Sono Cose Serie - Serie tv, fumetti e oltre.

Legends (Netflix) e Margo ha problemi di soldi (Apple TV+): due serie 2026, due doppie vite, una sola ossessione. Inventarsi una vita falsa per sopravvivere a quella vera. Doppia recensione con Matteo, Michelangelo e Paolo.
Legends è il crime thriller Netflix di Neil Forsyth, l'autore di The Gold. Sei episodi tratti dal libro-inchiesta The Betrayer di Guy Stanton e Peter Walsh: la storia vera, segretata per quasi quarant'anni, di un'unità sotto copertura delle dogane di Sua Maestà mandata a fermare il traffico di eroina nella Gran Bretagna di fine era Thatcher, con un budget ridicolo e zero addestramento. Don (Steve Coogan) recluta tra le scrivanie i doganieri più annoiati e gli chiede di costruirsi una "leggenda", un'identità di copertura così credibile da doverci credere loro per primi. Al centro c'è Guy (un Tom Burke in stato di grazia), l'infiltrato la cui leggenda finisce per somigliargli più della vita vera. Regia di sottrazione firmata Brady Hood e Julian Holmes, fotografia anni Novanta in teal & orange, colonna sonora d'epoca: british fino al midollo.

Margo ha problemi di soldi è il dramedy Apple TV+ creato da David E. Kelley e tratto dal romanzo di Rufi Thorpe. Margo, ventenne incinta del suo insegnante e sommersa dai debiti, con un padre ex wrestler appena uscito dalla riabilitazione, apre un profilo OnlyFans dove prima delle foto sfonda recensendo i peni dei fan come fossero Pokémon. Prodotta da A24, mood Sundance, la serie si regge su un parterre da capogiro: Elle Fanning che domina lo schermo, Michelle Pfeiffer e Nick Offerman in stato di grazia, Greg Kinnear e una Nicole Kidman che gigioneggia il giusto. La regia di Dearbhla Walsh, Kate Herron e Alice Seabright si pianta sui personaggi, e la scrittura tiene insieme commedia sopra le righe e cazzotti drammatici allo stomaco. Parla di sex work, maternità e tabù senza una riga di morale, ed è esplicita senza essere mai morbosa.

Su entrambe le serie sono scattate la Scala Tecnica, la Densità Narrativa, la Scala della Scimmia e il Consiglio per la Fruizione. Per chi conosce l'altra serie di Neil Forsyth: la prima stagione di The Gold l'avevamo recensita nella puntata 14x06.

E chi "esce i piedi" su OnlyFans e poi non ci ascolta, è un birimbino!


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Che cos'è Sono Cose Serie - Serie tv, fumetti e oltre.?

Approfondimento settimanale in salsa nerd (ma non troppo) su tutte le forme del racconto a puntate partendo dalle Serie tv del momento fino ai fumetti, cinema e letteratura.

Oggi mettiamo a confronto le doppie vite di Legends e Margo a problemi di soldi.

Due facce della stessa medaglia, la finzione come unica via di uscita.

Sigla.

Serie tv, fumetti e oltre sono cose serie.

Siamo tornati bella guente, come si diceva una volta, a Milano.

Il cringiume di Radio DJ, no?

Fai un po' degli anni Ottanta.

Cringi e boomer intieme.

Sì, sì, sì.

Sono cose serie, tornata in diretta registrata, forse montata, non si sa.

Qui il vostro De Simone e abbiamo ai microfoni con me Paolo Ferrara e Michelangelo Alessio.

Che hanno scelto di utilizzare la magliettina rossa, mentre io sono nero, rosso-nero.

Perché mi devo distinguere, visto che oggi parlate voi.

Parliamo noi.

Ah, giustamente.

A chi tocca non si ingrugna.

Allora, immaginate di essere un impiegato della Dogana e il vostro momento più esaltante

della settimana è aprire quella valigia sospetta.

Poi un tizio vi si avvicina e vi dice «Vuoi fermare il narcotraffico del Regno Unito?»

E voi accettate, perché in fondo non poteva andare peggio di così.

E questa è la recensione di Legends.

Sai quelle mail che ti arrivano?

«Vuoi allargare il tuo...»

No, ma in realtà è fatta in maniera molto stringata.

Volevo parlarvi di questa serie Crime Thriller Britannica, scritta da un personaggino che

oggi, in questa recensione, è la puntata del «E questo chi cazzè?»

Iniziamolo con il nostro gioco.

Scritta da Neil Forsythe, che forse potrebbe così di primo acchitto dirvi poco, ma autore

inglese conosciuto tra le altre cose per quel piccolo gioiellino di The Gold, miniserie

BBC One Paramount sulla rapina del Brinksmat del 1983 con protagonisti Hugh Bonneville

e Jack Lauden, che abbiamo recensito nel sesto episodio della stagione 14, che c'era anche

piaciuta parecchio.

«C'era piaciuta, c'era piaciuta.»

Prodotta per Netflix da tre produzioni britanniche indipendenti, la Lions Television, la Tannedise

Productions di Forsythe e la All3 Media, è ispirata al romanzo inchiesta del 2022 con

il titolo «The Betrayed», sottotitolo «How an undercover unit infiltrated the global

drugs trade», ovvero il traditore, come un'unità sotto copertura, si è infiltrata nel traffico

globale di droga.

«E non è uscito più!»

Scritto da un tal Guy Stanton, attenzione, ricordate questo nome, e Peter Walsh, scrittore

e giornalista, che è famoso per aver scritto sia dei romanzi che, ma soprattutto, delle

inchieste.

«Uno serio ci sta a leggere!»

Uno serio!

Questo è Guy Stanton, ricordatevi questo nome.

Due registi si sono occupati della regia, i primi quattro episodi sono firmati da Brad

Hood, regista molto giovane, ma che ha già firmato cosine come Top Boy e Grandi Speranze,

adattamento ovviamente dal romanzo di Dickens, che avevamo recensito qualche settimana fa,

con poche speranze, Olivia Colman, e i secondi due, gli ultimi due, da Julian Holmes, grande

firma inglese, che ha abbazzicato praticamente nelle produzioni più top degli ultimi dieci

anni.

Ha diretto episodi di Richard, Monarch, Legacy of Monsters, The Boys, quando è ancora una

serie seria, American Gods, e anche Daredevil, ma quello buono!

Allora abbiamo detto quattro più due sono sei episodi, da 48-74 minuti, l'ultimo dura

un'ora, l'ultimo è bello lungo, lasciati da Netflix il 7 maggio 2026, 74 non te ne sei

accorto perché il ritmo è bello sostanzioso, ma di cosa parla, è un po' complicato all'inizio

ma poi è molto semplice.

Inghilterra, siamo nel 1990, le autorità britanniche stanno perdendo la loro battaglia

contro il contrabbando di eroina, droghe in generale pesanti ma l'eroina nel particolare.

Un'emergenza sottolineata anche dal primo ministro Margaret Thatcher, di fronte a una

crisi sempre più grave, il ministro dell'interno incarica Blake, il capo dell'Agenzia delle

Dogane e delle Accisi di Sua Maestà, di infiltrarsi e sconfiggere i trafficanti di droga, così

debotto.

Don, uno dei suoi ufficiali ed ex agente sotto copertura, decide di reclutare proprio tra

le scrivanie degli uffici doganali i dipendenti più annoiati ma promettenti, desiderosi di

dare una scossa alla propria monotone giornate, con il minimo della preparazione e fondi a

dir poco risibili, tre agenti sul campo aiutati da un informatore di origine greca ed un analista

tenteranno di sconfiggere i signori della droga attraverso l'utilizzo delle loro leggende.

Raccontata così sembra una barzelletta, ma in realtà c'è un doganiere, tre doganieri,

il mio segnale è scatenato i doganieri, allora cosa sono queste leggende, per parlare non

sono ovviamente identità false, nomi falsi, documenti falsi, ma anche la lore, Don dice

ai suoi quattro, in realtà tre, sul campo doganieri, costruitevi un'identità che sia

credibile, alla quale riuscirete a credere voi stessi prima che le persone a cui la presentate.

Un po' scrittori, un po' attori. Questa cosa del leggende sarà il filo conduttore di tutto

il racconto. Allora dicevamo prima un cast molto nutrito, protagonisti, villain e comprimari,

pieno di attori che vivono in quel limbo misterioso tra il famoso, perché ce n'è uno che è molto

famoso, è una roba che mi ha fatto impazzire, perché i primi tre episodi l'ho visti senza

praticamente aprire internet e continuavo a dire, ma chi è quello, io l'ho già visto,

ma dove, il cervello girava a vuoto cercando di capire, ma questo dove l'ho già visto?

E ve lo diciamo noi, chi cazzo è? Sono tanti, vado a random, citerò i più importanti,

a un certo punto direte, ecco dove l'ho già visto, mannaggia al demonio.

Cominciamo con Tom Bark, e questo è il primo che mi ha generato tutta una serie di,

ma chi è, ma chi non è? Ve lo ricordate Athos nella serie The Musketeers? Quella

con Peter Capaldi all'inizio? All'inizio. Oppure il personaggio di Ophiodor Dolokov in

Guerra e Pace? Sì, proprio quello con Paul Dano, lui è quel Tom Bark, cui interpreta

Guy Stanton, uno degli infiltrati di punta, il più dotato nella finzione per interpretare

la sua leggenda oscura e tormentata, capace di infiltrarsi ai vertici dello spaccio. Faccia

giusta e physique du rôle nella realtà, come attore, che dona al suo personaggio una concretezza

unica. Bravo, bravo, bravo. Un attore spaziale che ha proprio il vissuto di un, poi nel suo

personaggio è un ex pugile, quindi ci sa fare anche quando si tratta di una mischia, ecco.

Poi il fatto che abbia il labbio leporino, abbiamo un labbio leporino che è stato ridotto,

gli dà questa faccia un po' con la cicatrice. La trombettista. La trombettista. E quindi trovo

che sia l'attore grande in essere riuscito a far passare questo personaggio e questo

personaggio scritto veramente molto bene. Questo è figo. Ora abbiamo l'attorone,

abbiamo Steve Coogan, attore sicuramente molto più conosciuto, comico, produttore televisivo,

doppiatore britannico, curriculum cinematografico molto molto corposo. Ultimamente abbiamo visto

interpretare Stan Loro in Stanley e Olio, notevole, notevole, nel 2018. Una parte anche

in Joker, folia de, del 2024. Che con orgoglio posso dire di non aver visto. Nemmeno io,

nemmeno io. E voce originale di Silas Capracap, chiappa, nella serie dei film di Cattivissimo

Me. Lo dico perché questo lungo weekend io, la mia augusta consorte, la mia piccolina,

abbiamo rivisto tutta la saga, anzi per la prima volta mia figlia l'ha vista, tutta la saga di

Cattivissimo Me e ho scoperto per puro caso, perché non l'abbiamo visto ovviamente in italiano,

che tra i titoli di testa c'era Steve Coogan. Chissà che personaggione. Il capo della AVD,

che cerca i cattivoni da partire dall'episodio 2, si chiama Silas Capracap. Qui interpreta Donna,

il famoso veterano, che mette sulla squadra. Bel personaggio anche il suo, perché sembra

all'inizio stanco, un po' disilluso, ma crede invece fortissimamente nella missione ed è

anche protagonista di un paio di momenti molto gustosi. Una scena molto carina. Sono loro che

parlano con il ministro dell'interno, anzi con il ministro invece degli affari esteri forse,

che è vicino a un tizio biondo che continua a guardarli malissimo e lui capisce, Don,

che è il responsabile del MyFive. Dice questo è un agente segreto e questo lo guarda così.

E tra Don e Blake, il suo superiore gli fa, questi sanno tutto di noi, lo sanno tutti,

come si chiama mia sorella? Edit. Hai visto, lo sa, lo sa anche quello. E vede un momento,

non voglio dire comico, ma un po' più lento. E' interessante vedere comunque l'attore

brillante eccelera anche in un ruolo dove deve tenere un po' freno la sua comicità.

Tra l'altro ti dà proprio la sensazione del drogato da adrenalina. Vero. Lui era

stato sul campo, poi è tornato a fare le scartoffie e adesso c'è questa possibilità.

Gli brucia. Se gli brucia il fatto che ormai non può più fare certe cose o che vorrebbe farle,

gli viene proprio il segnalo tra i protagonisti. Harley Squires, che abbiamo visto di nuovo in

Grandi Speranze e The Night Manager 2, qui interpreta Kate, altro agente infiltrato.

Qui è un po' lo specchio di Guy. Se Guy è uno che entra subito nella parte, non ha paura di

niente. La sua leggenda parla per se stesso. Lei invece cerca di stemperare un umanissimo

timore che la attanaglia durante tutte le sue missioni. Lei cerca di entrare dentro la casa

di uno dei cattivi e tu hai paura per lei, no? Perché lei stessa però cerca di, in qualche modo,

stemperarla con una pervicacia, una ostinazione nelle sue indagini che è implacabile. E come

diceva Totò, il coraggio della paura. Segnalo random due comprimari, un villan e un comprimario.

Il primo è Gerald Kidd, caratterista che ha fatto molta roba in Gran Bretagna, soprattutto

nei medical drama Casuality. Altra fazza giusta tra Sean Connery, Laia Tolakomeni e Bart Lancaster.

Qui è Milonas, di origine greco, che introduce Guy nel sottobosco criminale. Milonas è appena

uscito di prigione e è stranamente fedele a Don e Blake, i due capi dell'operazione.

E' un personaggio che sembra solo superficialmente la spalla comica, chiamiamola così, del protagonista,

con quel suo accento strano, le proverbiali spacconate di uno che ne sa, ma che si dirà un

vero e prezioso alleato del nostro protagonista. Bel personaggio, ha quello spirito giusto per

alleggerirti alcuni momenti, ma lui sa delle cose che tu scoprirai col tempo. E' quel classico

personaggio che in qualche modo contraltare alla drammaturgia. E' bello che lui, se lo presentano

così tutto un po' farfallone, poi esce di prigione perché deve portare gli infiltrati, e mette il

protagonista in una situazione di letame proprio due metri sopra la testa. Tutto il giugno e a

quel punto tu dici ok, questo sì sì, fa ridere, fa ridere, ma mmmmmh. Poi una cosa molto carina, che a livello familiare, ha una storia familiare bellissima. E' una

piccola parentesi, è uno dei temi che vengono toccati. Però questa è vera, nel senso che lui non è una leggenda?

No, il suo personaggio, cioè lui non interpreta una leggenda, lui è uno che è uscito di galera e che

ritorna nella malavita. Perché ha la moglie di origine pakistana, se non ricordo male, o no? Sì,

è pakistana, sì sì sì, che ha una storia molto particolare che noi vediamo verso la fine. E' un

piccolo contorno, non c'entra nulla con quello che noi vediamo della storia principale, però è una

cosa molto toccante. Segnalo ancora a John Harris, che abbiamo visto in This is England tutte le varie

serie. Soprattutto? A Gentlemen in London. Soprattutto? No, a Gentlemen in Moscow, scusa mi hai distratto. Con

Ioan McGregor. Interpretava il capo della polizia segreta, Osip Glebinkov. Ah, bel personaggio.

Qui ne fa uno altrettanto bello, interpreta Eddie McKee, il braccio destro del signore della droga

di Liverpool, che i liverpulensi dicono di Liverpool, che scopre sulla sua pelle quanto

possa essere devastante la piaga dell'eroina. Non vi dico di più perché questa è una cosa

veramente che spacca il cuore. Allora, recensione tecnica. Sulla regia direi solida, asciutta,

funzionale, né troppo né troppo poco. Sa costruire la tensione con pochi semplici tratti, niente

virtuosismi visivi, ma grande controllore del ritmo. Le scene d'azione sono pochissime e molto

misurate. Non è una serie action e al di là del budget certo non esagerato, soprattutto in un

episodio marittimo, cioè verso la fine è veramente terribile. C'è una barca che non si vede e poi

loro... è proprio una roba del tipo non abbiamo la barca e non possiamo filmarla. Lasciamo perdere,

comunque in ogni caso è fuoriscena. Però è in stile che l'avevano mandato in missione con pochi

soldi e quindi anche la regia ha detto mi piace. In ogni caso non ha nessuna intenzione di esserlo

come serie action pura. La fotografia è coerente con la ricostruzione degli anni 90 che ho trovato

particolarmente convincente. Mi è piaciuta però l'estetica quasi cinematografica. L'effetto

granulare che emula la pellicola, la filigrana grossa della pellicola e l'uso dell'ormai

classico color grading teal e orange, dove tutti i personaggi, soprattutto negli ambienti scuri,

hanno una luce verdognola che li disegna da una parte e una luce un po' sodio che li disegna

dall'altra. Si usa molto, soprattutto nelle produzioni cinematografiche, tra virgolette

Netflix. Però un bel contrasto dei piani, ho trovato una bella anche costruzione delle

immagini. Montaggio, le sole sei puntate fanno sì che tutta la trama scivoli via in maniera molto

spedita con un ritmo mediamente serrato. Netflix ogni tanto ci ascolta quando ci lamentiamo con

quelle serie che tendono a diluire eccessivamente il racconto. Ne parliamo fuori onda di una in

particolare che è uscita ultimamente, che se ne avesse avuto i 5 forse. Musica in edizione di

quel preciso periodo storico, dall'elettronica all'hip hop ci sono gli Entrance, vi ricordate?

Oppure gli IMF, your unbelievable... oppure sonorità alternative rock e britpop, i ministry

preachers, gli Stone Roses, due brani degli Stone Roses. Colonna sonora originale di Sion

Triford, funzionale, niente di esaltante, passa da movimenti di archi al trip hop, all'house music

meffusi insieme. Un bel tema magnetistico che si arpeggia per tutto lo score fino a esplodere

nel brano Aliens e mi ricorda qualcosa, però non riesco a capire, un po' Game of Thrones, un po'

un po' Vivaldi. Comunque tutta la parte tecnica è a servizio dei personaggi, proprio prona

e li esalta in una maniera che solo certe produzioni al di là della manica riescono

a fare. Secondo me questa serie se fosse stata una serie americana avrebbe perso comunque qualcosa,

ma c'è proprio l'intenzione e lo stile è proprio britannico. Se l'avessero fatto in America

avrebbero provato a fare una roba alla Cittadel. Che tristezza, mi è venuta subito la tristezza.

Perché loro sottraggono, la regia avrebbe potuto fare un movimento di macchina,

dicono no perché sennò tolgo l'attenzione. Ed è evidente che è così, è chiaro che stanno

facendo questo. Lì è proprio quando riesci a avere tanto sottraendo, per me sei sempre un capo.

Sulla narrativa ci sono tantissime cose da dire. Faccio una premessa, non so se sia chiaro questa

cosa che la serie è basata su fatti reali che per decenni sono rimasti segreti. Cioè i protagonisti

cui nomi non sono mai balzati all'attenzione dell'opinione pubblica sono rimasti nell'ombra

per tutti questi anni. Il famoso libro scritto da questo Guy Stanton, ecco il rimando a Guy,

la leggenda del nostro protagonista, sono atti che sono stati segretati per quasi 40 anni che

sono usciti solo negli ultimi anni. Anche a tutela chiaramente delle leggende di questi

personaggi che poi sono tornati a fare i doganieri, né più né meno. Ambientata appunto negli ultimi

anni dell'era Thatcher, la serie si trova dentro un paese nervoso, impoverito e attraversato dalla

crisi dell'eroina. È una Gran Bretagna lontana dal glamour dello spy movie tradizionale. Vediamo

uffici grigi, periferie esauste e persone comune spinte oltre il proprio limite. Qualche commentatore

si è azzardato a dire che questa dinamica mi ha ricordato un po' Slorsis. Io invece mi è ricordato

per questi ultimi elementi sul tema della gente sfigata che fa lavori al di sopra delle proprie

possibilità più Depth Q. Vi ricordate quella serie di quella sezione di casi risolti che viene

creata nello scantinato della polizia? Ecco, mi ha ricordato per temi, soprattutto per la gestione

dei personaggi più quella serie. Ricordo, ne abbiamo parlato nella puntata 44 della scorsa

stagione. Il personaggio. Il cast è corale, pur leggermente sbilanciato su Guy, interpretato da

Tom Burke. La scrittura di Forsythe evita quasi sempre l'eroismo facile. Gli infiltrati sbagliano,

improvvisano senza trasformarli in una macchietta. Anzi, dimenticano dettagli, rischiano di crollare

per una frase detta male o un codice inserito nel momento sbagliato. E' qui che la serie trova

la vera tensione. Bastardi! Bastardi! Non nell'azione spettacolare, ma nella paura costante

che una piccola crepa faccia saltare tutto. La telefonata che Guy deve fare per avvisare che

possono scoprirlo in dogana e quindi deve farlo prima che lo accolgano in macchina. Quindi lui fa

vado un attimo in bagno e poi di nascosto fa la telefonata. Oppure l'inseguimento mancato. Tutti

sono sicurissimi che prendono le macchine e chiedono un taxi. Invece no, vengono bloccati

e quindi non possono seguire il loro infiltrato. Quindi la perdita del contatto. Tutte queste cose

qua aumentano la tensione. Anche perché tu ti riconosci per il fatto che sono praticamente dei

coglioni come te. Molte cose che tu faresti e poi dici che non sono agenti addestrati.

E infatti tra i temi principali, ovviamente il più interessante di Legend è proprio l'identità

sotto copertura. Cosa succede a un agente quando diventa il personaggio che è costretto a

interpretare? Esiste una linea di confine tra l'identità costruita e identità reale. E' una

roba che abbiamo già visto nella cinematografia. Mi viene a pensare Le Iene. Bellissima del

personaggio di Tim Roth che si deve inventare. Un personaggio così credibile deve riuscire anche

a raccontare delle storie come se fossero delle barzellette. C'è tutto il passato della sua

copertura prima della rapina. Però qua c'è qualcosa in più che a me ha fatto impazzire.

Perché questa cosa qua della copertura è qualcosa che ti corrode o meglio corrompe fisico e spirito.

Ma su Guy fa un altro effetto. Fa un effetto diverso. Non sembra trasformarsi in un altro

uomo. Sembra piuttosto diventare finalmente qualcuno che era rimasto nascosto sotto anni

di frustrazione e nonimato. E questa è la cosa dirompente del personaggio di Guy. Lui non è,

non diventa qualcun altro. Diventa quello che vorrebbe diventare. Praticamente è come Batman

che la maschera è Bruce Wayne. A me è piaciuto molto il rapporto con la moglie,

con la famiglia. Perché di solito c'è il contrasto. Lui siccome c'è il pericolo. Invece

lì c'è una solleviatità per cui la famiglia lo appoggia. Perché hanno capito che lui ha bisogno

di questa parte che non aveva altro modo di esprimere nella vita se non in questa occasione.

In termini di scrittura la vera potenza è trovare nella controparte della moglie che in realtà è un

personaggio quasi di contorno. Un personaggio fortissimo. Sai le famose donne forti che

spesso vengono scritte col culo? Questa è una vera donna forte. Perché era lei la donna d'azione.

All'inizio si scopre che era lei la donna d'azione. Poi lei ha deciso di lasciare. Perché? Per tutta

una serie di questioni che vengono raccontate. Ma lei capisce benissimo quello che sta facendo

Gai. E quindi lei è la prima a supportarlo e capire che dopo un po' la sua leggenda deve

finire. Al momento in cui deve finire. Perché lui deve tornare a essere quello che era prima.

E questo è costruito molto bene, raccontato molto bene. Perché lì la trasformazione non è la

classica. Il personaggio poi si trasforma e resta così. No. Lui deve fare l'andata e il famoso

ritorno. Bellissimo. Poi c'è il tema chiaramente politico, esplicito e senza mezze misure. Questa

rivendicazione del valore delle persone vere rispetto ai politici maneggioni. E' uno dei

messaggi più espliciti ovviamente e orgogliosi della miniserie. Ma sullo sfondo una cosa che a

moltissimo perché è davvero sullo sfondo ma è dirompente anche quello. Le vittime dell'eroina.

E una volta per tutte ribadire il concetto che i giovani di qualsiasi estrazione e spesso

insospettabili che vengono colpiti. Non c'è solo il ragazzo della periferia ma c'è anche la ragazza

di buona famiglia, c'è il soldato con un'ottima fedina, con ottime prestazioni che ci casca. Una

di queste morti è il potente motore emotivo e narrativo per uno degli antagonisti. Questa

è un'altra cosa veramente potentissima. E non faccio altri spoiler. Per concludere,

fa pensare il finale dolce amaro di questa storia che finalmente rende giustizia a questi uomini e

donne messi da parte e dimenticati mentre i politici e i vertici dello Stato si lasciano

fotografare davanti al carico sequestrato. Perché comunque finisce come iniziato e il

fatto di non essere né epico né tanto risolutore nel senso che poi loro bene o male tornano ai

loro lavori. Lo dico ma non c'è nulla di spoileroso. Lo dicono subito. Questa cosa ti

fa pensare. Non è la solita storia d'azione. Poi loro da lì in poi diventano tutte spie.

Origin story. Una volta finita la missione tornano a ridere nulla.

E torniamo. Allora parliamo dei nostri voti. Ricordiamo la scala tecnica. Scala tecnica

scusate. Mi si è impastata la lingua. Scala tecnica che ha un 1 che è il nostro all fairs,

che è il nostro basso, il voto più basso. Un bel basso possibile. Un basso quasi contralto. E il

nostro alto che è il 5. The Pit. Che continua a mettere vittime perché c'è una mia collega che

dice ho iniziato The Pit e non riesco a smettere. Io l'ho passato a una nostra ex collega di radio.

Ha fatto anche il Pit. E' già a metà della seconda stagione. Scala tecnica per questa serie io ho

pensato di dare 3,5 su 5. Nel senso Legend è una serie che si rifà i canoni del genere crime,

spy ma senza stravolgere nulla. Non è anticonvenzionale né particolarmente

rivoluzionaria ma è british fino al midollo. Dicevamo prima comparto tecnico solidissimo,

cast ottimo e una storia vera che sembra clamorosamente inventata ma è raccontata

con quella sobria eleganza e quella solidità narrativa che solo i prodotti d'oltremanica

sanno fare e sanno tirar fuori. Io vi consiglio di recuperarla perché non ve ne pentirete. Quindi

non è una serie eccellente, non è un virtusismo totale, ma una di quelle serie fatte bene che

merita di essere guardata e goduta senza fuochi d'artificio. Siete d'accordo tu che l'hai vista?

Sono molto d'accordo. Se posso aggiungere una roba che mi ha veramente spiazzato è la gestione

dei personaggi che fanno la transizione tra la noia e questo momento qui. Tant'è vero che io

all'inizio pensavo fosse una serie sulla noia. Tutto il primo episodio lavora su questo concetto.

Perché loro non è che di solito nei film, nelle serie quelle d'azione, hai un super bravissimo

costretto in una posizione che non gli sta dentro. Invece questi sono persone normali

che sono talmente piegati dalla situazione di routine, di lavoro, stanzioni, che dicono sia una

roba che sanno che li possono portare alla morte, sapendo di non essere quelli bravi a fare quel

mestiere lì, pur di uscire da quella routine terribile. Tant'è vero che poi quando ci tornano

tu hai quella sensazione del grande campione che ha vinto la modellia d'oro e poi si è ritirato.

Quindi hai questa nostalgia, questa amarezza che però loro, tra l'altro non posso dirgli a nessuno,

di aver fatto una roba incredibile. Pericolosissima tra l'altro. Non ci avrei mai provato a fare una cosa così.

E poi tornano in quella noia terribile e tu resti chiedendoti, ma adesso quella noia è

peggio di prima o è meglio? Perché in realtà hai fatto un... eppure. E quindi basta? Non lo so.

Quindi la densità? Abbiamo un intenso, si colloca nei quadrati intenso, molta sostanza concentrata

in tempi serrati. La serie ti chiede attenzione minuto per minuto perché tutto serve, presenza

mentale costante in cambio di un'esperienza piena. Per chi è interessato ai numeri, massa narrativa

43 su 60, ritmo narrativo 4 su 5 prevalente, il ritmo varia da 3 a 4, densità 7,05, intensità

molto alta. Il ritmo è irregolare, oscilla senza una direzione netta. Nei momenti più distesi la

serie scivola verso il quadrante disteso ovviamente e in quella più serrati verso l'intenso, diciamo

che è più intenso che disteso. Punti di forza? Forza il cast numeroso e ben caratterizzato,

qui è questo un grandissimo punto di forza. Sistemi specifici centrali alla narrazione,

alcuni temi importanti ben inseriti nel racconto. Scala della scimmia. Qua sono curioso.

La scimmia è il risultato di questo ritmo irregolare, ma costante. Ma non temete,

il vostro primate difficilmente si distarrà per fare altro. Io l'ho trovata oltre che essere

avvincente, da un certo punto di vista leggera nei termini in cui si può definire una spy story,

crime story. Nel senso che secondo me il ritmo è talmente dosato che anche nelle parti più distese

il dialogo non affossa il racconto. Perché ci sono dei momenti in cui la narrazione si ferma,

il dialogo c'è, ma è un dialogo talmente costruito, talmente cesellato che passa oltre. Quindi rimane

quello che dicono, ma è molto... scivola molto. Questa cosa l'ho trovata interessante. Non sono

i cento metri ma è più una marcia. Una costanza che premia. E questo determina anche il consiglio

per la fruizione. Io non so come l'hai vista tu. L'hai recuperata velocissima. Io ho fatto un semi

binge watching. Ne ho viste le prime abbastanza serrate e poi una al giorno. Io invece una al

giorno. Svizzero. Io direi visione non serrata ma ravvicinata il più possibile. Un episodio al giorno

è sempre gradevole senza forzature. Detto questo, vi avanza un weekend. Sei ore di un weekend. Come

ha potuto gestire anche il buon Matteo, secondo me la serie filerebbe via che è un piacere.

Come potete gestire? Sei ore sono tante, ma una domenica pomeriggio secondo me questa va alla

grandissima. Cominci prima di pranzo, una pausetta e poi ti fai il pomeriggio. Verissimo. 3 più 3.

Un 3 più 3 ci sta anche il 3 più 3. Dai dai. Fermiamoci un secondo. Io non mollo e tu nemmeno.

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così di chiamare le cose col loro nome. Anche con quello meno legato. Ah, adesso prendo la parola

io. Perché? Andiamo a vedere cosa può fare oggi una madre single molto giovane, figlia di un ex

wrestler e di una cameriera di hooters, per riuscire a mantenersi e trovare comunque una

strada per capitalizzare in qualche modo la propria creatività. Potrebbe per esempio aprire

un profilo OnlyFans. Ed è questo almeno quello che prova a fare la protagonista di Margo ha

problemi di soldi. Allora Margo ha problemi di soldi, che è in originale, a titolo tutta la

volta fedele, Margo has got problem, scusate, Margo's got money trouble, è un dramedy. Intanto

abbiamo un nome solido che arriva a calare, perché è creata da David E. Kelly, che è creatore di

numerosissimi successi seriali, tanti di quest'ultimo periodo, perché abbiamo Big Little Lies,

The Undoing, Nine Perfect Strangers eccetera, ma lui è un deberato. E' un ex avvocato. Poi si è

messa a scrivere procedural vai, puntate di varie serie, ci ha preso gusto e ha cambiato carriera.

Grande. Ma c'è un altro dettaglio, c'è un'altra freccia al suo arco, perché è anche il marito di

Michelle Pfeiffer. Ah, questo non lo sapevo. Bravo, bravo, hai i miei complimenti. Io sono

curioso di questa serie perché non l'ho vista, non ho manco visto il trailer, quindi non so

assolutamente nulla e sono curiosissimo. Convinciamolo Paolo. Intanto la serie è l'adattamento da un

romanzo omonimo della scrittrice Rufy Thorpe, che dovrebbe essere anche il primo di una serie.

Serie di otto episodi, prodotta da A24, che è una casa di produzione americana che sta

cominciando a produrre delle cose veramente veramente interessanti. Già rivelo filmi che

ne ha piazzati un paio, mica da ridere. Soprattutto al cinema adesso sta entrando

nelle serie tv in maniera molto interessante e ovviamente in collaborazione con Apple TV Plus,

che la distribuisce e l'ha distribuita a partire dal 15 aprile del 2026 e in notizia di questi

giorni è stata già rinnovata per una seconda stagione. Sono contentissimo. Allora devo recuperarla.

La cosa ovviamente più interessante, più accattivante di questa serie è il parterre di

attori e attrici che ci sono dentro, perché abbiamo la classica situazione all-star. Allora

abbiamo il protagonista, Elle Fanning, che è la sorellina di Dakota Fanning, che ha esordito come

attrice bambina. Infatti il suo primo ruolo era essere la versione ancora più piccola di Dakota

Fanning. Se non ricordo male il primo film era Mi chiamo Sam, lei faceva Dakota da bambina e ha avuto

un lunghissimo curriculum di film, proprio perché è partita da bambina, ha fatto tanta roba e per

quanto riguarda la serialità ha fatto qualche comparsa, cioè ha fatto dei singoli episodi,

quindi questo è il primo serial dove ha un ruolo di spicco, addirittura quello da protagonista.

Ha una faccia molto particolare, quindi se l'avete vista due volte ve la ricordate.

Assolutamente. Non assomiglia, nel senso che è una sorella e lo capisci,

ma non assomiglia a Dakota Fanning. Poi nel ruolo di sua mamma è Michelle Pfeiffer.

L'epotismo, questo è di nuovo matrimonismo. Tra l'altro regalandole, è un po' che non si

vedeva in giro, Michelle ha fatto qualche commedia recentemente, ma finalmente le regala

un ruolo che è tanta roba. Lei è sempre tanta roba. Nel ruolo dell'ex marito Mick Offerman,

che ricordiamo soprattutto per la serie più lunga cui ha partecipato tra i protagonisti,

per lui soprattutto ha tanti ruoli comodi, ma recentemente si sta dedicando a un sacco di

ruoli drammatici. Ce lo ricordiamo soprattutto in quell'episodio capolavoro della prima stagione

di Last of Us. Ultimamente lo avevo visto anche come uno dei cattivi che rompeva le scatole al

futuro presidente degli Stati Uniti in Dead by Lighting di Netflix. Bel ruolo anche il suo,

perché poi ha un bel giro. Poi, già che ci siamo, nel ruolo del nuovo compagno della mamma c'è Greg

Kinnear, che è altro attore che ha tantissimo cinema, ma in livello di serie l'abbiamo visto

recentemente in The Stand e in House of Cards. Con Taron Egerton, ti ricordi che faceva il capo

della serie. Che grandissimo ruolo, bravissimo. E poi, come se non bastasse, abbiamo un altro,

che non è proprio un cameo, ma un po' più di un cameo, perché ha un piccolo ruolo fondamentale

da un certo punto della serie. Chi? Nicole Kidman. Aspetta che tocco ferro! Ultimamente

porta un po' di moglie. Non la vuoi fare un'altra serie. Ormai lei è un vunco. E' bene in saturazione

questa attrice. Però qui appunto la dosano, capito? In coproduzione tra l'altro. Attenzione

di nuovo. Ha un ruolo, appunto. Lei è un ex collega del padre, perché è un ex wrestler,

che però adesso fa l'avvocato. Che figata! Niente, mi avete già convinto. Di che cosa parla la serie?

Margot, che è appunto la figlia di un ex wrestler e di una cameriera di Uters, che per chi non lo

sapesse Uters è questa catena di ristoranti americani dove le cameriere sono in abbigliamento

molto discinto. Ok. E' un po' tra il... vabbè, ci siamo capiti. Lei è una brillante studentessa

con grandi qualità di scrittrice, che finisce per avere una relazione sessuale con il suo

insegnante, proprio casca nel cliché più becero, che ovviamente è un insegnante sposato con prole.

E parte rooster. No, rimane incinta e nonostante lui le consiglia altrimenti decide di tenere il

bambino. Ovviamente questo fa esplodere i suoi problemi economici, anche perché tutta la

situazione... Lei è studentessa, quindi vive con altre studentesse nella casa, ma questa situazione,

il bambino eccetera, si ritrova a rimanere sola con soltanto una delle coinquiline,

quindi aumenta l'affitto. Accidenti. Torna il padre che è appena uscito da una clinica di

riabilitazione, non è che sia proprio messo bene di soldi anche lui, quindi mettiamoci un altro

carico, il bambino eccetera, deve trovare un modo per sbarcare il lunario. E ad un certo punto cosa

decide di fare? Si apre un profilo OnlyFans. Brava! Così che si fa! Tra l'altro l'inizio di

questo profilo, perché dovete sapere, ho scoperto con questa serie, che i profili di OnlyFans non

sono soltanto, diciamo, quelli legati alle performance. Ho scoperto con questa serie.

Certo. Lei, per esempio, esordisce, prima di cominciare con le foto e tutto, esordisce come

la possiamo definire? Commentatrice, lei praticamente fa le recensioni dei peni dei

suoi fans, ma come se fossero dei pokemon. Geniale! Ma soprattutto recensioni negative,

perché a lei si rivolgono tutti quelli che vogliono essere umiliati rispetto al proprio

organo sessuale. Ha fatto soldi appalate, immagino. Non è così facile. Non è così facile. Come ben

sappiamo noi. Non basta uscire i piedi? Non basta uscire i piedi. Con i miei non ha funzionato.

Infatti c'è anche questa cosa che il padre, come dicevamo, ex-wrestler, sappiamo benissimo che il

wrestling è un mondo estremamente narrativo. E quindi farà anche da supporto nella creazione

di narrative. Che meraviglia! Ma non scendiamo troppo nei dettagli per non fare spoiler. Comunque,

cominciamo la nostra recensione ed entriamo a gamba tesa in una narrazione audio video che

ha il sapore di un certo tipo di cinema indipendente americano. Siamo proprio nella

collocazione alla Sundance Film Festival. Alla A24. La regia che si alterna tra tre registe donne,

Derbla Wash, Kate Aron e Alice Seabright, si pianta sui personaggi. Non ci sono grandi cose

particolari, movimenti di maniera. È tutta costruita e strutturata per stare sui personaggi.

Mi piace questo parallelismo perché abbiamo parlato in un altro episodio di Legends dove

c'è il lavoro sulla... Guarda, la casualità è che vedrai che ci saranno tantissimi parallelismi con

la recensione di Legends. Ci sono un sacco di cose che tornano. Ovviamente in tutto questo,

però sempre in stile A24, in stile Sundance Film Festival, si innesta qualche tocco surreale. Non

siamo proprio in quel tipo di produzioni dove a un certo punto ci sono, che ne so,

vediamo quello che immagina la protagonista, eccetera. Però il contesto e i tipi di personaggi

sono già surreali per sé. Lei è figlia di un ex wrestler, quindi già un mondo surreale,

di una ex cameriera di Uters. La sua coinquilina fa la cosplay. Di lavoro proprio? Di hobby,

ma hobby spinto. Lei in casa sta vestita da cosplayer. Capito? Quindi anche visivamente

c'è la ricerca. Ci sono questi elementi, questi tocchi. Su questo, mi permetto, siccome lei come

personaggio è una mente molto sveglia, lei è veramente intelligente e ha quell'ironia cinica

di chi è molto intelligente ma è imbrigliata in una vita mediocre. Misera, sì. E' come se

questa leggera, essere sopra le righe, fosse il riflesso di come lei vede quelle realtà.

Esattamente. Grande sta cosa. Ma infatti questo, che va parallelo appunto in quelli che sono i

mondi creativi di Margo, ci porta e rafforza tutto quello che è il tema più forte di questa

serie, cioè il dualismo. Ci sono numerosi dualismi all'interno di questa serie. Quello

più forte e importante è quello che viene dal genere, nel senso che, come abbiamo detto,

è un dramedy. Cioè c'è il drama e la commedia. E la cosa interessante è che sono tutte e due

particolarmente spinte. Nel senso che la commedia ha quel tocco, non è demenziale, ma appunto gioca

sopra le righe, un po' esagera eccetera. Il dramma, quando arriva, è dramma. La penultima puntata sono

una serie di cazzotti allo stomaco, brutti brutti brutti. Davvero? Porca miseria. Quindi è questa

cosa, la cosa più forte di questa serie, è che li tieni in equilibrio. Cioè non c'è una scissione,

non c'è, come nella recensione precedente, uno switch on off tra una realtà e l'altra. Ma è

estremamente naturale. E anche i personaggi, per esempio lo stesso personaggio della mamma di Margo,

cioè Cheyenne, interpretata da Michelle Pfeiffer, che è un personaggio estremamente sopra le righe,

eppure estremamente credibile. E soprattutto fanno delle cose che sono dei tabù. Non soltanto

quelli legati alla sfera sessuale. Cioè, la mamma di Margo non sa tenere in braccio il bimbo. C'ha

dei problemi grossissimi. C'ha un rifiuto. E sta roba è un problema grosso, che tra l'altro poi

troverà a un certo punto anche una quadra narrativa molto bella. Però c'è proprio questa

cosa. Tanto che, appunto, lei c'ha la frustrazione che quando ci prova che lo prende in braccio, il

nonno, o come lo prende quasi chiunque altro, il bimbo poi si mette a ridere, sta contento, sta

tranquillo. Con lui il papà, l'ex marito, che cerca di aiutare, spiegargli come tenere sto bambino.

Però i personaggi lo sanno. Cioè, la mamma lo sa di avere quella cosa là. Non la nasconde. La

dichiara e dice io questa cosa non riesco a superarla. Dovete farvene una ragione. E gli

affetti sono talmente forti per cui succede una roba dove tu accetti il fatto che lei dovrebbe

fare la mamma, in quel momento non riesce a fare la mamma, nonostante ci sono dei momenti in cui

fa la mamma. Con lei assolutamente. E questo equilibrio di bene male mischiato, di cosa da

stronza e cosa super affettuosa, filtrato da da roba che tu dici vabbè ma non ti puoi permettere.

Sei la mamma, questa cosa non puoi lasciarla. E mamma ma non nonna. No, non c'è l'antinonna.

Guarda, lo spiega tutto. Questo non è uno spoiler. Forse già la primissima o comunque

nella seconda puntata al massimo. Nel momento in cui appunto va dalla mamma e gli deve dire che ha

deciso di tenere il bambino, la reazione di lei è totalmente spiazzante. Perché fondamentalmente

si incazza, ma soprattutto le dice, soprattutto dicendogli guarda, per esperienza diretta tra

le altre cose, io certo che poi gli vorrò bene e sarà una cosa bellissima, però ti rovinerà la vita

e quindi sta cosa mi fa incazzare. In quel senso capisco allora, sì. Ed è tutto così. Ha questi

costanti spiazzamenti e questi contanti contrasti tra la commedia e il dramma sono equilibrati bene

perché la commedia non svilisce il dramma e le parti di dramma non rendono surreale la commedia.

Bell'equilibrio. Assolutamente sì. Poi la cosa più importante è che nonostante questo, il dramma,

la comedia, l'equilibrio, il surreale, sopra le righe, la serie è estremamente credibile. Ha un

realismo intrinseco fortissimo soprattutto perché i personaggi è tutta su di loro, così come la

regia, la narrazione, la costruzione, tanto che loro sono umanissimi, cioè sono degli uber human,

cioè ognuno di loro fa cose estremamente sempre molto molto umane, tanto che fanno tutti quanti

la cosa più umana di tutti, sbagliano di continuo. Cioè quello che porta avanti sta serie è che tutti

fanno costantemente una serie di cazzate, che non sono le stronzate, cioè fanno proprio errori umani,

fanno scelte che giustamente 9 su 10 di noi in una situazione del genere potenzialmente potranno

fare quella cazzata. Perché la realtà è quella. Tanto che appunto questo continuo spiazzamento,

questo che crea tantissimo ritmo tra le altre cose, non cerca il colpo di scena. Ci sono,

perché ovviamente succedono cose, magari succedono cose proprio sul finale dell'episodio e quindi

quella è la scelta narrativa, furba per darti il... Esattamente, non è assolutamente il bersaglio

della scrittura, non va a cercare a inzigare a... Se potessimo fare un parallelo con The Legends,

di cui abbiamo fatto l'altra recensione, dove dicevamo che questi personaggi, non essendo

dei super esperti, la tensione era costruita sul fatto che loro potessero sbagliare,

esattamente la stessa cosa. Tu sai che loro sono un po' a disagio con l'umanità, con quello che sta

succedendo e tu hai un pochino l'ansia e la curiosità di sapere quando sbagliano, cosa

succede dopo l'errore. Ma qui Kelly fa il lavoro che ha sempre fatto, cioè distribuire le cose

giuste nel format più corretto possibile. La serialità funziona così, distribuisce i pesi

e arriva dove deve arrivare. Tra l'altro l'altra cosa, l'altro dualismo che va a toccare,

l'altra cosa che permette di gestire al meglio questa serie, questo equilibrio tra leggerezza,

dramma eccetera, è sbatterti in faccia i tabù. Perché appunto parla tantissimo di estrema

contemporaneità, parla di temi delicati, essere genitori, le difficoltà economiche,

i fans, le sex worker, la pornografia, la reazione, le reazioni online, perché c'è tutta la parte in

cui a un certo punto il fatto che lei faccia queste cose ha delle brutte ripercussioni eccetera. E lo

fa giocando su questi spiazzamenti, riesce a farlo in maniera libera, tranquilla, senza metterci il

morboso, senza metterci il giudicante, senza metterci il moralista. Il pistolotto. E soprattutto

anche quando gioca sull'esplicito, perché è estremamente esplicito, lei è nuda per un terzo

della serie fondamentalmente, non è mai mai mai mai né morboso né pruriginoso. Questa cosa è

inespiegabile. Praticamente tu entri talmente tanto nel personaggio che secondo me questa è

una roba che fa benissimo e che mi piacerebbe, ecco mi faccio un appello a tutte le ragazze e

le donne che guardano, che ascoltano il nostro podcast, per avere un feedback a parte loro.

Mi piacerebbe sì, sono d'accordo. Perché noi da maschietti, il meccanismo che è successo è che

tu eri talmente dentro che tutto quello che vedevi era talmente familiare. È un'esperienza strana

per un maschietto. Vedere una donna nuda, è chiaro. Per cui non c'era il sottotesto sessuale

mai. Era proprio come se anche noi avessimo avuto le stesse anatomie. Che bella sta cosa. Tutto

mentre parla di sesso e sessualità. Certo. Infatti su questa cosa è fantastica. Alla

fine a me è sembrato un mix tra un racconto un po' naif e una docufiction. Equilibrata bene,

funziona. Ovviamente, come diciamo, è tutto sui personaggi eccetera. I nomi,

ne abbiamo elencati prima, fanno un lavoro incredibile. Lei è bravissima, ha una gamma

di sfumature incredibile. Puoi gestire un personaggio intelligente, disinibito,

senza diventare a sua volta una merissù, un'antipatica o un oggetto. Lei è un essere

umano a 360 gradi. Bella sta cosa. Passi da momenti in cui la adori a momenti in cui la

prenderesti ammazzata in testa. Che cacchio stai facendo. Ripeto, è estremamente umana. Lei ha

questa gamma che raggiunge dei picchi incredibili ma poi riesce a ritornare senza problemi al taglio

cinico, ironico. Bravissima. Ovviamente, la Pfeiffer è Hofferman. Sono meravigliosi. Non

vi faccio spoiler, ma vi dicevo la penultima puntata, quella super dramma, il fulcro di tutto

il dramma è lui. Ci ha fatto capire già che oltre ad essere un grande attore brillante e comico,

mamma mia, la Pfeiffer può fare tutto quello che vuole. La Kidman, secondo me,

ha questo ruolo piccolino, costruito anche un po' su di lei, soprattutto per farla giocare.

Gigioneggia. Ripeto, la prima parte è che lei è un ex-wrestler. Il momento in cui la vedi arrivare

con i codini e il vestito, la tuttina, è molto bello. E poi quando fa l'avvocato,

fa la Kidman che fa l'avvocato. E ci sta. Non vorrei dimenticare invece il caso di supporto,

perché poi ci sono tutti gli altri. Ovviamente è una serie talmente complessa che se non le hai

azzeccati tutti, non la puoi mettere in… Non mi sarei aspettato di meno da David A. Kelly,

perché veramente lui è un maestro. Scusate, in questo momento non mi ricordo il nome dell'attrice,

ma l'attrice che interpreta la coinquilina che rimane, la cosplayer, è meravigliosa.

Tra l'altro, vabbè, c'è una cosa, crea questo rapporto col padre di lei, che è molto perché lei

è una fan del personaggio wrestling. E c'è questo sospeso che ho trovato bellissimo, perché rimane

sospeso, ma dice tante cose. Ed è una sottotrama non raccontata. Verissimo. Quindi, anche noi

viaggiamo verso le nostre scale. Allora, prima che dai il voto, visto che ne abbiamo parlato,

io anche alla luce degli altri voti dati arrotonderei all'intero superiore. Ok,

ok. Allora, direi così, al volo. Perché avevamo un minimo di indecisione sul voto tecnico per questa

serie. Comunque buono. Partiamo da un voto buono, ma valutavamo che per queste cose che

si sono dette, e soprattutto per le varie performance e equilibri, che forse meritava

un pochino di più. E quindi la nostra scala tecnica, che va da 1 di All's Faire e arriva

a 5 con The Pit, alla fine gli diamo un bel 4. Ah, ok. Il mezzo punto in più se l'è guadagnato.

Sei stato colui che ha ribaltato, ha confermato e ha ribaltato allo stesso tempo. Ma perché adesso,

al di là di quello che è la motivazione principale, secondo me questo è un film

al femminile che parla a un pubblico femminile. E io non mi ricordo mai nella vita di essere

entrato così dentro a una serie al femminile che parla al pubblico femminile così tanto,

con il riflesso di aver capito delle cose del mondo femminile che tu sai, ma capirle e saperle

è diverso. E dopo questa visione, quelle cose le sai e non le capisci. Le capisci e non le sai,

capito? Basta. Ma l'avete già venduta più o meno a metà della recensione,

ma io continuo, penso che la recupererò. Quindi, dicevamo, non è una di quelle serie

che cambieranno le sorti della serialità, ma è un ottimo dramedy che gestisce ottimamente

equilibri tra leggerezza e drama, con un parterre di attori che offre performance intense e divertenti,

che riesce a parlare di temi estremamente complessi, di tabù, di contemporaneità,

senza facili moralismi e giudizi, anzi, portandoci dentro a capire, ad avvicinarci a questa realtà.

Ho provato il calcolo della densità narrativa e avevo il sospetto che sarebbe finita così,

è una serie molto di confine. Diciamo che sarebbe nel quadrante disteso, ma molto sul

confine, al limite dell'intenso. E ci sta, perché corrisponde a questo dualismo, dramma,

commedia, eccetera. In sintesi, tempo e immersione. Cioè, la serie si prende lo spazio per costruire,

e a livello tematico questo è verissimo, anche se in realtà ha un ritmo anche abbastanza

sostenuto sulle vicende, e ti chiede di abitarci dentro. E questo è assolutamente quello che fa.

Quindi alla fine la massa narrativa è di 41 e 3 su 60, il ritmo è 3 su 5 e la densità molto

molto alta di 7,76. Secondo me poi il ritmo 3 su 5 è necessario perché tu devi entrare,

devi avere il tempo di entrare dentro il personaggio, di fare i passaggi mentali che fa

il personaggio. Quindi andare troppo veloci non ti permette di fare quel passaggio, che qui è

fondamentale perché sennò non riesci a costruire una macchina così complessa che sta in piedi.

Soprattutto nel range di otto episodi. Soprattutto perché la cosa bastarda di

questa serie, che probabilmente sarà la cosa killer del romanzo, è che in realtà ti truffa

un po', nel senso che i personaggi sono tutti cliché. Idealmente. Greg Kinner, il personaggio

di Greg Kinner, il nuovo compagno di Cheyenne, è il bigottone religioso capo di una congregazione.

Mancava la lista delle carte da estrarre. Ogni personaggio sembra voler giocare,

non rappresentare, ma soprattutto giocare su un certo tipo di cliché e poi dopo c'è lo

spiazzamento perché conosci la persona fondamentalmente. Esatto. Tu ti aspetti così,

però dietro questa cosa c'è questo, questo e quest'altro e poi ne riparliamo alla fine.

Infatti fanno tutti cose che alla fine non ti aspetti. Soprattutto il sbaglio che non ti aspetti.

Scala della scimmia. Anche qui ci ho pensato un po', però mi sa che siamo più o meno simili

di nuovo alla recensione di Legends. Perché stiamola, sentiamola. Eccolo. È vero che ci

sono vari colpi di scena, è vero che ci sono i continui salti tra commedia e dramma, ci sono

personaggi in cui entri in relazione per cui vuoi stare tanto tempo con loro, ma c'è anche da dire

quello che stavamo dicendo prima, cioè che è una dinamica che si prende i suoi tempi e i suoi

spazi. Quindi anche la scimmia lo fa. È costante, presentissima, però capisce, si rende conto che

deve godere dei suoi spazi. E anche l'effetto del disteso laddove c'è un certo numero di...

Come diceva Paolo, è un dramedy, sia la commedia che il dramma sono molto alti,

diciamo, e ovviamente un dramma alto tende a allontanarti dalla visione, perché fa male.

A rallentare. E quindi ci sta benissimo. E come ci consiglia?

Io direi, secondo me un consiglio è piuttosto libero, anche se secondo me la fruizione più

seriale, quindi tipo un episodio al giorno, ogni tanto, è killer. Se proprio volete la

doppietta di due episodi. Però devo dire che è uscita una volta alla settimana questa,

vero? Sì. Devo dire che Apple TV Plus è brava nel gestire, non dico la scansione,

quanto l'evento, cioè l'episodio come evento della settimana. È molto brava nel cercare

prodotti di questo tipo, che però hanno una loro idea e una loro autonomia anche guardati

in uno spazio più corto della settimana. Quindi probabilmente l'episodio giornaliero

è poi quello che fa la quadra. Secondo me sì. Poi ecco, Apple TV Plus, devo dire che

qualche incidente l'ha preso, però in generale sta mantenendo alta la... E ormai secondo me

quelli che fanno il grande botto sono loro. Continua HBO, ogni tanto scrollo e dico quante

vite dovrei vivere per riuscire a guardare tutto il suo catalogo. Allora, questo è tutto ragazzi.

Aspettiamo ovviamente i vostri pareri. Siete d'accordo con noi oppure no? Avete visto Margot

ha bisogno di soldi? O Margo? Margo. Perché mi confondo con Margo che è la serie francese che ha

ispirato l'Icon. E mi confondo, scusate. Quindi avete visto Margo ha bisogno di soldi o lavorerate

perché avevate bisogno di soldi? Anche voi vi annoiate così tanto in ufficio che vi fareste

infiltrare nell'andrangheta? Fatecelo sapere con un like o con un commento su Alipazzo. Allora,

noi ci sentiamo la prossima settimana e ricordate che chi non ci ascolta è un bimbino!

L'altra cosa che è stata più scena di stasera. Uno pensa, metti i piedi, esci in azienda. E'

complicato. Madonna che fatica che fanno queste. Te l'ha venuta la voglia eh? A proposito,

quando è che laviamo il nostro canale OnlyFans? Non lo so, vediamo. Se ci commentano che lo

dobbiamo fare, lo dobbiamo fare. Mamma mia la bonnizza che ho fatto.