Approfondimento settimanale in salsa nerd (ma non troppo) su tutte le forme del racconto a puntate partendo dalle Serie tv del momento fino ai fumetti, cinema e letteratura.
Vi dico solo una cosa, colori bianco e nero, colori bianco e nero.
Insomma, il nuovo Spider Noir con Nicolas Cage non si decide, a differenza dei Duffer,
che invece sono decisissimi a mettere in scena sempre e solo Stranger Things, anche se questa
volta ci hanno messo dei vecchi e la serie si chiama The Barrows. Ho detta bene? Siga!
Serie tv, fumetti e oltre. Sono cose serie. Ok, bentornati. Cominciamo con il rituale
dei fogliettini lanciati. Lanciati, lanciati. Oggi ne ho 72, ve lo dico. Questo vi fa capire
anche lo stato d'animo ultimamente del De Simone. Ma vogliamo fare una cosa che poi
ci scordiamo. Giusto. Se ci stai ascoltando in questo istante, prima che iniziamo,
un bel mi piace, un bel campanellino, un bel seguici, un bel quello che vuoi. Anche il
pollicione. Sudiamo, sudiamo e dacci un po' di refrigerio con questo piccolo gesto di fiducia.
Ma noi chi siamo? Allora, qui ai miei lati abbiamo Michelangelo Adesso, Paolo Ferrara
e in mezzo al due statuari. Buona serie a Matteo De Simone. Grazie, grazie. Dai,
parliamo quindi di Spider-Noir, che io ho battezzato Spider-Man Noir per tutto il
periodo fino all'ultima puntata dove ho letto... Ah no, ma quello è scritto diverso, scusate.
Ma è giusto, ma è giusto. Perché? È una versione alternativa di Spider-Man calato
nella grande depressione che è stato reinterpretato con un personaggio spalla della versione animata
dello Spider-Man Universe della Sony, il Spider-Man Nuovo Universo, dove era doppiato con Nicolas
Cage. E quindi davvero pensavamo che sarebbe finita così? Figuriamoci. Diventa a questo
punto un'altra versione alternativa live action con Nicolas Cage. In bianco e nero o forse a
colori. O forse in bianco e nero. O forse a colori. E alla fine si guarda pure. Questo è Spider-Noir.
Spider-Noir. Posso dire che io però non ho capito niente di sta roba del personaggio spalla animata,
non ho capito. Perché? Fattelo spiegare, fattelo spiegare. Cioè, ci arriviamo o me lo spieghi
dopo? La serie è stata creata dallo sceneggiatore Oren Uziel, che è autore soprattutto di cinema,
ha scritto film come 22, Jump Street e The Cloverfield Paradox. La serie, e arriviamo
proprio al punto, è ispirata al fumetto Spider-Man Noir di David Haine e Carmine
Di Giandomenico. Grandissimo Carmine Di Giandomenico. Che è nella mia libreria che mi guardo. Che è molto
molto bello. Che guardi e non hai letto. No, no, l'ho letto, l'ho letto. Ed è una delle miniserie, poi è
avuto successo, ha avuto anche un sequel, che fanno parte di questo universo Marvel Noir, dove ci sono
state create queste reinterpretazioni dei personaggi Marvel come se fossero nati nel
periodo della Grande Depressione. In particolare Spider-Man Noir, scritto da David Haine e disegnato
da Carmine Di Giandomenico. Miniserie che poi ha avuto anche un discreto successo, per cui ne hanno
fatto anche un sequel a fumetti. Che ha un'identità, racconta una storia in un certo modo, è anche
piuttosto cruda, forte eccetera. Quel personaggio che è piaciuto tanto anche graficamente, da lì è
stato pescato per diventare uno dei personaggi dell'entourage delle varie realtà alternative
dello Spider-Man Universe, ma in una versione alternativa a sua volta. Non è quella dello
Spider-Man Noir dei fumetti. Esatto, esteticamente è molto simile, anche perché per esempio il Fedora
lo mette dalla seconda miniserie. Ok. È molto simile, ma il carattere del personaggio. Per
quello dici era secondario. Esatto. E poi il carattere del personaggio non corrisponde a
quello di quel fumetto. A questo punto... Partiamo molto bene, partiamo. Visto che il personaggio
era piaciucchiato. Poi c'è stata Nicolas Cage eccetera. Decidono di fare la serie televisiva e
a questo punto la versione della serie televisiva è sì quella di Nicolas Cage, perché c'è Nicolas
Cage, ma ancora una volta è una versione di nuovo alternativa. Non è esattamente quello Spider-Man
Noir. Ok. Quindi anche per questo probabilmente che da Spider-Man Noir la serie è diventata
semplicemente Spider-Man Noir. Infatti lui si fa chiamare il ragno. Giovani diritti. Il ragno
nel senso che... Su questa cosa potremmo anche fare un focus. Mamma mia, oggi ci piglio sempre. A produrla
questa volta, la cosa strana, perché uno normalmente in questo momento si aspetterebbe, che ne so,
Disney. Non sai quante volte sono andato su Disney per vederla? A produrla è MGM Plus e Amazon Prime
e infatti è distribuito su Amazon Prime. C'è l'uomo ragno che è frantumato. C'è una parte
su Sony, una parte su Marvel e quindi Disney. Lo vogliamo togliere un pezzo da Amazon? Ma quindi
c'è una scenetta con un camioncino degli anni 40 con sopra scritto Amazon che consegna un pacco?
No no, non mi sembra di averlo visto. Per fortuna no, ma c'era una donna a cavallo. Allora,
diciamo due cose del cast, parlando delle cose tecniche, perché è considerevole. Perché accanto
a Cage ci sono una serie di nomi, alcuni molto famosi, alcuni magari meno famosi come nomi,
ma sono già facce che vi ricordate, e che fanno qui in questa serie una considerevole figura.
Vero. Abbiamo Li Jun Li, che non è un gioco di parole, che abbiamo visto per esempio in Quantico.
Lo so, però qui funziona meglio. Che ci regala, e torniamo alle versioni alternative,
un personaggio che in realtà si chiama Felicia Hardy, che qualche lettore di fumetti dei nostri
ascoltatori avrà già colto. Nei fumetti classici di Spider-Man Felicia Hardy è la gatta nera.
Che si va a chiamare, il suo soprannome è Cat. Che ha questo personaggio che sta,
tra Rita Hayworth e Lauren Bacall. Poi abbiamo Finbarfin Byrne, ovvero Silvermane,
che è il villain di questa serie, il boss mafioso, che nei fumetti esiste come italiano in realtà,
il personaggio di fumetti è italiano, non irlandese, perché diventa capo del Maggia,
che è la versione Marvel del Maggia, che è nelle mani del monumentale Brendan Gleeson,
che ha una carriera cinematografica considerevole, ma fondamentalmente ce lo si
ricorda per due cose seriali. Uno è Malocchio Moody, ma soprattutto recentemente, serialmente,
come protagonista di Mr. Mercedes, la serie televisiva tratta dai romanzi gialli per una
volta di Stephen King. Consiglio, dopo aver visto la versione doppiata, di rivederla,
possibilmente in bianco e nero, ma in versione originale, perché lui, essendo di origine
irlandese, calca tantissimo sull'accento e regala dei momenti che sono veramente spaziali. Poi
abbiamo Jack Huston, che abbiamo visto in Borewalk Empire e Fargo, che qui offre la
versione alternativa dell'Uomo Sabbia. E Lamone Morris, che abbiamo visto in New Girl e anche
lui in Fargo, ci regala Robbie Robertson, che nei fumetti classici dell'Uomo Ragno è l'unico
dipendente del Daily Bagel buono. E anche qui lui fa l'ex giornalista del Bagel. E tenta di
rientrare al Daily Bugle. E diciamo solo i principali, perché il cast è abbastanza ricco.
Ma citiamo ancora, almeno io ci tengo a citarlo, perché c'è un piccolo ruolo per le prime tre
puntate della serie per Lucas Haas, che è il personaggio del braccio destro di Silverman.
E se vi pare una faccia nota, non è tanto perché ultimamente ha fatto qualche partecipazione
seriale, l'abbiamo visto in Touch, ma perché quella faccia ce l'avete in testa da un bel po',
perché lui ha esordito come attore bambino. E soprattutto, secondo me, ve lo ricordate,
perché lui era il bambino di Witness, il testimone del film con Harrison Ford, dove faceva...
E tu come l'hai fatto a riconoscere? Sono passati 40 anni.
In realtà, scusate, apro un incipito pubblicitario, perché parlo di un film in cui lui è protagonista
bambino. Ma tutta questa cosa delle versioni alternative, eccetera, e anche dei diritti,
ne parliamo perché c'è una piccola curiosità legata proprio alla questione di fumetti e
personaggi. Perché all'interno di questa serie c'è un altro criminale che viene dal mondo di
Spider-Man ed è un criminale con i poteri elettrici. Elettro? No. Tutti penseranno elettro,
invece no. Si chiama Megawatt ed è un personaggio che credo sia stato creato intorno agli anni 90,
il personaggio di Megawatt. No, scusa, addirittura più negli anni 2000 che negli anni 90. Perché non
è elettro? Perché Megawatt non è elettro? Perché? Perché in realtà, come dicevamo prima,
c'è un bel guazzabuglio sui diritti legati ai personaggi di Spider-Man. Siamo arrivati.
Siamo arrivati alla verità. Perché alcune cose sono in mano alla Sony,
alcune sono in mano alla Marvel e alcuni personaggi non si potevano usare. Su Elettro
non si sa. Nel senso che il regista, lo scrittore, ci aveva il dubbio e per non avere rotture di
scato ha detto, sai che, facciamo che ne usi un altro, così evitiamo, cambiamo unità di misura.
Non è possibile. Nel dubbio ha deciso che no. Ma di che cosa parla? Ben Reilly, infatti scusate,
nel fumetto Spider-Man Noir invece è un Peter Parker, non è un Ben Reilly. Ben Reilly è un
investigatore privato nel mezzo della grande depressione, ma a proposito di depressione lui
ne sa qualcosa perché la vive in prima persona, perché lui è il supereroe, il ragno, che però
ha smesso di indossare la maschera da qualche tempo non essendo riuscito a salvare la sua
compagna. Questa cosa lo sta minando molto dentro. La sua assenza però come eroe ha fatto sì che il
boss della malavita Silverman sia riuscito a diventare il vero padrone occulto di New York.
A un certo punto riceve un incarico di investigare su una potenziale moglie fedifraga ma si ritrova
in mezzo a una sorta di trappola, diciamo proprio di ragnatela, che lo porta a scoprire intanto
l'esistenza di altre persone dotate di superpoteri, ma soprattutto scopre una donna, una femme fatale,
che forse gli sta facendo un po' cambiare idea. Quindi potrebbe decidere di tornare a rispolverare
la mascherona e il fedora del ragno. Quindi tolte la componente prettamente supereroistica,
qui siamo proprio con tutti i piedi dentro il classico noir. Però io ho una domanda,
quale sarà il superpotere della femme fatale? Sono curioso. E no, niente spoiler, ho un'idea
ma niente spoiler. Allora partiamo, se dobbiamo recensire in questo caso non possiamo che partire
dall'elefante nella stanza, perché la serie come dicevamo è stata rilasciata in doppia versione,
in bianco e nero e a colori. Quindi la prima domanda che sorge spontanea a chiunque sia dotato
di tre neuroni in croce e si trova davanti questa scelta è qual è la più adatta? Qual è la migliore?
Qual è quella che potenzialmente potremmo definire la versione originale di questa serie? Allora
diciamo che se la prendiamo dal punto di vista del senso, cioè che ha senso, direi sicuramente
quella più affine al genere, alla struttura, al sapore e anche alle scelte metanarrative che sono
infilate nella serie è ovviamente Bianconeri. Ma è la scelta più filologica, è anche quella
stilistica. Però a questo punto si apre una questione grossa di cui dobbiamo discutere parecchio,
perché il primo impatto, la prima impressione, soprattutto indagando tra di noi diciamo con
una visione adeguata a quello che succede normalmente, cioè una visione magari su tablet,
su cellulare, su schermi di pc mentre stai facendo altro eccetera, l'impressione generale,
iniziale, che sia la versione in bianco e nero che quella a colori, c'è qualcosa di strano. Cioè
la versione in bianco e nero sembra un po' come direbbe un personaggio di un'altra serie tv un
po' smarmellata, mentre la versione a colori sembra un po' esagerata, un po' eccessiva. Ma
in realtà il primo impatto è che ho visto il primo episodio, in realtà la prima mezz'ora
dell'episodio su un televisore normale, io ho trovato le prime immagini veramente molto grigie,
che ho pensato cavolo, stanno cercando di recuperare un'estetica da film di quel periodo,
parliamo appunto delle nuove, perché io mi sono fissato con il fatto che volevo vederle in bianco
e nero, non mi interessava il colore. E ogni volta... Questi tre... E che provavo tra l'altro
cercavo in maniera abbastanza insistente di provare a farla partire in bianco e nero e
sull'app della mia fire tv partiva quella a colori. Sì, c'è un'app che dovete aggiornare perché c'è
una modalità nuova, perché praticamente tu qualsiasi puntata puoi switchare in tempo reale
tra colore. Ma devi aggiornare l'app, perché io per vederla in bianco e nero sono dovuto andare
sul telefono, switchare sul telefono e magicamente tutte le puntate sono arrivate. Poi l'app si è
aggiornata e ogni volta che prendevo play mi diceva ma vuoi vederla in bianco e nero a colori.
La prima impressione è stata quella. Sulla lunga distanza invece ho fatto, credo di aver fatto bene
a scegliere la visione in bianco e nero, che mi ha dato molte soddisfazioni. Verissimo, però per
esempio ci sono anche delle criticità, perché ci sono almeno un paio di cose, un paio di scene,
c'è un paio di momenti nel corso della serie che risultano leggermente scuri e quindi si capisce
benissimo. Ma soprattutto per esempio c'è un personaggio che se la gente non dichiara in
bianco e nero non capisce, perché è l'uomo sabbia, che fino a un certo punto ha il dubbio, mentre a
colori quella cosa gli è super. Capisci perché c'è il cromatismo che aiuta. Allora mi sono appassionato
a questa cosa, quindi ho detto vabbè, noi sappiamo che sono dei coglioni, ma non è su Disney Plus,
magari. Anche perché prendendo una scheda a caso di MDB scopri che ci sono due. Su sta roba del
colore dietro ci stanno Darren Tiernan, che è DOP di The Penguin, ma prima aveva fatto il reboot di
Perry Mason. Eeeh, tanta roba. Diciamo che non è proprio un coglione. Poi c'è Peter Deming che su
due episodi. Devi lanciare anche tu il foglietto, vero? Sui due episodi, il 5 e il 6, ha messo lo
zampino che lui è solo candidato all'Oscar ed è stato scelto per quei due episodi per riportare
l'atmosfera di Mulholland Drive e Twin Peaks girati da David Lynch, perché ricordiamo che in quel
periodo è venuto a mancare David Lynch. E poi c'è al colore Pankaj Bajpai, chiedo scusa all'artista,
che si è occupato del colore. Lui ha lavorato alla Tigre e il Dragone, Bridgerton, che mi
sembra abbastanza sparata di colore, e ovviamente The Penguin. Quindi, partendo dall'idea che a
differenza delle altre situazioni in cui si parte dal colore e poi si desatura, anche Ripley,
di cui abbiamo elogiato più volte il fatto che era nata come una serie da pubblicare a colori.
Poi a un certo punto, sarà che c'era anche un signor direttore della fotografia, però ha deciso
di farla in bianco e nero e si sono fatti un culo a tarallo per creare quel bianco e nero.
Esatto, perché l'idea non era semplicemente sottrarre, ma creare un bianco e nero che
avesse una personalità. Qui invece il lavoro è opposto. Loro hanno detto ricreiamo le condizioni
tecnologiche dell'epoca. Per me questo è un applauso. Loro hanno girato in bianco e nero,
allora poi facciamo un piccolo... però loro hanno girato in bianco e nero, quindi tutte le
inquadrature, tutta l'illuminazione era fatta alla vecchia, con le luci a tungsteno che non
si usano più da anni. Caldissime, pesantissime. Poche luci, perché all'epoca non potevi portare
grosse luci. I registi vedevano in bianco e nero. Sia la telecamera, che aveva a bordo quello che
era il LUT, quindi il file di configurazione sui colori, che era nativo, ricostruito
matematicamente per essere quel bianco e nero lì, e quindi loro vedevano tutto in bianco e nero.
Se non che c'è stata questa roba che hanno voluto farlo anche a colori. Adesso, lì si parla di
quello Showrunner che aveva deciso che forse era furbo farlo anche a colori. O forse Nicola
Scage ha detto, guarda, dobbiamo farlo a bianco e nero. La versione vera è bianco e nero, ma se la
facciamo a colori, magari qualcuno che non è abituato, switcha e gli facciamo scoprire il
bianco e nero. Mi sembra una super cazzola fuori scala. Il che conferma che potrebbe essere una
vera affermazione di Nicola Scage. Quindi cosa succede? Succede che per girare il bianco e nero
dell'epoca, date le condizioni di luce e della tecnologia dell'epoca, tu dovevi avere un set
molto colorato. Per avere quei grigi tu dovevi avere roba molto sparata, i verdi forti, gli
arancioni forti eccetera. Allora hanno detto, per fare il colore sai che facciamo? Sfruttiamo questa
cosa qui e facciamo una calibrazione sulla telecamera che si può switchare in tempo reale,
in modo da vedere il colore, per riprendere il technicolor dei grandi colossal. Il mago di odds.
Esattamente. Pacchianissimo. Ma questa cosa ha giustificato, ha recuperato tecnicamente la
necessità di avere della roba proprio sparata di colori. Gli arancioni sono sparatissimi, i verdi
sono sparatissimi. Tant'è vero che i costumisti e gli scenografi hanno costruito seguendo gli
effetti che vedevano in telecamera. Quindi gente che arrivava, ma sta roba non si può guardare.
Il regista parlava di una stanza che era stata dipinta di lime quasi fluorescente,
dico ma come cacchio la riprendiamo a sta roba? Poi hanno visto quello che dava l'effetto questo
lime sul bianco e nero e hanno detto a posto così. Quindi c'è stato questo grosso lavoro di ritorno
indietro nel tempo a livello tecnologico. Questo secondo me spiega tutta una serie di problemi che
ci sono. Innanzitutto c'è un problema di leggibilità che stavamo dicendo. Però se tu ci pensi un attimo,
noi stavamo guardando una roba, un noir. Dentro sto noir a un certo punto ci spariamo degli eventi
che sono legati a un immaginario di oggi. Quindi diciamo che la grammatica che tu stai usando e che
tu usi perché hai quella tecnologia lì non è in grado di rappresentarti lì per dettaglio tipo l'uomo
che c'è la sabbia non è in grado. Tu non l'avresti fatta quella cosa lì. Anche solo le fiamme o anche
solo i fulmini. Perché la tecnologia non è in grado di raccogliere abbastanza dettagli, infatti
non si capiscono, perché non avevi una tecnologia adatta. Tant'è vero che in quelle scene invece è
molto meglio lì per il colore sparato perché la texture risalta tantissimo. Quindi ci sono delle
robe che si vedono molto bene a colori e delle robe che invece funzionano molto di più in bianco
e nero. Ma perché? Perché quella è girata come se fosse un noir. Le geometrie funzionano, gli stacchi
bianco su nero funzionano tantissimo. Quando c'è il rapporto tra il bianco e il nero molto definito
quindi quello funziona di più quando è in bianco e nero. Infatti le scene di urne con una luce molto
forte, le scene dove la roba in primo piano è tutta in nero è molto illuminata la roba in secondo
piano. Poi vabbè ci sono dei trucchetti proprio da classico film noir o da film degli anni 40. Ci
torniamo. Ma anche le scene d'azione. La scena d'azione dei film degli anni 40 era gente ferma
che sparava. Non è gente che faceva i volteggi. E infatti sono più chiare a colori, capiscono
di più a colori che non in bianco e nero. Perché secondo me è proprio un fatto di grammatica. Tant'è
vero che se tu guardi a colori tu non capisci che stai guardando un noir. Non è vero. L'atmosfera
è quella che tu cogli quei dettagli. E' proprio questa mancanza di lessico cinematografico tra
il colore bianco e nero secondo me crea quel problema. Al netto di che se la volete vedere
bene dovete tenere un cazzo di monitor calibrato da paura e un tubo al 100 gigabit per avere il
massimo della qualità. Possibilmente almeno un 4k. Ma infatti questo torna tutto. Perché? Intanto
torna con, l'hanno citato praticamente tutti, una affermazione che ha fatto Nicolas Cage su come ha
interpretato il suo personaggio. Perché lui ha detto io ho basato il mio personaggio 50%
Enfrey Bogart 50% Bugs Bunny. Il problema è che quello che tutti quanti hanno sempre pensato è
che stesse facendo una metafora. In realtà è alla lettera la questione. E anche questa idea,
questa questione, l'idea di tentare di ricreare eccetera, alleggia su tutta la serie. Perché anche
narrativamente e registicamente questa serie vuole a tutti i costi, non ci vuole raccontare
una storia ambientata durante la Grande Depressione, ci vuole raccontare una storia
ambientata nella filologia del cinema che raccontava il periodo della Grande Depressione.
Ci sono scene, citazioni, momenti registici, i personaggi stessi. Come dicevamo prima,
il personaggio della femme fatale è una femme fatale che richiama molti personaggi del noir,
eccetera, ma richiama anche attrici. Così come alcune interpretazioni. E questa cosa è bellissima
anche nel fatto che la serie lo fa su due binari. Sia direttamente, perché durante la serie,
durante le azioni, durante le situazioni, vengono citati film, vengono visti film. Cioè lui che sta
guardando scene, cita battute a memoria, eccetera, ma anche, come dicevamo, indirettamente perché tutta
la struttura, le meccaniche, i cliché, i personaggi, tutto è stato fatto avendo chiaramente in testa
quelle dinamiche, quella roba lì. Infatti sta cosa mi lascia un po' perplesso, nel senso torna un tema
su cui siamo tornati di spesso ultimamente, di là per ragioni molto più concrete, però quello
del Target. Perché questa è una serie che rientra nell'universo Marvel, nell'universo
Spider-Man, eccetera, quindi teoricamente una serie che vorrebbe rivolgersi anche a un pubblico molto
giovane. Invece secondo me affine all'altra serie di cui parleremo stasera, perché è un po' una serie
da vecchi di merda. Cioè nel senso? La mia impressione è che loro volessero fare questo
esperimento e non gliene è fatto proprio un cazzo di dove lo devono mandare e a chi parla.
Volevo entrare a gamba tesa proprio sul fatto delle citazioni. Lui sarà un po' Bugs Bunny,
soprattutto nelle parti più slapstick, ma lui è Humphrey Bogart, tanto che lo cita. Cita la
famosa battuta meglio uno dog allo stadio che un roast beef al Ritz, che è proprio una roba che
ha detto, non ha detto il personaggio, ha detto Humphrey Bogart. Ma infatti quelli sono i binari
narrativo e metanarrativo e questa cosa è molto carina. Ed è costruita, soprattutto una cosa che
io ho trovato gradevole, è costruita perché si intende del genere. Cioè io ti dico, ti faccio
una serie su Spider-Man noir, no, ti faccio una serie moderna che legge totalmente, e se lo vuoi
guardare ovviamente in bianco e nero, tutti i canoni cinematografici e proprio di grammatica
del genere. Parlavamo in chat il famoso Dutch Angle, che è l'inquadratura un po' spostata,
un po' storta, che nel cinema espressionista prima era per significare, in qualche modo per
dare un'idea di strano, di strambo, di ambiguo, e invece nel noir era proprio per dare questo
senso di smarrimento. Qui viene esagerato, viene anche buttato, anche quando la gente si gira c'è
un Dutch Angle, che non serve assolutamente nulla. Oppure il fatto di utilizzare fuochi diversi e poi
improvvisamente mettere il particolare a fuoco, come in Quarto Potere, il particolare a fuoco e
anche lo sfondo. Oppure un momento in cui il personaggio pensa e sullo sfondo ha le vignette
con le azioni che sta guardando. Mancavano le tendine che invece Lucas usava tantissimo in
Star Wars. Un paio di volte c'erano. Sono poco. C'è invece l'Iris. Prima che vai avanti però
volevo dire una cosa su Bugs Bunny. Cage sappiamo che è una sagoma, però io ho l'impressione che in
questa cosa lui ci abbia messo qualcosa che non ha messo mai in nessuna parte. Una cosa di suo,
molto forte, forse come omaggio proprio a quel tipo di cinema, non lo so. Peter Parker, l'ironia
brillante di Peter Parker. Se tu sei negli anni 40, qual è il personaggio che effettivamente ha
l'arguzia, quella brillantezza? Bugs Bunny. Quindi che lui si ispira a Bugs Bunny secondo me è uno
che ha fatto proprio il giro. L'ha capito talmente tanto che è riuscito a riproiettare quel tipo di
brillantezza negli anni 40. E se negli anni 40 l'unico era un coniglio? Vogliamo entrare anche
su quello che ha fatto Nicola Cage? Al di là di come sia riuscita la cosa, ci arriviamo.
Diamo poi delle vince. Rimanendo in questa cosa, uno penserebbe con questo tipo di struttura di
meccanica, e infatti così succede da un certo punto di vista, la trama per dire. La trama è
un'operazione molto lineare, tanto che non ci sono particolari sorprese. Dritta per dritta,
sappiamo dove andiamo. Alcune cose te le aspetti, sai cosa succederà, eccetera. Ma tanto non è
quello il punto. Sono d'accordo. E qui invece entriamo in quello che è personalmente uno dei
punti di maggiore forza di questa serie, ovvero arriviamo ai personaggi. E i personaggi di nuovo,
entrando in questo universo di cui abbiamo discusso fino adesso, dici ok, i cliché. E infatti sono
i personaggi che rappresentano un topo classico del noir. La femme fatale, il buttafuori del boss
del capo, il boss del capo, il cattivo fuoriscala. Sempre rimesso un po' dal basso. La cosa bella è
che li cavalcano, ma in una maniera che ribalta tutto. Perché tutti, tutti, anche il bambino
che fa, sono tutti personaggi che in realtà rivelano subito, in brevissimo tempo, uno spessore
incredibile. Tutti i personaggi sono un cliché e lo ribaltano. Tutti i personaggi, anzi no,
non è vero che lo ribaltano. Rappresentano un cliché, ma ti raccontano come si diventa quel
cliché. Sì, ma è un cliché rappresentato con tutti i punti migliori proprio del cliché. Cioè,
è un cliché costruito con tutti i punti di forza. Perché se una femme fatale deve essere
femme fatale, deve essere a 360 gradi. Nel fatto di essere ambigua, nel fatto di essere
oggettivamente di bella presenza, di avere delle doti di ammaliatrice, ma anche quello
spessore di dire io sotto c'ho però covo del... Due ovaie così. Ma no, ma anche una tristezza,
una roba drammatica. Anche perché è un noir, raga. Per forza. Diciamo che nel noir più classico
tu intuisci che i personaggi hanno delle motivazioni. Non sempre ce le hai, soprattutto
non sui secondari. Qui no. Porca miseria. Qui emergono in maniera solida, consistente. Tutti
i personaggi da questo punto di vista sono un crescendo. Cioè alla fine non solo ti affezioni,
ovviamente partecipi, eccetera. Ma porca miseria, quello che dovrebbe rappresentare il personaggio
più distante, più respingente di tutti, un po' te la fa lo stesso. Perché Megavatt, per esempio,
porca miseria. Lì riprendi di nuovo il cliché e lo fai diventare un chiacchierone che cita
Shakespeare, che cita degli scrittori che non trovesti mai in bocca a un villain classico.
Invece il vero ribaltamento, e qui la sorpresa, avviene nella componente supereroistica. Perché?
Perché di nuovo il tema è il tema Marvel. Da un grande potere deriva una grande responsabilità. Ma
qui lo affrontiamo nel suo opposto. Cioè proprio perché so che da un grande potere ne deriva una
grande responsabilità, io non c'ho cazzi, non la voglio la responsabilità, quindi non voglio più
il potere. Non voglio il potere, quindi non voglio responsabilità. Perché non voglio responsabilità.
E' tosta questa. Questa è veramente tosta. L'arco del personaggio è basta, so che ho le
responsabilità, e io quei cazzi da per terra non li voglio raccogliere, fondamentalmente.
Questo spiegherebbe anche perché non è su Disney Plus.
Sì, questo anche no. Non lo so.
E' questa cosa. Quindi la realtà, l'ansia del fallimento che ha provato sulla sua pelle,
perché ha fallito fortemente. Anche il grande topo di Spider-Man. Tutte le versioni di Spider-Man
alternative funzionano basandosi su un canone fortissimo. Cioè un grande affetto che muore
in conseguenza di un suo errore. Il senso di colpa nel classico canone di Spider-Man
diventa il motore che gli dice no, assumiti le tue responsabilità.
Qui è il contrario.
Nel suo caso diventa il motore che gli dice mamma se bruciano le responsabilità, no grazie.
Che è anche questo un altro grosso cliché del noir, in cui sono tutti sconfitti,
tutti con una colpa che devono espiare e si fanno del male fisico. Bevono e fanno schifo.
E arriviamo. Tutti i personaggi che funzionano perfettamente, anche e soprattutto grazie a
degli interpreti che gli danno giustizia allo spessore che arriva dalla scrittura.
Yes.
Gleason sono tutti, ma tutti quanti fanno un lavoro pazzesco. La segretaria.
Che bello. E poi c'è Nicolas Cage.
Guarda, lasciami spezzare una lancia.
Io purtroppo devo prima fare una grossa critica che non è né a Nicolas Cage né alla serie,
ma alla versione italiana. Nel senso che purtroppo, non è colpa di nessuno da un
doppiaggio. Il doppiaggio è ottimo.
Ian Selmo che lo doppia sempre.
È quello che ormai lo doppia da diversi anni. Funziona tutto, tutti i personaggi sono molto
belli, molto puliti. Ecco, qui c'è il problema di quello che qualcuno chiama il doppiaggese.
Cioè c'è una pulizia totale.
Però è anche vero che noi il noir degli anni 40 l'abbiamo avuto molto impostato.
E invece, tornando a tutti i discorsi che abbiamo fatto prima, probabilmente molte di queste
sfumature in italiano le perdiamo. Le perdiamo perché quella pulizia appiattisce tutta una
serie di sfumature, di questioni che vengono fatte in originale. Per esempio Gleason che
marca tantissimo l'accento irlandese. In italiano è un personaggio che parla un italiano bellissimo
tra l'altro.
E poi c'è Nicolas Cage. Nicolas Cage, questa volta, sì, va bene, ok, c'è sempre il suo
overriding, spinge tanto, sta sempre un po' sopra le righe. Ma compie un lavoro, compie
una serie di lavori, che in italiano fanno macchietta. Perché vengono di nuovo puliti
ed adattati. In originale è un'altra roba.
L'attore giusto per la serie giusta. L'unica cosa, come dicevamo, scusami Paolo, che gli
fa difetto è l'età. Perché magari meno imbolsito avrebbe colpito.
Anche perché lo spacciano per un quarantenne e non è proprio credibile.
Però io aggiungo una cosa che purtroppo nell'edizione italiana si perde. Non me ne vogliate, ma io
me la sono goduta in lingua originale. Lui innanzitutto, sì, ok, da sempre quel centimetro
in più di…
Quello è lui, è Nicolas Cage.
Ma quello che fa per rendere il suo personaggio veramente tosto, veramente a 360 gradi, è
il fatto che dovendo in qualche modo gestire dei momenti in cui deve spacciarsi per qualcun
altro, fa le vocine, fa gli accenti, esaspera o esagera le sue camminate.
Fa Bugs Bunny.
Fa il ragno. Perché c'è un momento in cui imita quelle che sono le mosse di un ragno,
non dell'uomo ragno. Ma c'è una cosa che probabilmente chi l'ha vista in Italia non
si è perso.
Assolutamente.
Tu parlavi di una cosa…
Raccontiamo questa storia perché è tosta.
Tu parlavi del fatto… mi ricordi solo il direttore della fotografia, come si chiama?
Quello che è stato il direttore di fotografia di Lynch, arriva sul set per girare gli ultimi
due episodi, comunque siamo all'altezza degli ultimi due episodi, e riceve proprio in quelle
ore la morte purtroppo di David Lynch.
Questa cosa ovviamente raggiunge anche tutto il set e quindi il cast e il direttore della
fotografia ha un incontro con Nicolas Cage, che chiaramente ricorda bene.
Lui era anche abbastanza famoso perché in alcune interviste gli faceva un po' il verso
a David Lynch.
C'è una scena molto importante degli episodi finali in cui il personaggio di Ben si infiltra,
comunque entra all'ospedale dove deve andare a controllare i documenti della famosa dottoressa
che ha cercato di curare alcuni super, viene scovato dentro e improvviso ovviamente un
pazzerello.
All'improvviso lui comincia a tremare, si mette una mano in testa con la sigaretta e
comincia a blatterare con un accento stranissimo, diceva ma qua non c'è il dottore… no qui
non c'è, guarda si è sbagliato, è al piano di sotto, allora me ne vado, me ne vado, me
ne vado.
Questa roba colpisce il cast perché non era tra le cose che Nicolas Cage avrebbe dovuto
fare, avrebbe dovuto improvvisare ovviamente, però lo ha fatto esasperando delle mosse
e soprattutto sulla voce ha fatto un lavoro pazzesco.
In realtà lui stava imitando David Lynch, la sua classica parlata un po' nasale, un
po' del sud, il fatto che gesticolasse molto con la sigaretta sempre in mano perché David
Lynch fumava milioni di sigarette al giorno e questa cosa ha colpito il direttore della
fotografia che ha rivisto poi il girato e ha avuto dei briviti pazzeschi, lui è stato
il suo modo, il modo di Nicolas Cage per dare un piccolo tributo sul momento e è qui che
secondo me dobbiamo dare a Nicolas Cage quello che è, lui è eccessivo, è fatto così,
però secondo me era l'attore giusto per la serie giusto al momento giusto e l'unica
cosa, come abbiamo detto fuori dalla registrazione, è che gli si può imputare il fatto che abbia
raggiunto un limite di età che forse non era proprio, che poi nelle scene dove lui è
più giovane la CGI ha fatto un gran lavoro, perché sembrava il Nicolas Cage di anni.
Nelle scene in presenza devo dire che l'effetto parruccone di quei capelli non funziona molto
bene.
L'unica cosa che gli devo rimproverare a quel ragazzo sono i ghost rider, per il resto
lo puoi amare o meno ma gli riconosci che è un grande attore.
Infatti arriviamo a questo punto alle nostre scale tecniche, partiamo come sempre dalla
scala tecnica di base che è quella che da 1 di All Sphere va a 5 di The Pit e direi
che almeno questa serie è un 3,5 su 5.
Guarda mi piace, mi piace, ne abbiamo discusso tanto fuori onda e sono d'accordo.
Dell'impatto sul pubblico, non di Nicolas Cage, ma dell'impatto sul pubblico che può
avere Nicolas Cage, infatti avremo una seconda scala, e del fatto che sia la versione alternativa
di una versione alternativa di una versione alternativa, quindi se avete letto Spider-Man
Noire e vi aspettate di trovare quella roba lì, no, non è proprio quella roba lì.
Spider Noire è una decentissima defaticante che propone una storia classica ma derivativa
con consapevolezza.
Grano sali se direi.
Anche il sapore fumettoso a me ha ricordato un certo modo di fare i fumetti d'avventura
del passato, quindi diciamo, visto che spesso si usa in maniera negativa, un senso di fumettoso
positivo che gioca mediamente bene le sue carte e lo fa con dei personaggi interessanti,
anche se la storia magari non ha grandi sorprese, i personaggi sì, hanno uno spessore, una
consistenza veramente, veramente notevole di quelli che vi si appiccicano addosso e di
cui non vi libererete tanto facilmente, infatti sinceramente io sono già qui che spero in
un rinnovo per una possibile seconda stagione.
Ti dirò che a parte Wonder Man che è stata una sorpresa che non ha capito nessuno, forse
questa, come dicevi anche tu prima della registrazione, forse è una delle migliori serie Marvel
che sia uscita nell'ultimo anno e mezzo.
Se stiamo nel canone di una serie di avventure e di supereroi, questa è la migliore degli
ultimi cinque anni.
Sono d'accordo, posso dire solo che il voto giusto è tre e mezzo, nel senso che voi guardate
quella serie e ci sta alla grande.
Se però avete visto questa puntata, avete scoperto tutti i retroscena che ci sono dietro,
tutto il lavoro fatto e siete dei nerd cinefili degli anni quaranta, questa serie secondo
me guadagna quattro, quattro e mezza abbondante, perché è proprio un omaggio veramente che
solo dei professionisti di quel livello potevano confezionare.
Allora, se ti arriva su Amazon Prime e la accendi, secondo me il voto corretto è questo.
Ufficializzamola.
Tre scale.
La scala generalista, tre e mezzo su cinque, la scala cinefila, quattro e mezzo su cinque.
Per quello che c'è dietro direi proprio di sì.
Poi io metterei la scala Nicolas Cage, per chi ha dei problemi con l'overacting di Nicolas
Cage, purtroppo ci attestiamo al due e mezzo, ma consiglio a tutte queste persone quantomeno
di provare a sperimentare la versione originale, che magari fa tre.
A me fa molto ridere perché sia io che te siamo dei grandi estimatori di Nicolas Cage
e so benissimo che quest'ultima scala ti ha dato molto fastidio doverla mettere sotto.
Sì e no, nel senso che io ho un rapporto di amore e respingimento, io lo trovo che sia
un grande personaggio di Hollywood, non ce n'è.
Diciamo che spesso mi fa più simpatia la persona che l'attore, quello che interpreta
bene.
Poi dipende, è variabile, ci sono alcune cose in realtà in cui io l'ho adorato, mi piace
moltissimo.
In altre devo dire che il problema è che scolla, cioè il suo overacting su certe cose
La densità narrativa, su questo sono molto curioso, abbiamo fatto il calcolo e di nuovo
ci ritroviamo ultimamente molto frequente in una situazione di confine, perché si collocherebbe
nel quadrante intenso, ma molto sul confine di quello frizzante, perché siamo in quella
zona lì.
Molta sostanza concentrata in tempi serrati, massa narrativa di 36 su 60, ritmo narrativo
4 su 5, densità di 5.75.
In ogni caso sapete che cosa state guardando attraverso la scala narrativa, sapete quanta
roba c'è lì dentro.
Infatti è denso, più che narrativamente, sui personaggi, densissimo sui personaggi,
ma effettivamente molto frizzante, e c'è niente da scherzare, non poteva.
Confesso che mi ha intrigato persino sui dialoghi, anche lì tagliati con l'accetta, dicono le
cose giuste al momento giusto, non ci sono sbavature, non c'è lo spiegone, non tanto
da un punto di vista seriale, quanto di genere anche lì, deve essere qualcuno che te la
deve raccontare.
E questo è il fascino del dialogo di cliché, ma messo in maniera intelligente.
Però a questo punto c'è la scimmia.
La scimmia si attesta su un bosco intero, siamo a 3.
Secondo me è una bella media.
Senza chissà quali sbalzi e sconvolgimenti ed entusiasmi, è una scimmia che mantiene
comunque un'ottima media, con alcuni buoni colpi di scena, e soprattutto, torniamo di
nuovo lì, personaggi intriganti e una costruzione che magari è un po' lineare, non particolarmente
sorprendente eccetera, però il suo mestiere lo fa.
Non ci sono errori, non ci sono forzature, proprio paragonandola al resto del mondo Marvel,
quello che c'è è dritto, funziona, ha senso e ha anche consecuzio, che non è così scontato.
Come consiglio per la frizione, a parte il fatto che partirei a questo punto con bianco
e nero in originale, direi che il consiglio è un grande classico che si affina a quel
periodo, un bel 1-2. Direi, come i pugili d'Antan, due episodi a botta mi sembrano la posologia
ideale. Soprattutto le prime due. Soprattutto all'inizio, perché le prime due vi sembrano
di vederne quattro, per come è costruito, per cosa c'è. Le prime due puntate sono molto
dense, quindi conviene vederle molto ravvicinate tra di loro e continuare comunque con questo
1-2 pugilistico. Per mi tutti? Tu che adesso ci stai ascoltando in questo momento, io lo so che
ci ascolti mentre stai lavorando e stai sbirciando la scrivania vicino dove c'è il tipo o la tipa
che ti piacciono eccetera. Se adesso metti un mi piace o segui o fai quello che devi fare che
tu sai, secondo me, scoccherà l'amore. Facciamo il giochino di heart attack che mi è sempre
piaciuto. Faccio finta di essere mucciaccia. Allora prendiamo, immaginate Stranger Things,
no? Ora togliete i ragazzi in bicicletta, mettete al loro posto dei vdm, possibilmente avanti con
l'età e pieni di acciacchi. L'avete fatto? Fatto! Ok. Aggiungete abbondante colla vinilica,
i fratelli Duffer come produttori e avete la serie The Borogs. Funziona? Allora,
è una storia complicata, molto complicata. Allora cominciamo col segnalare una grande
costante soprattutto degli adattatori italiani, ma soprattutto degli adattatori italiani Netflix,
ovvero il cringiume nel scegliere i titoli in italiano. Infatti noi abbiamo continuato,
continueremo a utilizzare solo il titolo in inglese perché proviamo, proprio ci vengono
dei tocchi di pellagra ogni volta che leggiamo il titolo. Come dice Zero Carcane, absoria. Allora,
The Borogs, ovvero, sottotitolo, ribelli senza tempo. Adesso io voglio dire, al di là della
bruttezza, ma anche semanticamente. Allora, serie autoconclusiva di fantascienza, fratto,
horror, fratto, avventura, ma anche un po' dramedy, creata da Geoffrey Addis e William Matthews.
Lavorano in coppia molto spesso, che qua firmano il primo e l'ultimo episodio e hanno fatto una
roba interessante, che era Dark Crystal, La Resistenza, un bel sequel non riuscitissimo,
ma molto puntuale. Ma anche quella mezza monnezza, tanto che non l'ho vista e mi è bastato vedere
le recensioni di Kal-El per capire che era una monnezza di Il Signore degli Aneli, La Guerra
di Rorim, il film animato. Per ora, insomma, non è che abbiano fatto granché e si sono buttati con
questa roba che ha un certo fascino. Ma andremo avanti. E la terza serie live action prodotta dai
fratelli Duffer per Netflix, dopo Stranger Things e la serie che ha recensito Paolino,
Something Very Bad Is Going To Happen. Sottolineo serie live action, perché il
prodotto animato Stranger Things è storia dal 1985, non è con un attore in carne e ossa,
ma non è nemmeno una serie che io eviterei di citare. 8 episodi da 40-55 minuti distribuiti
come da consuetudi dal canale, tutti insieme, il 21 maggio 2026. Io qua vedo passare i foglietti,
Matteo, mettici una pinzetta a sta roba. Allora, di cosa parla? The Borucs è una
comunità residenziale per anziani nel deserto del New Mexico. Tutto sembra perfetto, villette
ordinate, attività creative, vicini sorridenti. Lo slogan della struttura recita, benvenuti a The
Borucs, dove vivrete il periodo migliore della vostra vita. Sam Cooper, un ingegnere in pensione
da poco vedo, raggiunge contro voglia la struttura, accompagnato dalla figlia. È stata proprio la
povera moglie, morta poco prima, che lui si trasferisse lì, ad avere avuto quest'idea
di andare a vivere insieme in questa comunità. Qui incontra un gruppo di residenti, un medico
malato di cancro, un ex giornalista ficcanaso e un ex manager musicale, con cui suo malgrado
finirà per stringere un legame. Il problema è che sotto la superficie placida The Borucs nasconde
qualcosa di molto inquietante, che coinvolgerà direttamente Sam e i suoi nuovi amici. E qui
siamo sul super classico del classicismo. Sfiliamo i ragazzini e mettiamo gli anzianotti,
che poi anzianotti, mentre venivo qua per dire che devo recensire The Borucs,
anzianotti sono mica tanti anzianotti, insomma. Se pensiamo ai nostri tre genitori,
questi sono praticamente dei ragazzini. Però hanno spinto un po', li hanno un po' esagerati.
Allora, parliamo di questi... Chi c'è, chi c'è? E' importante. Anche perché su qualcuno di questi
la colla vininica è finita da qualche parte sbagliata. Ci arriveremo, Paolino. Allora,
cast molto nutrito, eviterò di raccontarvi la rama alla fama. Parliamo solo, esclusivamente,
dei protagonisti. Il primo a cui veramente tocca un applauso immenso è Alfred Molina,
attore britannico di origine italiana e spagnola. Curriculum smisurato, ha fatto là qualunque tv,
film, doppiaggio. Ma tanto se lo ricordano. Ma tanto se lo ricordano. Per essere il ruolo,
nel suo famosissimo ruolo di Otto Octavius, ovvero il dottor Octopus in Spider-Man 2,
di Sam Raimi, che poi il ruolo che ha ripreso anche in Spider-Man No Way Home. Mi spiace per
un attore che io lo stra-adoro. Tra l'altro Alfred Molina in questa serie che fa il vecchio,
è stato soprannominato Alfred Semolino. Grazie, vado via. Ciao a tutti. Qui si interpreta Sam
Cooper, il nostro protagonista e punto fortissimo della serie. Con pochissimo sfoggio tratteggia un
grampi old nerd molto credibile, col quale empatizziamo immediatamente. Ci mette pochissimo
a fare quello che tu dici che rompi i coglioni. Però in realtà tu sei vecchio di merda come lui,
lo capisci? Ha ragione comunque. Andiamo avanti. Alfie Woodard, premio Emmy e due Golden Globe,
quattro nomination all'Oscar. Attrice molto nota per i suoi ruoli cinematografici. In tv ha fatto
Desperate Housewives, ma anche Luke Cage per la Marvel. Qui Judy Daniels, un ex giornalista
ficcanaso che si sente un po' trasfurata dal marito. Forse tra i protagonisti il personaggio
non proprio riuscito al 100%. Lei è molto brava, il personaggio che le hanno scritto non è un
granché. Invece altro attore che io stra-adoro e quando ho capito chi era, perché ho invecchiato
pure lui, ma chi è questo qua? Denis O'Hare, attore di teatro e cinema, bravissimo anche lui
carriera voluminosissima, volto di correnti in American Horror Story, in cui ho partecipato in
più stagioni e in ruoli diversi. Ma poi mi ha esploso il cervello perché ha recitato anche
in True Blood. Era il re dei vampiri del Mississippi, quello che aveva il compagno,
viveva nella vira. Hai capito? Mamma mia, però ha proprio un tuffo. Interpreta Wally Baker,
un medico in pensione e malato di cancro. Ha cancro alla prostata quindi cerca anche
delle cure alternative. È un medico ancora tutto fatto e finito, con un passato però da
playboy ovviamente. Uno dei personaggi più riusciti, equilibrio perfetto tra ironia e
malinconia, ma anche una certa ambiguità perché all'inizio ti sembra una persona che potrebbe
fare qualche birichinata. Altro personaggio che anche io ho dovuto fare uno sforzo di memoria
pazzesco, ma questo non ce l'ha visto. Clark Peters, noto in Italia soprattutto per il ruolo
di Lester Freeman in The Wire. Ti ricordi il poliziotto un po' già anziano? Allora,
parlevo quasi vent'anni fa, che costruiva la casa delle bambole. Furbissimo, che dà sempre
i buoni consigli. Era già anziano allora, esattamente. Qui è Art Daniels, il marito di
Giudi, rilassato, merito dei poderosi cannoni che si fuma a tutto spiano. Quando spegne il cannone
si fa il funghetto. Con le sue piccole abitudini, alle prese con un matrimonio purtroppo che si è
un po' sedimentato nel tempo. Non ultima, ma ultima del gruppo principale, Gina Davis. Oscar come
miglior attrice non protagonista, aperturista per caso, candidata come protagonista in Thelma e
Louise. In tv, anche lì, bang. Però recentemente lei è una delle poche grandi che si è vista poco.
Sì, ma l'ultimo grande ruolo che aveva fatto era per il piccolo schermo. Ve ricordate una donna
alla Casa Bianca? Era il personaggio principale. Parliamo di una serie del 2005, poi è sparita ed
ricomparsa proprio in questa serie. Lei è famosa, ovvero in realtà più infame che infamosa, per
essere tra colei che ha scritto quei decaloghi, i famosi D.I.A.I., su cosa bisogna scrivere per
essere in qualche modo compliant nelle serie, comunque nelle narrazioni moderne. C'è una scena
in particolare in questa serie che proprio viene da quella roba lì. Lei è famosa per essere una
grande attrice, ma anche per avere una parlata molto stretta. Lei parla proprio molto stretta
questa parlata del sud. Il problema è che secondo me con l'età deve aver avuto qualche problema con
l'adesivo della dentiera. Gli hanno scambiato quella colla vinilica. Perché parla con la bocca
talmente chiusa che sembra un ventrilo con questo. A me ha detto, ma c'è qualcuno che la doppia?
Anche qua devo dire che in italiano è molto molto pulito. Un'articola molto bene. Quindi per
capire meglio questa cosa dovreste switchare almeno lì in originale. Io il Termo Luis l'ho
visto al cinema doppiato e poi l'ho rivisto in lingua originale. Già allora aveva questa
parlata molto molto stretta e molto del sud. Aveva tutti i denti attaccati.
Quindi credo che ne abbia anche 15 o 20 in più. Vorrei fare una piccola segnalazione per un
piccolissimo ruolo, ma per un attore che a noi piace molto perché ci rimane sempre molto nel
cuore. L'uomo con la patente D. Bill Pullman. Conosciutissimo per Independence Day e soprattutto
Spaceball. Che rivedremo a breve. Assolutamente. E Matteo è preoccupatissimo. In tv ha riscattato
nel ruolo del detective Harry Ambrose in The Sinner. Gran bella serie tv USA Network. Grande
grande colpaccio del 17-18. Brevissimo ruolo per lui quasi al confine con il cameo, ma anche lui
illumina. Interpreta Jack Wheeler, vicino buontempone accogliente che prova a far sentire
Sam a casa. Sam the man. Comunque già solo credo per i numeri che si fanno questi signori qua,
io aggiungo un più uno alla scala tecnica. E ci fermiamo lì. Cominciamo con la recensione
tecnica. Alla regia si giocano le palle a tre registi. Ben Taylor da Sex Education. Agustin
Fritzel, che sembra un nome d'arte ma è il suo nome vero. Ha diretto il primo episodio del pilota
di Euphoria, quindi non è proprio una scappata di casa. E Kyle Patrick Alvarez, che ha diretto
molti episodi di The Third Reason Why, ma soprattutto una serie che a me e a Paolino piaceva tantissimo
che era Count in Part. I tre registi mantengono una coerenza di tono notevole. Non c'è quasi
differenza tra il passaggio di gestione da un regista all'altro. Interessante l'uso del rapporto
d'aspetto 2-1, l'univision cinematografico quindi è molto stretto, quindi altro carico cinematografico
a questa serie. E i riferimenti visivi come E.T., incontri ravvicinati del terzo tipo di Steven
Spielberg, oppure Cocoon di Ron Howard. Sempre Duffer siamo. Quello è l'immaginario. E non sono
estetici, perché vedremo che saranno anche narrativi questi riferimenti. Ovviamente tutto
quello che ne deriva da queste serie e da questi film. Quindi Stranger Things anche alla fine,
a se vedo. Scenografia. La comunica di The Boris che vediamo sullo schermo è stata costruita
quasi interamente dal vero. Un set enorme realizzato tra Albuquerque e Santa Fe. Come
l'uomo credibile e dettagliato. E' veramente enorme. Un villaggio residenziale americano
per anziani, con le sue casette, i suoi giardini. Un po' quello che ha fatto anche nella produzione
dell'ultima serie su Apple TV Plus di... Paradise. No, di cosa? Di Breaking Bad. Stiamo parlando
della serie con... Pluribus. Dove c'è tutta quella zona di Albuquerque che non esiste,
l'hanno costruita da zero. E la cosa carina è che a questi luoghi hanno inserito questo stile
negli anni 50-60, non a caso, perché ha un valore narrativo molto importante. La fotografia è una
spanna sopra lo standard Netflix, che tu ricordi che sembra immersa in un bagno d'olio di liceo.
Ma questo no. Anche lì torna quella che è una idea di luce molto cinematografica. Molta roba è
registrata durante la golden hour, così hai ottimo risultato con bassissima spesa. Montaggio
fluido, senza eccessi, ma tutti i soldi per il comparto tecnico, oltre per i set enormi e
ovviamente per gli attoroni, sono stati spesi negli effetti speciali. Prima volta in cui l'effetto
speciale non solo mi è piaciuto molto, ma l'ho trovato estremamente integrato sia a livello di
effetti visivi, sia nelle creature. Ho trovato queste creature realisticamente valide, molto
ben integrate nella cinematografia, e questa cosa mi ha sorpreso. L'unico neo che posso trovargli io
da utente, quindi è una cosa che probabilmente a voi potrebbe non darvi sfastidio, proprio perché è
molto legata agli anni 80, è che una delle creature, la creatura che vediamo, la vediamo
nel prologo. A me questa roba sta sulle palle, perché come ci insegna Spielberg e tutto quel
cinema dei mostri, il mostro bisogna farlo vedere poco all'inizio e anche male, invece no,
non si sforzano di creare... hanno studiato ma non si sono applicati. Una cosa molto interessante
invece è la crona sonora, corposissima per una serie di quasi 8 ore e 53 minuti abbondanti di
score, molto manieristica, composta da John Paesano, che vi dirà poco, ma in realtà è già
stato autore di musiche come quelle di Daredevil, quello buono, Penny Dreadful, grande crona sonora
se ve la ricordate, lo spin-off City of Angels, ma soprattutto tutta la crona sonora di Invincible,
quindi tantissima roba. Mi ha ricordato questa crona sonora molto potente per l'uso vigoroso
dell'orchestra sinfonica, un nome tutelare, un genio assoluto della musica da cinema,
cioè Bernard Herrmann, grande regista di Hitchcock, pensa che il primo film che ha composto è Quarto
Potere, l'ultimo film che ha composto è Taxi Driver, in mezzo c'è la storia del cinema,
Viaggio al centro della terra, Fare Night 451, questa influenza che ho sentito anche nel main
title, che mi ha ricordato proprio il lavoro di Herrmann, che ha fatto un'altra roba potentissima
come I Confini della realtà. La sigla è proprio tanto I Confini della realtà, sia visivamente che
sonoramente. Lì c'è proprio il gusto di dire facciamo quella roba lì. Con questo impianto,
madonna, ti aspetti. Tra l'altro io l'ho riascoltata questa crona sonora, c'è su Spotify,
è una delle rarissime volte in cui è più bella da ascoltare che non da percepire mentre guardi
la serie. E non so che questa sia una cosa buona o meno. Io una mia idea. Duffer, anni 80,
musica in edizione? Niente. Ce n'è, poca. Vi segnalo solo il fatto che ci sono due brani di
Bruce Springsteen e una ha proprio una connotazione molto narrativa. Magari la citiamo dopo.
Allora, cambiamo la narrativa. Le Baroques funziona su due, abbiamo capito, due binari
paralleli che ogni tanto si incontrano. Guarda, è meglio così. Il primo è quello soprannaturale,
creature misteriose. Misteriose le vedi subito. Tunnel sotterranei, spalizioni, apparizioni. Sono
Mister Tarocco con l'accento sulla Q, come diceva il personaggio di Greggio. L'intrigo che cresce
episodio dopo episodio. Questa cosa invece è molto interessante. E' quello che forse ti spinge
la curiosità di capire che cazzo stanno facendo. L'immaginario riferimento, l'abbiamo detto,
è chiarissimo. Stranger Things, ma anche Spielberg, Cocoon. C'è una parte legata al fatto che c'è un
momento in cui si vede praticamente che uno dei protagonisti ringiovanisce. Però poi non te lo
spiegano. C'è tutto il corredo dell'avventura anni 80. C'è anche un po' di Stephen King. C'è
il gruppo Improbabili e la minaccia che viene dall'ombra. Mi sto rompendo i coglioni. Manca
solo vedere i vecchi sulle biciclette. Mi aspettavo quella scena da un momento all'altro. Non l'hanno
fatto. Perché? Perché c'hanno il corrispettivo. C'hanno le golf cart. Funziona? A tratti funziona
anche bene. Ma è la componente meno originale della serie. Sono brevi. Ti ho detto già alla
mia prima visione. Fino al terzo episodio ti convince pure. Dopo il terzo episodio dici ma
che cazzo state a fare. Anche perché, senza fare spoiler, ad un certo punto le motivazioni,
tutto quello che spiega il mistero, eccetera, è una di quelle cose che non è che stai un po'
esagerando. Comincia ad articolarsi. Comincia a complicare le cose. A fastellare. Questa cosa
serve per fare questa cosa. Che serve per fare questa cosa. Che serve per fare questa cosa. Che
serve per fare questa cosa. A proposito di Bugs Bunny. Questo primo binario comunque sa di già
visto. L'hai già visto, l'hai stravisto. Lo giri in un modo, lo giri nell'altro. Sono cose che abbiamo
già stravisto. Il secondo binario, molto più interessante, è quello dei personaggi. Ed è qui
che la serie, secondo me, acquista spessore. Cioè, almeno da un punto di vista narrativo, abbiamo
qualcosa di cui parlare. Cioè, Sam, il suo lutto trattenuto, e lui lo fa proprio bene. C'è questa
cosa che tu pensi che a un momento l'altro scoppia a piangere. No. Non piange, cazzo. Però ha proprio
uno struggimento. E' proprio il rapporto tra due persone che hanno vissuto un'intera vita insieme,
si è spezzato in maniera tragica e soprattutto veloce e violenta. E questa cosa la vedi proprio
nella faccia e nelle azioni che fa Sam. Oppure Wall-E che affronta la malattia con sarcasmo.
Anche questo, il suo sarcasmo. Secondo me sono i personaggi più riusciti. Sono assolutamente d'accordo
con te. Il suo sarcasmo è bello perché ti fa ridere, ma sotto è doloroso. Soprattutto sotto.
Giudi con la sua curiosità da ex giornalista e il suo rapporto con Art, che ti dà molta più
simpatia a Art, il fatto che si voglia sbolognare la moglie e che è lei stessa che ne soffre in
qualche modo. Poi c'è una relazione che non possiamo raccontare perché anche lì è full.
Lei è come l'esame della prostata. René con il suo passato da manager e l'indovida
esuberanza. Perché lui è Defiano Romano! E' un altro René. Sono personaggi stretti con cura che
si muovono su quel confine sottile tra chi ha già vissuto molto e il desiderio di contare
ancora qualcosa. In una riflessione molto sentita sul tempo, la vecchiaia la perdita. Secondo me è
forse l'unica cosa che da un punto di vista narrativo ti fa andare avanti nella visione.
Posso fare un inciso su René? Questa che si collega al fatto che la Davis è firmataria di
quel documento che spiega come bisogna dire certe cose. E' praticamente il documento che dice di
mettere le spunte quando fai una narrazione. Già che lei si è presa questo personaggio per cui lei
è esuberante eccetera e quindi c'è la storia col figaccione che c'ha 30 anni meno di lei.
E a un certo punto c'è la scena focosa in cui cominciano a pomiciare eccetera. Lui fa la guardia
giurata praticamente. Coperto di tatuaggi. Ex basterista in un gruppo rock punk. Stanno
cominciando a pomiciare. A un certo punto lui si alza un attimo e lei dice perché non hai tolto la
camicia? Perché l'ha chiesto. Il consenso. Allora parliamoci chiaro. Giustissimo. Non sto
criticando l'istanza che l'istanza è giustissima. Sto criticando il meccanismo che la rende ridicola
quando viene narrativamente proposta in questo modo. Due personaggi che cozzano totalmente questa
cosa. Bisogna sempre fare queste cose con consenso. Assolutamente. Deve essere molto
chiaro quando è no e basta. Io non sto parlando della cosa. Sto parlando della
messa in scena che è abbastanza imbarazzante. Senza che tu mi dia il consenso te l'appoggio.
Il problema è che i due binari che ho descritto in questo momento non corrono sempre alla stessa
velocità. Quando la trama soprannaturale prende troppo spazio i personaggi vengono schiacciati
dalla meccanica di genere. Le serie costruisce bene fino al terzo episodio. Siamo in pieno
territorio di genere e quindi tutto resta nel solco di un ragionevole. Nella società
delle sospensioni dell'incredulità. I geni si affastellano, l'horror, il fantasy, la fantascienza.
Poi qualcosa si incrina perché i personaggi fino a quel momento credibili cominciano a fare
delle scelte che sembrano dettate più dalle esigenze della trama che da una logica interna.
Tra l'altro giustamente i personaggi che funzionano sono loro. Perché per esempio i
villain non funzionano mai. All'inizio sono talmente fumosi che non capisci. Io ho capito
quello che volevano fare al quindicesimo minuto della prima episodio. Ma quando prendono spazio è
anche lì. Comunque è come il mostro. Da subito. Sorprendimi. Diamo qualche esempio. Il più
clamoroso. René che riconosce una guardia di sicurezza. Una guardia di sicurezza la riconosce
perché sono tutti lì. Conosci tutti. In uno dei filmati che lei ha registrato per controllare che
non le rubassero la telecamera. Decide improvvisamente ma senza nessun senso. Prende
il telefono face finder una cosa del genere e decide di scansionare da video la faccia di
sto tizio. Ma non l'aveva riconosciuto. Ma per fare una ricerca. Che mi rappresenta? Rappresenta
il fatto che è una scelta stupida non ha assolutamente senso ma deve far andare avanti
la trama perché attraverso quella scansione lei scoprirà una cosa incredibile. Ma la potevi
fare più facile. Lei che essendo una produttrice. Tutti quelli che vede nuovi gli fa la scansione.
Poteva fare la scansione a Sam dicendo ti faccio la scansione perché voglio sapere la tua vita o
volte miracoli. Ancora meglio gli aveva suggerita la giornalista che essendo ficcanaso aveva questa
app e decide di provare questa app. Ma un mezzo di dialogo così è una stronzata. In più c'è un'altra
cosa. Lei fa questo riconoscimento viene fuori una cosa incredibile e è un dato di fatto. Non
esiste che magari poteva essere uno che si assomigliava. No è sicuramente lui che l'ha
riconosciuto. L'intelligenza artificiale. Altra cosa Sam è impegolato. Siamo verso metà
la metà della serie. Viene impegolato in un'improbabile quanto macchinosa quest. Cioè
deve fare una cosa per farne un'altra. Per avere un'informazione che le permetterà di uscire.
Improvvisamente siamo in un RPG. Sì sì sì. Per evadere dal reparto medico che lo tiene
prigioniero. L'unica cosa carina di questa veramente cosa meccanica articolata e artificiosa
è il fatto che vediamo Alfred Molina che a un certo punto canta un pezzo del boss.
Ed è l'unica cosa decente di questo intero episodio in cui lui deve fare la quest.
Io l'avevo fatta la battuta. Però il personaggio si chiama Sam e lui è Molina. Sam Molina,
veramente. L'ho pensato. Mi hanno letto per pensiero.
Insomma momenti in cui si sente chiaramente la sceneggiatura che tira i fili. In generale
soprattutto col proseguire della serie le situazioni finiscono spesso per risolversi
in maniera pretestuosa. O grazie a coincidenze tirate per i capelli e Mini Deus Ex Machina.
Tutta la parte della festa. C'è una festa alla fine. L'episodio di qui sopra. Esatto,
quella famosa quest di qui sopra. E tutto quello che succede nel mezzo, inclusi i pippozzi
esplicativi di persone che sanno e capiscono tutto solo perché sì, è drammaticamente
posticcio e forzoso. Dimostrando di nuovo che se le intenzioni erano molto buone e il
plot era molto interessante, ci ritroviamo di nuovo nello sviluppo di una scrittura
sciatta per quanto riguarda la costruzione non dei personaggi che comunque fanno delle
cose ignobili, cioè cose che non hanno senso, ma proprio nel costruzione del trailer. Che
non ha proprio senso. Va bene, qui come la risolviamo? Eh fai così. Mi sembra molto
Netflix style. Ma gira le balle perché il potenziale c'era, ma viene speso male. Cioè
troppo diluito in otto episodi che non sempre giustificano la loro esistenza. Viene quasi da
chiedersi come sarebbe andata in un film in un formato diverso, un lungometraggio ad esempio,
più asciutto, più centrato, senza la necessità di riempire ogni slot narrativo perché bisogna
mettere delle spunte. A volte le storie più piccole stanno meglio in spazi più piccoli. E
poi con un cast del genere l'idea di proiettare questa roba qua in una pellicola, anche di serie
B. Non stiamo parlando di un fenomeno… No, secondo me, compressato in un film,
corretto in un paio di cose, carino veniva. Guardabile. Oppure restava solo la storia e
toglievano tutti i personaggi. Io te lo dico. Andiamo alle nostre scale. Ricordiamo uno,
All's Fair, due, The Pit. No, cinque The Pit. Cinque The Pit, scusa. Uno,
All's Fair, cinque The Pit, abbiate pazienza, sono stanco. Allora, scala tecnica, tre meno su
cinque. The Boroughs è una serie che vuole essere più grande di quello che è. Magnetistica,
infarcita di rimandi agli ottanta, con una trama soprannaturale che regge meno dei personaggi che
la abitano. Sembra l'ultimo stagione di Strange Things. Sembra. Il cast, e che cast, fa il lavoro
sporco e lo fa benissimo. Ma, togliete Alfred Molina e i compagni, rimarrà un prodotto abbastanza
convenzionale. Forse anche al di sotto del convenzionale. La guarderete volentieri e
probabilmente la dimenticherete dopo qualche giorno. Innocua, ma anche no. Quindi la dimenticheremo
dopo questa recensione. Io ho dovuto scrivere questa recensione tra la fine dell'ultimo episodio
e le 24 ore successive perché mi stavo già scoglionando. Densità narrativa. Abbiamo un
leggio. Strano. Poca sostanza, dispiegata in tempi distesi. Per chi ama i numeri,
massa narrativa di 31,2 su 60. Ritmo narrativo 2 su 5, prevalente. Il ritmo varia da 2 a 3.
Densità 4,93. Densità molto alta. Ritmo, come abbiamo detto, irregolare. Oscilla senza una
direzione netta. Ho patito, qua, a differenza della recensione che avevamo fatto su, ad esempio,
Spider Noir, qui ogni dialogo che fanno l'ho patito e skip. Skip inutili. Non mi sono serviti
a niente. E quando c'è il momento delle cose da spiegare sono anche fastidiosi. Comunque,
punti rilevanti che ci sono e sono importanti. Il cast numeroso, buona costruzione dei protagonisti
e ci sono chiaramente dei frequenti punti di svolta. Sulla qualità, l'abbiamo detto sopra,
che sono comunque... bisogna pesarli. Sulla scimmia, invece, è molto piccolina ed è un
tarzio. No, perché il nostro primate, dagli occhioni molto grossi, ricordiamo, piccolino
ma dagli occhi grossi, ce li ha aperti nei momenti più concitati. Colpi di scena,
le creature e qualche scena di gruppo riuscita. Poi li socchiuderà nei dialoghi più lunghi,
con il pollice pericolosamente vicino al tasto schifo. Io un paio di occasioni ho dovuto fare
così sulla mano, perché mannaggia a te. Però ci sta, è come l'anziano in puntura alla casa di
riposo. La bellica dopo mangiare. E la scimmia, piccola anche anziana. Comunque, scimmia lontana
dall'addormentarsi ma nemmeno incollata allo schermo che smania. E qua il consiglio della
fruizione è proprio propedeutico per non far distrarre la scimmia. Ovvero, se riuscite visione
a coppie, che sarà molto dolorosa, perlomeno in tempi molto ravvicinati. Evitate il binge-watching,
che sarà veramente una boffata inutile. Però date poco spazio tra un episodio e l'altro.
Un po' di ritmo. Metteteci loro. Anche uno e cinque. No, no, no. Sulla velocità,
io un quali secco. Alle prime tre è normale. Le seconde tre, un minuto sì, un minuto no.
Io sono stato tranchato. Sui dialoghi l'ho purgata. Mi spiace.
E bella gente, allora tutto. Anche per stasera questo è tutto. Ovviamente aspettiamo i vostri
pareri. Se siete d'accordo con noi, se non siete d'accordo con noi, che ne so. Voi,
Spider Noir, l'avete guardata a colori o in bianco e nero? Anche voi state aspettando che i Duffer
produgano una religione, una linea di costumi da bagno, un set di pentole. Insomma, siete già
abbastanza sicuri che faranno cagare tutte e tre? Fatecelo sapere con un like o con un commento.
Mi raccomando che i vostri like e commenti frizzicano l'algoritmo e ci danno una grande
mano. Noi ci sentiamo la prossima settimana e ricordate che chi non ci ascolta è un biribino.
C'è un pillorugio in questa puntata. Che non è emerso. No, è che siamo in potere della
gerontocrazia. Sono i giovani che non sanno scrivere le storie. No, no, no, ci vorrebbe lui.
Lui, lui, lui, nel senso...
Lo sceglietore.
Ricordati che devi morire!
Sì, sì, no, mo me lo segno proprio.