
Come si smaschera questo giochetto?
Ma ovviamente con un fiore.
Con la rosa.
Soressa, ci siamo.
Nella prima puntata abbiamo usato l'inferno di Dante per il sottosopra, ovvero i gironi
della bruttezza.
Oggi usiamo il paradiso.
Nel paradiso Dante arriva alla Candida Rosa, un anfiteatro di luce con le anime beate disposte
in petali concentrici.
Al centro il punto di massima verità.
Più ti allontani dal centro, meno intensa è la visione.
Noi prendiamo quella struttura e la usiamo per misurare la profondità delle domande
che una serie vi pone.
Carissimo Dante, non si rivolti nella tomba.
Forse giusto un pochino, ma dopo la spiegazione di come funziona, anche lei sarà dei nostri.
Quindi prendiamo il nostro foglio e facciamo tre cerchi concentrici e dividiamo tutto in
quattro.
Quattro spicchi, tre anelli.
I quattro spicchi sono le direzioni in cui una serie può farvi pensare.
Conoscenza.
Vi ha mostrato qualcosa che non sapevate?
Come funziona un pronto soccorso?
Come funzionava una certa epoca storica?
Identità.
Vi ha costretto a guardarvi dentro?
Io cosa avrei fatto?
Società.
Vi ha cambiato lo sguardo su qualcosa del mondo fuori?
Etica.
Vi ha messo davanti a un bivio senza risposta giusta?
Non sempre troveremo tutti e quattro gli elementi.
Una serie può colpirvi solo in uno spicchio e lasciare gli altri vuoti.
I tre anelli sono la profondità.
Quello esterno è il tema dichiarato.
Un post-it su una cover di un episodio.
Quello di mezzo è una domanda apposta effettivamente che supera il livello superficiale.
E ci pensate magari durante la visione.
Il centro è la domanda che attecchisce più in profondità quella che vi portate a casa.
Andiamo sul pratico.
Avete finito una serie?
Prendete la rosa.
Per ogni spicchio chiedetevi.
Mi ha detto qualcosa?
Se sì, scrivete una parola chiave o una domanda nell'anello e nello spicchio secondo voi più
opportuno.
Triage?
Sistema rotto?
Chi salvo?
Scrivere una parola vi costringe a dare un nome a quello che vi ha lasciato.
Se non trovate la parola, la domanda non era poi alla fine così forte.
Questa è la rosa di The Pit.
Poche domande, tutte al centro.
E questa è la rosa di Scarpetta.
Tante parole, tutte all'esterno.
Il team washing si vede così, a occhio nudo.
Ma la rosa appena compilata è solo metà del lavoro.
Perché c'è il rischio che quello che avete scritto sia solo l'eccitazione del momento.
Il test definitivo si fa dopo un po' di tempo.
Così, dopo un mese, riprendete la rosa.
Leggete le parole e per ognuna chiedetevi, quando leggo questa parola mi riporta a quella
serie o penso ad altro?
Ecco, questo l'abbiamo chiamato l'eco.
Facciamolo.
Cerchiamo tutte le parole o domande sulla mappa che ci risuonano per la serie in esalto.
Scarpetta.
Femminismo.
A cosa penso?
A June Osborn nel racconto dell'ancella.
Non certo a Scarpetta.
Lutto.
Sicuramente a Six Feet Under.
AI?
Certo a Black Mirror.
Scarpetta non ha conquistato nessuna di queste parole.
Mi dispiace.
Parlava di cose che non le appartenevano.
Alla fine non ho cerchiato nulla.
The Pit.
Triage.
Mi viene subito in mente The Pit.
Sistema rotto.
È istantaneo.
Proprio The Pit.
Come reagirei?
Qui un paio di titoli ce l'ho, ma c'è anche The Pit.
Se queste parole sono state conquistate dalla serie ci faccio un bel cerchietto intorno.
Nella mia testa Triage appartiene a The Pit.
Le parole cerchiate sono l'arte.
Le parole rimaste nude erano solo contenuto.
Una nota prima di andare avanti.
Esistono altri due casi che meritano di essere citati per completezza.
Uno è la rosa vuota.
Nessuna parola.
In nessuno spicchio.
Attenzione non è la stessa cosa di Scarpetta.
Scarpetta ha tante parole in realtà.
La rosa vuota è un'altra cosa.
È una serie che vi è piaciuta, magari vi ha tenuto incollati per otto puntate, magari
ridete ancora a ripensarci fra sei mesi, ma non vi ha posto domande.
Cioè non è per forza un difetto.
La rosa misura una cosa sola.
Se vi siete portati a casa una domanda con un nome.
Preciso.
Se non ve la siete posta, va bene così.
La serie sta dalla parte del contenuto e fa il mestiere del contenuto.
Quello che vi ha dato lo misurano le altre scale, la tecnica, la scimmia, la densità.
Non tutto deve essere arte.
L'intrattenimento, fatto bene, è un mestiere onestissimo.
E poi c'è un ultimo caso che è il più infido.
Una serie che apre domande e si dà le risposte sbagliate.
Pensate a All Fair.
Parla di empowerment, sorrellenza, giustizia per le donne tradite.
Guarda, le domande ci sono tutte.
Sono forse anche coraggiose.
Ma le risposte che la serie si dà sono incoerenti, vanesie.
In alcuni momenti proprio ridicole.
Non è scarpetta dove i temi sono solo dichiarati.
Qui i temi vengono toccati e il problema è cosa la serie ne fa.
Per questo caso, se vi va, vi do un trucco.
Durante la fase dell'eco, oltre a cerchiare le parole conquistate,
potete barrare quelle dove la serie ha detto la sua e l'ha detta male.
Una empowerment barrata vuole dire questa domanda o parola la serie l'ha trattata ma pesci in faccia.
Attenzione però, barrare è un giudizio sulla qualità della risposta
e non è quindi più neutro come il cerchio.
È un trucco per togliervi un dubbio.
Non è parte del meccanismo della rosa.
Va usato con onestà intellettuale.
Perché è facile barrare una risposta solo perché la serie non vi piace,
invece che perché è davvero una risposta campata in aria.
Sono due cose molto diverse.
Ok, siamo all'ultimo strumento.
Nella seconda puntata vi abbiamo dato il consiglio di fruizione,
come appunto fruire della serie.
Il consiglio di sopravvivenza è il suo specchio.
Cosa vi succede quando la serie finisce?
Uscire da una serie non è come uscire da un film.
Avete formato un legame con personaggi che non esistono, siamo d'accordo, ma per settimane.
Quel legame si interrompe, è un piccolo lutto.
Più la serie vi ha coinvolto, più pesa.
Recuperatevi l'episodio dell'angolo maledetto
dove abbiamo parlato del lutto seriale, se questa cosa vi interessa approfondirla.
Il consiglio di sopravvivenza comunica quindi due cose.
L'effetto emotivo, in che stato vi lascia,
e l'effetto cognitivo, ovvero se guarderete qualcosa nel mondo
in un modo diverso d'ora in avanti.
E questo è appunto il ponte e il legame con la rosa.
Ecco qualche esempio di consiglio di sopravvivenza per The Pit.
Avrete bisogno di un giorno di sole e di una persona che vi vuole bene.
La prossima volta che passerete davanti a un ospedale, penserete cose diverse.
Per scarpetta, non avrete bisogno di sopravvivere a niente.
Avrete bisogno di qualcuno che vi ricordi cosa avete visto.
Se dopo una settimana non vi ricordate la trama, non preoccupatevi.
La serie non vi ha dato niente da ricordare.
All's Fair. Consigliamo la visione immediata di qualsiasi cosa abbia un bricio di dignità narrativa.
Anche una pubblicità delle gocciole con l'illo, guarda.
Il consiglio di fruizione vi dice come entrare.
Il consiglio di sopravvivenza vi dice come uscire.
I due estremi del percorso seriale.
Ok, ci siamo ragazzi. Sei strumenti. Eccoli qua.
Ma non ve li faccio da leggo, li conoscete.
Vi faccio vedere invece cosa succede quando li mettete tutti insieme su una serie.
The Pit. Tecnica 5. Scimmia 6. Intensa.
Non bingiare.
Rosa piena al centro con tutte le parole cerchiate dopo l'eco.
Giorno di sole e persona cara. Ogni scala aggiunge un pezzettino.
Il quadro completo è una serie che è arte.
Scarpetta. Tecnica 2.5. Scimmia 2. Intensa.
Guardare in tre sessioni.
Rosa tutta riempita nell'angolo esterno e senza cerchietti.
Non vi serve alcun consiglio di sopravvivenza.
Il quadro completo è team washing.
Tanta roba dichiarata, ma niente sostanza.
Due quadri completamente diversi.
Non un misero numero, un 7, un 4, ma un quadro completo.
Eravamo partiti da una cena.
Qualcuno dice ho visto quella serie, è bella, le do 7.
Adesso sapete perché quel 7 non basta.
Non perché è sbagliato, perché è uno strumento non adeguato.
Una serie è una relazione, un percorso,
un tipo di percorso che gli umani fanno da sempre.
E chi produce serie ha una responsabilità che chi fa un film non ha.
Vive con voi per settimane, per mesi.
Si piazza nella vostra vita.
Meritate di sapere chi vi state mettendo in casa.
Adesso avete tutti gli strumenti per saperlo.
E la prossima volta che qualcuno a cena vi dice bella serie 7,
voi sapete cosa rispondere.
Non che dobbiate partire in resto e farvi cacciare di casa
come succede a me tutte le volte.
Magari vi bevete il vino e basta.
Potete sorridere e godervi la serata sapendo che un 7 però non basta.
E si muore via dalle palle.
Ah, sei sempre in mezzo come il giovedì, stai.
E finalmente abbiamo chiuso e abbiamo trovato la quadra
per veramente calcolare e misurare tutti, tutti gli aspetti.
Prima, durante e dopo.
Esatto. Quindi posso dire e ho detto tutto.
E questo è veramente tutto.
Aspettiamo i vostri pareri.
Cosa ne pensate del theme washing?
E voi i temi di una serie?
Li lavate insieme delicati con l'ammorbidente o a 90 gradi
e fate anche il pre lavaggio.
Anche voi in Widows Bay avete visto un po di Twin Peaks.
L'avete smesso con i funghetti allucinogimi.
Fatecelo sapere con un like o un commento.
Prima di chiudere vi ricordiamo che dalla prossima settimana
passeremo a una modalità estiva più leggera fino ai primi di settembre.
Quindi facciamola diretta in Bermuda.
Speriamo di no visto il calore di questi di queste settimane.
Comunque puntate super light da ascoltare sotto l'ombrellone
al mare in montagna in tutti i luoghi e in tutti i laghi.
Ci sentiamo la prossima settimana e ricordate che
chi sfida le maledizioni centenarie e non ci ascolta è un biribino.
Eppure quando arrivano non dice hai già visto?
No, no, no.
A me l'unica cosa che mi inquieta è che se veramente tutta la città
si intorna a una maledizione.
Il fatto che questa puntata è stata registrata due volte.
No, no, no.
Secondo me stamatta puntata la maledizione c'è tutta.
Bazinga.