Fuori Regge

Un messaggio di poche parole può aprire un cantiere intero nella testa. REBT, credenze irrazionali e una distinzione essenziale: contributo causale non significa causa unica.

Show Notes

Un messaggio del capo: «Domani, quando hai tempo, ho bisogno di parlarti.» Poche parole. Abbastanza perché, nel giro di qualche minuto, nella testa possa aprire un cantiere intero. In questo primo episodio di Fuori Regge parto da una scena molto concreta per ragionare su una delle idee centrali della REBT di Albert Ellis: il modo in cui valutiamo ciò che accade può contribuire alla risposta emotiva. Ma con una distinzione importante: contributo causale non significa causa unica. E il rapporto tra emozioni e comportamenti non è una catena automatica del tipo «pensi male → stai male → fai cose sbagliate». Eventi, convinzioni, emozioni e comportamenti sono collegati. Capire come sono collegati può essere più utile che comprimerli tutti in una sola frase. Fuori Regge — Per chi funziona fuori e fatica dentro. Approfondimento: articolo completo su fuoriregge.com.

What is Fuori Regge?

Fuori Regge racconta la psicologia del casino che può esserci dentro quando, fuori, sembra reggere tutto. Un podcast di divulgazione psicologica rigoroso, concreto e ironico, per chi funziona fuori e fatica dentro.

Una volta ricordo di aver scritto un articolo che si chiamava Otto parole, avevo ricevuto la sera prima, mentre facevo ancora un altro mestiere da impiegato, avevo ricevuto la sera prima un messaggio da parte del mio capo che diceva domani quando hai tempo ho bisogno di parlarti. Ora conoscendo il mio capo, che era una persona con la quale non c'era un particolare amore, e so sicuro che molti si ritroveranno in questo, naturalmente è partito immediatamente un enorme cantiere che costruiva una palazzina abitata unicamente da pensieri ansiosi. Ho sicuramente sbagliato qualcosa, domani c'è la ramanzina, non fa mai riunioni che durano meno delle due ore, mi farà arrivare tardi con le consegne, quindi sicuramente per colpa di questo farò le otto di sera, non potrò vedere mia moglie per colpa sua, se fossi stato più attento sicuramente questo non sarebbe successo, è colpa mia, non riesco mai a capire che devo essere più concentrato, un palazzo, un palazzo completamente abusivo nella mia mente, senza nessun tipo di permesso, senza nessun tipo di volontà, solo costruito da robot automatici, d'accordo? Tutto questo nella mia mente.

Quindi nel mio caso ricevo otto parole, otto parole diventano un disastro, anche se non lo sono, naturalmente, perché tra l'altro il mio capo voleva effettivamente solo parlarmi, ma il risultato è stato che durante tutta quella notte non ho dormito. Al lavoro il giorno dopo sono andato nello stile di Fuori Regge, quindi perfettamente in giacca e cravatta, stanchissimo, perché la notte non avevo dormito, fuori è andato tutto bene, è stata una conversazione che ricordo anche con una certa piacevolezza, ma che in realtà non mi ha dato nulla a livello professionale, me lo ha dato a livello personale, perché grazie a quella conversazione ho capito che effettivamente fuori reggevo, ma dentro era un disastro, era un vero casino e il palazzo aveva preso il posto del cervello, era abitato da questi pensieri, è continuato anche nei giorni successivi, perché naturalmente, e qui parte la parte genuina di Fuori Regge, ovvero il tentare non di spiegare, ma di ragionare insieme a voi su quello che effettivamente succede nella mente, nei giorni successivi il pensiero costante era non devo, non devo, non devo, non posso ritrovarmi più in una situazione del genere, perché voglio dormire, perché voglio passare del tempo di qualità con mia moglie, perché voglio stare bene e soprattutto il pensiero principale che occupava la mente era non posso più convivere con l'ansia per cose del genere. Tra tutti questi ragionamenti Ellis avrebbe individuato tutta una serie di pensieri irrazionali, il primo del quale è a mio avviso non posso più convivere con l'ansia.

Ora, i fatti quali erano? C'era una frase, solo una frase, e c'erano dei pensieri, ma i pensieri diceva Ellis non sono fatti, mai, e possiamo anzi perdonarci il fatto di avere dei pensieri ansiosi, di avere dei pensieri negativi, di essere un po' distratti, perché poi in effetti la genesi dell'emozione avviene non solo con il pensiero, ma avviene con la collaborazione delle contingenze ambientali in cui siamo, e non solo ambientali, io direi anche relazionali, io direi anche delle nostre relazioni, io direi di come siamo cresciuti, dei nostri schemi cognitivi, che è un tema di cui parleremo tantissimo, ma giusto per anticiparlo è degli schemi fissi di pensiero che ci sono stati o insegnati o si sono creati noi da piccoli, quindi in realtà la maniera in cui pensiamo è più che altro un prodotto.

Nel mio caso ad esempio io non avevo un buon rapporto con il mio capo, quindi io davo per scontato che l'idea di ricevere in serata un messaggio da parte sua fosse effettivamente un problema. La statistica dava ragione, la realtà è stata che non è stato un problema, soprattutto in quella vicenda lì.

Ora, questo è un punto fondamentale che stimola la mia riflessione e mi piacerebbe molto invece sapere la vostra, attraverso i canali che state cominciando a conoscere, quindi i social, YouTube, fino al LinkedIn, fino a dire ma Francesco, ma a me è questo che mi serve, se poi effettivamente è tutto il mondo che genera questo mio pensiero, come lo cambio, come faccio a stare meglio?

Intanto chiediamo una cosa, l'obiettivo è cominciare a fare delle riflessioni, altrimenti avrei fatto tranquillamente un video 5 minuti e sistema la tua ansia, fallo ogni mattina 5 minuti e ritrova la vita, perdi peso col pensiero e quant'altro. Sapete come la penso sul tema, non lo faremo mai, noi invece qui vogliamo risolvere.

Questo che vi ho citato, ovvero le basi della REBT o della RET, come la chiamava, come nasce effettivamente Ellis, ovvero la terapia razionale emotiva, è un punto di riflessione che lo stesso Ellis voleva incoraggiare nel paziente.

Noi tendiamo a ragionare molto come se i nostri accadimenti fossero dei costrutti univoci, quindi io ho dei comportamenti e dei pensieri nel lavoro, che è un blocco unico esistenziale, come se non avessimo colleghi, come se non avessimo capi, come se non avessimo preferenze di ruolo, come se non avessimo emozioni, insoddisfazioni, invidie e gelosie. E sì, diciamocelo, tanto qui non siamo perfetti, siamo anche invidiosi a volte sul lavoro, siamo anche gelosi a volte sul lavoro.

Qual è il punto? Che ne posso diventare consapevole? Posso diventare consapevole che il lavoro non è un blocco unico, che è fatto sì del pensiero dell'invidia, dell'emozione dell'invidia, ma poi qual è il comportamento? Picchio il collega oppure dico ok magari posso cercare un altro lavoro, se qui sto male, oppure posso trovare un ruolo diverso, o posso semplicemente occuparmi meno del collega, o magari posso cercare di relazionarmi con lui e scoprire che la realtà non è proprio esattamente quella che penso io. Quindi posso partire da questi pensieri e arrivare a comportamenti completamente diversi mettendomi in discussione, d'accordo? Ma questo non accadrà mai se io vedo il lavoro come un singolo blocco monolitico e non lo separo in piccole parti che posso osservare.

Siamo davvero obbligati ad avere questo enorme cantiere in testa o possiamo cercare attivamente delle vie d'uscita?

Fuori Regge non vuole dare una risposta a questo, vuole rifletterci insieme. Io lavoro per le mie vie d'uscita, spero che voi facciate lo stesso dopo averle considerate e valutate molto bene. Analizzate i vostri pensieri, guardate le vostre emozioni e poi osservate quali sono i vostri comportamenti. Secondo me già questo, entrare nel palazzo che abbiamo in testa, come dire, è un modo per portare chi controlla i palazzi abusivi nella nostra vita, ok? Vediamolo con una risata però forse è uno spunto di riflessione.