Sono Cose Serie - Serie tv, fumetti e oltre.

Recensione di The Punisher: One Last Kill (Disney+) e Good Omens 3 (Prime Video): un film che vorresti fosse una serie e una serie che non doveva diventare un film. Marvel, Jon Bernthal, David Tennant e Michael Sheen nella stessa puntata. 

Due opere agli antipodi. The Punisher: One Last Kill è lo special Marvel su Disney+ scritto e interpretato da Jon Bernthal, diretto da Reinaldo Marcus Green (King Richard, We Own This City): 51 minuti vietati ai minori di 18 anni in cui Frank Castle smette di parlare al ventesimo minuto e diventa una bestia letale tra The Raid e John Wick, con un disturbo da stress post-traumatico al cui confronto John Rambo si fa da parte. Fotografia di Robert Elswit (There Will Be Blood, Ripley), un Punitore così realistico e adulto che ci si chiede come faranno a portarlo nel più leggero Spider-Man: Brand New Day. Il limite più grande coincide col pregio: la brevità, che ti lascia la voglia di una miniserie intera. 

Sul fronte opposto Good Omens 3, su Prime Video: non una terza stagione ma un singolo film da 90 minuti, con David Tennant e Michael Sheen di nuovo nei panni di Crowley e Aziraphale. Nato dal romanzo di Terry Pratchett e Neil Gaiman e arrivato sullo schermo come un piatto rotto reincollato male: sottotrame aperte e abbandonate, un Sean Pertwee sprecato, dialoghi che perdono l'acume delle stagioni precedenti. Un film come terza stagione è ancora una serie? La risposta, in questa recensione di Good Omens 3, non è tenera. 

Le valutazioni su Scala Tecnica, Densità Narrativa, Scala della Scimmia e Consiglio per la Fruizione sono nella puntata. Vi ricordiamo che il metodo della Scala Tecnica l'abbiamo spiegato nelle puntate 16x11 e 16x15. E chi comunica a grugniti e non ci ascolta è un birimbino! 

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What is Sono Cose Serie - Serie tv, fumetti e oltre.?

Approfondimento settimanale in salsa nerd (ma non troppo) su tutte le forme del racconto a puntate partendo dalle Serie tv del momento fino ai fumetti, cinema e letteratura.

Un film che vorresti fosse una serie è una serie che non doveva diventare un film.

In questa puntata, la recensione dello speciale sul Punitore e la terza non-stagione di Good

Omens.

Sigla.

Serie tv.

Fumetti.

E oltre.

Sono cose serie.

Ben ritrovati, bastardi.

Cominci così.

Affabile con il nostro pubblico priccicarello.

C'è già il pulitore nel sangue.

Comunque, qui il vostro Matteo, al mio lato, così non facciamo il solito casino.

Il nostro buon Michelangelo e Paolino ci raggiungerà.

Questo è un periodo logisticamente complesso.

Molto complesso.

Portate un po' di pazienza e portate un po' di pazienza anche perché vi avevamo promesso

gli speciali ancora dell'angolo maledetto su come valutare le serie.

Sempre per questi motivi logistici le puntate slitteranno di qualche tempo.

Ma arrivano.

Arrivano.

Detto questo, per onore di cronaca, andiamo alle botte da orde.

Allora, con Punisher One Last Kill, il regista Reynardo Marcus Green e il suo interprete

John Berthal definiscono una volta per tutte chi è davvero il punitore.

Almeno, perlomeno, io mi sono fatto questa idea, ovvero, il punitore è il Cavaliere

Nero.

E al Cavaliere Nero non gliene devi cagare in cazzo!

Allora, sotto il cappello Marvel Television Special Presentation, lo stesso formato di

quella roba un po' horror diretta da Michael Giacchino, tra l'altro, Werewolves by Night,

non so se sei presente, oppure lo speciale natalizio dei Guardiani della Galassia, firmato

da James Gunn, The Punisher One Last Kill è, a tutti gli effetti, sostanzialmente un

film tv.

Scritto dallo stesso interprete, il nostro buon John Berthal, che non ha bisogno di presentazioni,

tra l'altro ha una sovraesposizione pazzesca in questo periodo, perché proprio recentemente

su Disney Plus è tornato con uno speciale intitolato Gary, nel ruolo di Mike Berzatto,

cioè il fratello del nostro Carmen Berzatto, di The Bear, in uno speciale tv ambientato

diversi anni prima delle vicende di The Bear.

Sempre su Disney Plus.

E' rischioso che uno si confonda adesso, eh.

Infatti, anche perché i due personaggi sono tutti e due un po' estremi.

Ok estremi, ma non penso nello stesso modo.

Quindi lui scrive questa sceneggiatura, Berthal, insieme a Renardo Marcus Green, regista, sceneggiatore,

produttore televisivo niorchese, anche piuttosto giovane, ha 45 anni, non è proprio di primissimo

pelo.

Un po' di esperienza te la devi fare prima di arrivare a questi livelli.

Guarda, ha fatto un esordio piuttosto importante al Sundance Festival nel 2018 con Monsters

and Men, sempre un lungometraggio.

Ah, pensavo quello da Pixar.

No, ma ha firmato un film che si è guadagnato diverse nomination negli Oscar e un Oscar

a Will Smith con King Richard del 2021, che raccontava la storia del padre di Venus e

Serena Williams, le due tenniste.

Ah, ok, adesso è inquadrato.

Lì conosce per la prima volta Berthal che interpreta un personaggio, ma poi ha firmato

anche una miniserie che adesso che c'è HBO la voglio recuperare follemente che si intitola

We Own the City del 2022, miniserie con il sottotitolo italiano sempre Potere e Corruzione,

che racconta una vera storia di corruzione a Baltimora.

Allora, Baltimora ti fa accendere un campanello d'allarme perché è scritto da Giorgio Pelecanos,

che è uno degli sceneggiatori di The Wire, insieme al creatore di The Wire, cioè David

Simon.

E Green, in questo caso, firma la regia di tutti e sei gli episodi di questa miniserie.

Quindi anche qua di nuovo altro sinonimo di garanzia, ma uno non può dire è tutto

rose e fiori?

No, perché ha firmato anche One Love, il biopic su Bob Marley, che io ho visto e devo essere

sincero, è bello visivamente, ma il biopic è morto, è morto, è morto, ma vabbè, comunque

ha fatto anche altre serie sia in Inghilterra che negli Stati Uniti, ma parlando invece di

questo speciale, ti dico che dura 51 minuti, quindi più che un lungometraggio è un medio

metraggio, possiamo inserirlo in quello stile, ma è stato distribuito da Disney Plus il

12 maggio 2026 in Italia, ovviamente il giorno dopo.

Io mi ci sono fiondato.

Allora, ha una posizione specifica nel MCU?

Nell'MCU o nel Punito?

Nell'MCU.

Ahia.

Fa parte della fase, se aspetta, aspetta.

Fa parte della fase 6 e si colloca cronologicamente in parallelo con gli eventi visti nella stagione

2, recentemente conclusisi, di Daredevil.

Ah, l'altro dolore fortissimo, stai andando.

Anch'io sono molto, sono molto deluso, anche dalla seconda stagione.

Una cosa che volevo segnalare, non è l'unica serie con questo rating, ma sappiate che ha

in America TVME, Mature Contents, da noi è arrivata ovviamente con il vietato ai minori

18 anni.

E' uno dei rating più alto possibile per un prodotto autovisivo, ma soprattutto per

un prodotto targato Marvel.

Ribadisco, non è l'unico prodotto che aveva questo tipo di vieto, ma insomma.

Si prendono questo rischione con 50 minuti stitici di Dare, grazie.

Posso dire, faccio una piccola spoiler, se li sono meritati questo rating.

Di cosa parla?

Ovviamente il punitore, Frank Castle, il giustiziere, è noto come il punitore, vive in isolamento

nel fittizio quartiere newyorkese di Little Sicily, ovvero Little Italy, in questo quartiere

caotico e violento dove il vuoto lasciato dalla caduta della famiglia mafiosa Gnucci,

ha trasformato le strade di questo quartiere in una terra di nessuno, quindi atti vandalici,

violenza, una roba pazzesca.

Tormentato dai suoi fantasmi e dai fantasmi del suo passato e ancora in lutto per la famiglia

perduta, tenta faticosamente di lasciarsi alle spalle tutto il suo passato di violenza e

vendetta.

Ci sta per riuscire, ma la fragile tregua con se stesso viene interrotta dall'arrivo

di Ma-Gnucci, matriarca dell'omonima famiglia criminale, decisa a vendicare il marito e

i tre figli uccisi proprio da lui, Frank Castle, i Magnacci, i Gnucci Magnucci.

Allora, qualcosa sul cast è ovviamente un solismo questo perché c'è Frank Castle praticamente

e quindi il nostro Bertal per tutti i 50 minuti.

Posso confessare una cosa, quando l'ho visto per la prima volta in… come si chiamano…

gli zombie là…

Ah ok, Sean faceva giusto?

Faceva Sean in The Walking Dead.

Allora, quando l'ho visto per la prima volta ho detto ma questo dove…

Vero?

Proprio il primo impatto è stato vabbè ma questo… ma da dove l'hanno tirato fuori?

E dopodiché se c'è una cosa che mi è rimasta impressa è proprio lui.

Allora, diamo qualcosa del cast perché non c'è appunto solo lui.

Io segnalo Deborah Ann Wall, che è sempre ai nostri cuori da The True Blood, nel ruolo

di Karen Page, altro personaggio storico del Marvel Cinematic Universe, l'ex giornalista

e socio dello studio legale di Matt Murdock, che abbiamo visto anche nelle ultime due stagioni

di Born Again, ma che conosce Castle dai tempi della seconda stagione di Daredevil, quella

di Netflix dal 2016.

Poi torna Jason R. Moore, nel ruolo di Curtis Hoyle, l'amico intimo ed ex commilitone

di Frank, che abbiamo anche lì conosciuto nella sua serie principale.

Segnalo invece i… come New Entry la Ma Gnu… Ma Gnucci, scusate, o Gnucci, cioè Judith

Light, un'attrice che ha fatto tantissimo cinema, tantissimo teatro, ma è famosa per

la sitcom Poker Face, si è guadagnata diversi Emmy per questo ruolo, e che è appunto la

matriarca di questa famiglia che cerca vendetta e cerca di ottenere, insomma, facendo anche

un giochino abbastanza bastarduccio.

Una piccola nota di colore, ovviamente vediamo i suoi fantasmi del passato e questi sono

ovviamente sua moglie, il suo figlio piccolino e anche la sua figlia, a cui è molto legata

in questa serie, proprio la cerca fisicamente, visivamente, lei appare ovviamente nei flashback,

ma non solo, ed è interpretata la figlia dalla figlia di Berta.

No, basta con questa storia, basta, basta, devo portare sempre la famiglia sul set.

È molto carina questa cosa, è molto molto carina.

Allora, alcune curiosità e dietro le quinte, allora l'idea come dicevamo è nata sul

set di Born Again, durante le riprese della prima stagione, Berta ha concepito la storia,

l'ha presentata alla Marvel con un pitch scritto da lui, lui medesimo, 12 giorni di riprese,

le riprese si sono svolte, è pochissima, è un prodotto da 51 minuti tra l'altro con

una complessità di una certa levatura, dal 17 luglio 2025 e si sono concluse il 4 agosto del

2025 a New York, location ovviamente tutta da Punitore, principalmente riprese nel Queens,

nel quartiere del Queens, a Jamaica Avenue e a Brooklyn, presso il cimitero di Greenwood Cemetery,

dove si vede anche due scene importanti di questo film.

Ma io prima di entrare sulla recensione, far entrare il nostro Paolo!

Buona serie!

Eccolo qua!

Guarda, sei arrivato giusto in tempo perché visto che questo disgraziato maledetto di Matteo

non l'ha vista, volevo condividere con qualcuno che l'ha vista un po' di goduta, qualche informazione.

Abbiamo parlato del cast, abbiamo dato qualche informazione sulle location ma partiamo con la

recensione tecnica vera e propria. Partendo proprio dalla regia, Renardo Marcus Green ha

una mano molto precisa con gli attori e una sensibilità che si percepisce subito per le

storie urbane e psicologicamente dense. Poi secondo me sono talmente tanto amici loro due,

lui e Bertha, che ci ha lavorato parecchio anche sulla scelta delle inquadrature.

Si capiscono grugniti!

Assolutamente!

Allora, interessanti le geometrie a livello di composizione, molto lavoro con la macchina da

presa, usa pochissimo il piano sequenza, molta telecamera a mano e lavoro serrato di montaggio.

Cioè la stessa scena la riprende da più punti di vista e non sono più punti di vista come campo

contro campo ma proprio sopra, sotto, destra e sinistra. C'è un'esagerazione di scelte di

fotografia e di scorci che a me è piaciuto moltissimo, soprattutto per questa cosa qua,

ha lavorato moltissimo di montaggio.

Assolutamente, anche perché mi è sembrato un contraltare molto bello di quello che era

il Daredevil Netflix, che aveva una delle cose migliori di quella serie, sicuramente i combattimenti

con i piani sequenza, che non hanno ben capito nelle nuove serie.

Sono d'accordo con te.

Qua invece abbiamo la restituzione di una serie di scene d'azioni veramente costruite

da Dio, molto belle, che però non vogliono non scimmiato.

Cioè questo è il Punitore.

Sì.

E ha un'identità...

E anche un'estetica nell'uso della violenza, che è proprio particolare.

Dicevo che non fa molti piani sequenza, ma quando li fa sono estremamente divertenti

e interessanti.

Ad esempio c'è una scena bellissima dove il Punitore esce da un mini market, da una caffetteria,

attraversa una strada e la macchina da presa lo riprende mentre lui passeggia, più o meno

a quest'altezza, e gli gira intorno.

Ma tu non guardi il Punitore, non guardi la faccia sua, la schiena, guardi quello che succede

davanti alla macchina da presa, cioè dietro di lui, alle sue spalle, o davanti, o comunque

oltre lui, scusate.

E quindi anche quello...

La Spielberg.

E quindi vedi...

Ha tra l'altro sfocato, vedi tutta una cosa piena di gente che si mena, macchine bruciate,

telemoteo, con i suoni.

Esatto, con una cosa che è in parallelo a livello sonoro, che è veramente finta.

Perché c'è prima quello che tu senti da spettatore, poi entri nella sua testa e quindi

le urla, le botte si trasformano in colpi d'arma da fuoco, scene d'azione che non sono

quelle che senti ma sono quelle nella sua testa e quel lavoro lì secondo me è strepitoso.

È estremamente costruzione di senso, adesso io non vorrei scomodare grandi... però secondo

me sti due si sono guardati sette, otto volte prima di cominciare a ragionare questo, Apocalypse

Now.

Credo comunque sia una roba vietnamese.

Ma anche perché lui è legato a Vietnam.

Montaggio, segnalo, Melissa Lawson Chong che è da Daredevil, Born Again, Secret Invasion,

ma anche Mr. Robot, quindi ha fatto l'addizio.

Nel complesso il suo montaggio mi ha convinto ma in alcuni casi l'ho trovato un po' troppo

frenetico e ha spesso confuso e spezza un po' le coreografie di alcuni combattimenti.

Là dove ci sono delle cose estremamente riuscite, estremamente belle da vedere, c'è un momento

sul tetto dove c'è una complessità tale.

Non è che questa è una richiesta per stare sui giovani?

Non lo so, non lo so.

Sui giovani?

Non lo so, perché è un stile moderno.

Mi sembra molto che il principale target sia l'adulto, anche perché sotto i 18 sarà

buono.

Quindi questa cosa qua.

Capito, ma voi avete visto gli ultimi film d'azione per adulti?

Cioè non per adulti in quel senso, nel senso sono tutti montati così, con la telecamera

che cade per le scale e loro dicono prendi 3 secondi qua, 2 secondi qua, uno in mezzo

Non fino a quel momento, lasciatemi segnalare per un pezzo da 90 enormissimo, alla fotografia

abbiamo Robert Elswit, decano della fotografia, ha già lavorato con Green in King Richard

e Bob Marley, One Love, ma è stato il direttore della fotografia di Paul Thomas Anderson, mica

fichi, cioè Boogie Nights, Magnolia, There Will Be Blood dove ha vinto anche un oscar

se non sbaglio, ma è stato anche il direttore della fotografia di Dan Gilroy, George Clooney

e due, a mio giudizio, mica brutti Mission Impossible, cioè Ghost Protocol e Rogue Nation,

dove la fotografia comunque aveva ancora un senso.

Almeno la fotografia.

Non vi basta? Vabbè, ha curato la fotografia per cose come The Night Of, ma soprattutto

Replay, cioè quel bianco e nero è merito suo, lui tra l'altro l'ha filmato a colori

poi a un certo punto si sono detti ma perché non la facciamo in bianco e nero e quindi

si sono ristudiati tutto, vabbè è uno che gli piace divertirsi questo qua insomma.

Comunque non fa un lavoro di quelli, però dona alla serie una solidità, una concretezza

rara, lavorando spesso e solamente con le luci naturali e gli scorci urbani e questa

cosa la rende ancora più realistica e ancora di quelle cose che non ti accorgi che stai

vedendo qualcosa di figo e questa è una cosa che mi è piaciuta moltissimo.

Una piccola nota sulla CGI, non ti accorgi che c'è, ma quando te ne accorgi purtroppo

vorresti essere diventato cieco.

C'è un face replacement di uno stunt di Frank Castle che casca dal tetto per finire,

sai in quei grossi macchinari di incondizionamento che ci sono nei tetti e lì si vede che è proprio

una roba tipo playstation 2.

Cioè lui cade e poi la faccia arriva dopo.

È proprio una roba costruita col movimento che è proprio una roba, sembra proprio 3D.

In realtà non è CGI, è intradizionale che gli sia staccata la maschera, ma so 50

minuti.

È quello scollamento di quei due secondi e mezzo che dici ma porca miseria era quasi

perfetto.

In realtà c'è una scena bellissima con un cane e ho visto il making of di quella scena

con il cane.

È un take unico dove hanno sostituito il cane all'ultimo secondo con un po' di pazzo.

Fantastico, non vi dico nient'altro.

Allora, parliamo delle sessioni narrative, ci sono un sacco di cose da dire, non farò

spoiler, cercherò di non fare spoiler, anche perché è una roba che bisogna vedere secondo

me.

Allora, l'ispirazione dichiarata dallo stesso Bernthal è la serie a fumetti The Punisher,

Welcome Back Frank del 2000-2001 in Italia, Bentornato Frank.

L'inizio della serie scritta da Gar Tennis.

Esatto, Gar Tennis la scrittura, Steve Dillon meraviglioso ai disegni, tra l'altro inchiostrati

da Jimmy Palmiotti.

Il gruppo che aveva appena uscito da Preacher, non sapeva che fare.

Io ricordo ancora le copertine iper realistiche, iper fichissime di Tim Bradstreet, con questo

Punisher sempre circolato dall'ombra, super realistico.

Vi ricordate quelle copertine?

È considerata, a oggi credo ancora, una delle migliori serie e come dicevi tu, che lancia

questo nuovo corso.

Il lungo per fortuna ciclo di Gar Tennis sul Punitore.

In realtà, a parte qualche citazione, l'ispirazione poi si ferma all'intenso, forse due che arrivano

dopo.

Una è Magnucci.

Il flashback.

La famiglia Gnucci, che dura poco.

Si, Magnucci, diciamo che nel fumetto è un personaggio di Gar Tennis.

Io spero che arrivi anche quella parte in cui si vendica di Magnucci, perché è molto

divertente.

Soprattutto quando lei torna.

Allora, sullo schermo cosa vediamo?

Poco più di 40 minuti, perché se togliamo l'intro, in cui tutte le battute di Frank

Castle sono concentrate i primi venti, poi sono solo grugniti durante una lunghissima

scena d'azione che passa dagli appartamenti del palazzo dove nostro abita, alle scale,

al tetto, scendendo fino in strada e concludendosi in una piccola caffetteria dove si consuma

il massacro finale.

Tutta sta cosa è brutale e sofferente al 100%, tra The Ride e John Wick, con il protagonista

che deve gestire il suo bel disturbo da stai post-traumatico che è John Rambo, spostati.

Sì perché lui ce l'ha doppio, ha quello militare più quello familiare.

Esatto.

La sua sofferenza psicologica è dilaniante, ma quando entra in azione è implacabile,

inarrestabile e animalesco.

La cosa che a me fa impazzire è che inizia e finisce con due pezzi di heavy metal stupendi,

uno è il Danzig e l'altro non mi ricordo come si intitola, ma la parte dove lui dà

sfogo e parte con questa cosa amicidiale dove comincia a ammazzare chiunque, parte con la

Vivienne Rose, versione americana, cantata, sussurrata, con quella sua vociona, da Louis

Armstrong.

E lui fa delle cose, tra l'altro con i piedi in fiamme, un po' come un messaggio.

Io sono molto curioso perché una scena d'azione che dura venti minuti sono di solito una rottura

di cordioni incredibile, quindi sono molto curioso di capire uno come fai a mettere dentro

a una scena d'azione così lunga la narrativa, perché se non c'è la narrativa ti rompi i coglioni.

E infatti è proprio quello, ma perché i venti minuti precedenti in questo senso hanno

ben costruito, ben preparato quella roba lì.

I primi venti minuti soffri tantissimo e proprio quando c'è la scena dove lui entra

in azione, c'è un momento dove lui dice lo faccio o non lo faccio e c'è una scena

che secondo me è molto simbolica del fatto che gli appiccano il fuoco e quel fuoco non

è che inizia il casino, no, inizia la sua reazione.

Gli accendono la miccia, hai capito?

E quando parte tu sei fomentatissimo ma allo stesso tempo sei in qualche modo respinto da

questa azione perché c'è Louis Armstrong che canta e questa cosa è pazzesca perché

il controsenso, che è uguale a quello che succede subito prima che prepara questa cosa,

perché quando gli si presenta, l'inizio va in una direzione, come si avvicina a lui,

quello che gli dice eccetera, ti fa pensare che storia è questa e poi improvvisamente

ribalta e da lì cominci a capire che sta arrivando la follia.

Allora voglio fare focus su tre cose che voglio discutere con voi, cioè innanzitutto ho notato

che c'è una continuity ma che non pesa, cioè lo speciale è incastonato in una timeline

precisa dell'MCU e lo sappiamo cosa succede in quel periodo ma la narrazione è costruita

in modo tale da non lasciarti mai a corto di contesto, io questa cosa l'ho trovata estremamente

gradevole, puoi non aver visto nulla né la serie Netflix né Born Again e seguire tutto

senza perderti, il sottotesto c'è ma rimane off screen, quindi chi conosce il personaggio

ci legge di più, chi non lo conosce non si sente escluso, poi io in più posso dirlo

a esperienza personale non mi ricordavo una favazza di nulla delle serie del Punitore,

sono passati 3000 anni e io ho detto posso così, io sono a posto. Ma anche perché la cosa di solito

molto disturbante a parte quello è che poi loro fermano qualsiasi cosa perché devono mettere

la look per la serie. No, no, no, c'è qui zero, zero, questa è una roba autonoma completamente.

Gli hanno detto guarda figlia di queste quattro manovranze che le abbiamo già pagati,

hai 12 giorni. Anzi ti dico di più, secondo me suona anche un po' come Soft Reboot.

Sì perché il personaggio è un po' più maturo dal punto di vista di scrittura.

Non capito ma ci fai una puntata di 50 minuti per una cosa del genere.

Eh ma infatti ha questo senso, ha addirittura di rinascita visto che parte da Born Again cioè

da una serie dove il diavolo rosso fa la sua transizione che in realtà è un'altra roba

che poi bisognerebbe stare a fare. Ma infatti fa una transizione ecologica.

Diventa humus. Però secondo me anche questa sembra un po' di rinascita cioè lui arriva

a toccare il fondo mettendo in atto la sua vendetta. Poi a un certo punto dice cosa faccio?

Ma io quasi quasi mi levo dalle balle, ormai ho fatto quello che devo fatto, abbandono il mio

momento di violenza. Poi scatta qualcosa e poi dice ma sai che c'è? Ma io ci ritorno e faccio

ancora. Infatti questa roba qua, la cosa killer di questa roba è che può funzionare chiusa così.

Assolutamente sì. Ma allo stesso tempo potrebbe essere un episodio pilota,

un episodio zero di qualcosa di nuovo. Speriamo di no.

Altra cosa su cui voglio fare il focus è il fatto che Bertha fa paura. Frank Castle è come

essere umano, è letale. Cioè niente superpoteri, niente acrobazie, Castle usa quello che ha.

Armi da fuoco, coltelli, bottiglie, mazze da baseball, tubi, le mani nude, la mano nuda.

Tutto con la precisione di un professionista militare, non di un fumetto. E questa cosa

fa un po', ti sembra più fumettoso perfino John Wick di questo. E questa cosa mi fa impazzire.

Cioè Bertan è stato meticoloso nel rendere tutto questo naturale convincente. C'è un momento

bellissimo in cui si butta contro il muro, destrimane col fucile mitragliatore, si rende

conto che è scoperto da questa parte e fa un gesto che a rivederlo adesso dico,

diventa improvvisamente mancino, facendo un passaggio bellissimo. E quella roba dici,

cosa ha appena fatto? Sembra un gioco di prestigio. In realtà è semplicemente ha

spostato il calcio da gestirlo con la destra e con la sinistra, ma è talmente fluido che dice,

cacca, questo è un professionista, questo fa paura. E io da questo punto di vista l'ho trovato anche

da parte su una prova fisica e mentale totale, cioè dove il corpo racconta tanto quanto il volto.

Assolutamente sì e assolutamente in linea con l'idea militare. Cioè lui è un cazzo di militare,

quindi non è che comincia da cazzotti, fa kung fu eccetera, ma è svizzero. Più che John Wick forse

ricorda un po' Jack Reacher nella serie televisiva. Assolutamente, è per quello che John Wick sembra

più un fumetto in confronto a lui. Però ho una domanda. Allora lui fa tutte queste cose super

militari, scenazione lunghissima, lui non parla mai? In quel momento non parla mai.

Mi state dicendo che questo è un prodotto Marvel in cui durante un combattimento non c'è una battuta nel cazzo?

Non ci sono le battutine? No. Allora, non solo durante il combattimento, sto pensando che secondo me non c'è una battuta in tutto.

Cioè gli unici che fanno qualcosa che si avvicina a una battuta sono due cattivi, non posso fare spoiler,

però è proprio una roba deviata. No no no, assolutamente. È proprio una roba deviata.

Una notizia. Guarda, ti dico di più. Sempre 50 minuti, stiamo parlando dello scarto di montaggio di qualsiasi film.

Questa cosa qua che hai accennato ha comunque un problema, un problema molto serio. Cioè questo è forse il punitore più realistico,

adulto e non diluito mai trasmesso in scena. Forse persino il punitore degli anni 2000 non era così

violento, non era così diretto nel dosare la violenza. Era comunque un prodotto più tipico.

Il che fa sorgere spontaneamente una domanda. Come faranno a portare Frank Castle nel più

leggero Spider-Man Brand New Day? Perché in Spider-Man Brand New Day c'è anche il punitore,

senza snaturarlo. Per dieci minuti lo prenderanno via. Dietro una gabbia. No, perché vi ricordo

anche del trailer di Brand New Day ed è una domanda che lo special ti lascia addosso dal

momento che il personaggio proprio qui ha finalmente il peso specifico che merita.

Secondo me la sua salvezza è che lui è un personaggio secondario.

In realtà qua no.

No, perché è il suo albo.

Non lo so, allora ti direi questo. Se fossimo nella fase di qualche settimana fa in cui ancora

ancora si poteva pensare, vabbè magari Brand New Day, visto che qualcosina nel trailer accennava,

potrebbe avere una linea, anche una linea un po' più matura. Poi insomma ho sentito le notizie

dei reshoot, perché sai, bisogna accontentare. Non ho più palli d'idea.

Infatti lo scopriremo solo vivendo. Allora, scala la tecnica. Ricordiamo che il nostro

uno è Oldsphere e il nostro cinque è The Pit. Scala la tecnica. Io sono stato generoso,

ma io voglio dare quattro su cinque. Quattro su cinque. One Last Kill se non la migliore

produzione Marvel degli ultimi anni è certamente una delle più interessanti e a fuoco.

Per formato, per estetica e per intenzione. Non scevra da difetti, è comunque un prodotto che

sa cosa vuole e lo persegue senza compromessi. Diciamo che se lo metti nella prospettiva Marvel

è garantito quattro. Se lo porti fuori quattro meno. Sì sì sì sono d'accordo. Burton esce da

questo special più grande di come ci è entrato. Non solo per interpretare, perché secondo me

nessun altro vorrà toccare questo personaggio, ma anche per il fatto che si è battuto per aver

scritto la storia, la difesa, si è guadagnato il diritto di raccontarla nei suoi termini e per me

questo già vende tutto. Il nuovo Sylvester Stallone. No, non esageriamo. Io ho solo una

una critica. Sì? Che proprio sul formato. Sì. Questa roba qui, la mini serie ci stava. E infatti

il limite principale coincide però con il suo pregio più evidente, ovvero la brevità. Cioè 40

e 8 minuti sono pochi e non perché la storia non regga. E che regge troppo bene personaggi,

atmosfera, psicologia. Tutto ciò che viene messo in campo avrebbe avuto spazio e dignità in una

mini serie. Il formato special presentation, sì, funziona. Ma lascia comunque la sensazione netta di

aver visto solo una parte di quello che questo racconto poteva dare. Anche perché se si conclude

la parabola formativa, chiamatemelo di formazione, del Punitore ci sono delle cose che è lasciato in

sospeso. Certo. Quindi questo secondo me è un peccato. Forse più grande che si poteva in qualche

modo muovere a quest'opera. Cioè di aver fatto desiderare di più di quello che aveva dato. Ed è

anche un po' ironico se ci pensate. Perché noi qua, proprio qua di suono cose serie, in questo

format diciamo sempre ma porca miseria ci sono delle serie che avrebbero avuto bisogno di essere

sforbiciate. E per una volta che ci danno. Penso sia la prima volta in 16 anni. Non lo so. Ho un

vago ricordo che sia successo un'altra volta. Ma non ti ricordi la serie? Vabbè ho provato a

calcolare la densità narrativa e mi è uscita una massa di narrativa di 35,8 su 60. Ritmo narrativo

di 4 su 5. Densità di 42,26. Quindi un'intensità molto alta. E The Punisher One Last Kill su

Disney Plus si colloca nel quadrante frizzante. Siamo al confine con un'intensa... Punti di

evidenza. Una storia dritta per dritta. Un solo protagonista della complessità non notevole

gigantesca. E quindi è frizzante a tutti gli effetti. Scade la scimmia. Quattro. Oh Rango

Tang. Sentilo come si ingrippa. Eccolo qua. Parte in realtà con il freno a mano tirato. Il tempo

necessario di creare il giusto setting e poi il ritmo sale. E sale sarà difficile distogliere lo

sguardo. Oddio. Il mio Rango Tang era bello nerboruto, travolto dagli eventi. Però ogni

tanto si copriva gli occhi. Soprattutto una scena finale. L'ultimo che ammazza lo ammazza

talmente male. Tra l'altro con una pistola di Chekov. Grossa come una casa bellissima. Quando

l'hai vista dici ah ecco perché l'hai citata. Comunque consiglio per la frizione. Non c'è

nessun consiglio. Binge watching ragazzi. Al massimo re-watching. Ecco se mai lontano dai

pasti. Io ad esempio l'ho visto tre volte. Tre volte. Uno in lingua inglese, uno in italiano,

tra l'altro con un Simone D'Andrea che si è fatto un tombino così per scechere di entrare

di nuovo nella testa di Berthal. Soprattutto la parte gutturale. Ha fatto veramente un

lavorone pazzesco ma poi me lo sono riguardato in inglese perché mi era sfuggito giusto un

paio di gocce di sangue. Fermiamoci un secondo. Io non mollo e tu nemmeno. Clicca su segui e attiva

le notifiche. Aiutaci a bypassare questo algoritmo oppressivo e permetterci così di chiamare le

cose col loro nome. Anche con quel non meno legame. Bene. E allora? Io sono già in lutto.

Ma non per il motivo che ti pensi. Ci sono serie che hanno deciso di chiudere la loro avventura con

un film. E poi c'è Good Omens. Un film che non è al posto della terza stagione. E' la terza

stagione montata male. Allora. Parliamo del famigerato terzo capitolo della serie Good

Omens. Ispirata al romanzo scritto a quattro mani da Terry Pratchett e Neil Gaiman nel 1990,

cioè buona apocalissi a tutti nell'edizione italiana e che corrisponde più o meno alla

prima stagione di questa serie, che dopo il gradimento è stata rinnovata per una seconda

stagione originale, cioè scritta dal solo Gaiman. Perché non esistono più romanzi,

ma purtroppo non c'è Pratchett. E ad un certo punto però la seconda stagione funziona molto

bene, è rinnovo, ma si scontra con una certa impasse. Ovvero le accuse nei confronti di Neil

Gaiman. Purtroppo accuse di molestie sessuali che hanno bloccato tutti i progetti e sono ancora in

corso. Quindi cosa succede? La terza stagione, che come dicevo era già stata rinnovata ed era già in

cantiere, rispetto ad altri progetti di Gaiman non viene cancellata, ma si stabilisce di realizzarla

con un solo episodio, un solo capitolo da 90 minuti, il classico film. Cast and crew prosegue

esattamente quello che avevamo visto tranne qualche piccolo cambiamento, come già era successo tra la

prima e la seconda stagione. Protagonisti ovviamente il duo David Tennant e Michael

Sheen, ci sono comparsate come torna Derek Jacoby e poi c'è una sostituzione illustre. Devo dire

allora nulla a togliere a questi due giganti, però devo dire che un po' ci rimette rispetto

ai precedenti. Sono d'accordo. Perché? Perché nella prima stagione Dio aveva la voce di

Frances McDormand e Satana quella di Benedict Cumberbatch. In questa stagione i due boss di

Paradiso Inferno sono rispettivamente Toby Jones, che è Satana, e Tanya Moody che abbiamo visto in

Silos e negli Anelli del Podere. Tanta roba eh, tantissima roba. Devo ammettere li ho trovati un

po' fuori parte sinceramente. Lei l'ho trovata un po', non lo so, non mi ha convinto, ma forse,

questo lo posso ammettere, potrebbe essere anche il passaggio dalla McDormand. Ci sono stati altri

cast, perché anche Gesù non è interpretato dallo stesso modo. Ma ci arriviamo anche su. Comunque,

di che cosa parla questa terza stagione filmica? Aziraphale ha abbandonato la

libreria e ora guida il paradiso per gestire il protocollo nuovo avvento, ovvero il ritorno

di Gesù in terra. Piano che per lui dovrebbe rappresentare la pace, ma per il resto del

paradiso implicherebbe l'apocalisse e lo storminio dell'umanità. E questo c'è scritto nelle sacche

scrittura, non è che è una questione legale. Crowley invece vive come un barbone perché è

incapace di superare la rottura con l'angelico libraio. Qualcuno però in paradiso ruba il

libro della vita e inizia ad uccidere Arcangeli, costringendo i due di nuovo a collaborare.

Cominciamo dal metatronno interpretato da Derek Jacobi. Allora, partiamo subito dall'elefante

in questa stanza, che è un po' il cuore e il senso di tutto questo prodotto. Ma un film come

terza stagione è una serie? E' ancora una serie? Allora, la risposta breve potrebbe essere molto

transciatta. No. In realtà no. In realtà cosa succede? Serie tv, come dicevamo prima, che per

più disparati motivi hanno trovato una conclusione attraverso un film sono numerose. Diciamo che

l'approccio con cui lo fanno può avere tre possibilità, tre opzioni. L'opzione epilogo,

pensate a Il cammino di Breaking Bad. Il finale ce lo abbiamo già. Questo film ci offre una chiosa

aggiuntiva, appunto un epilogo. Un altro sguardo, uno dei protagonisti. Che è, come dire, da un

punto di vista... puoi vedere o non vedere. Esatto, ma non aggiunge niente. Però effettivamente quello

che aggiunge è il cammino. Però in questo caso Il cammino. Sì sì, però in generale è un'operazione

che non ha prezzo. Poi c'è l'opzione finale, vera e propria, ovvero serie che sono state interrotte

anzitempo per i motivi più disparati. A volte non c'entra niente con la qualità o con il pubblico e

spesso proprio per la spinta del pubblico sono riuscite almeno ad avere una chiusura di

le trame lasciate aperte con un film. E' il caso di Deadwood, per esempio, Veronica Mars, Firefly che è diventato Serenity, e poi c'è

la terza possibilità. Che è la peggiore. La possibilità ancora uno. Cioè questo sa più di

spremi la vacca ancora un po'. Il concetto è dare un altro episodio, un nuovo incontro a

personaggi della serie al pubblico. A volte, nei casi più accettabili, si tratta di una reunion,

magari realizzata da anni di distanza dalla conclusione. A volte sono casi come i recentissimi

Peaky Blinders o Mandalorian e Grogu. C'era bisogno? Forse la risposta la sa solo il

commercialista. L'unica cosa che sono riuscito ad accettare, perché la qualità rimane comunque

altissima e ha una sua dignità perché sta roba è andata al cinema, sono i due film, l'ultimo

devo ancora vedere, su Downton Abbey. E quindi hanno preso una serie e hanno detto la serie è

finita. E' fatta così. Noi vi diamo ancora un paio di talk, ma è lì, con una costruzione…

E' tipo Epilogo, no? E' un epilogo per Muger un altro po'.

Un epilogo con un po' di vacca. Però, però, c'è un grosso però. Quello che accomuna tutte

queste operazioni, a prescindere dalla singola qualità del prodotto e dal gusto, è palesemente

la costruzione di un prodotto in senso cinematografico. Cioè, gli autori hanno scritto un film.

Per quanto brutte siano i due film, l'ultimo film di Peaky Blinders, comunque è costruito

come un film. Quindi ha una sua solidità, un suo senso, un suo percorso. Diciamo che

rappresenta a tutti gli effetti un episodio speciale, un episodio lungo. Quindi non è

una nuova vera stagione, ma mantiene il concept di serialità perché si aggancia a quello

che veniva prima. Questo è il succo. Anche perché una volta era proprio un mercato diverso.

TV, cinema. Come il caso di Star Trek, dove si continuano le storie nei film, a prescindere

dalla singola qualità, sono dei film. Quello che accade con God of War 3, invece, sa più

che altro di un incidente. Perché se dal punto di vista estetico e tecnico siamo abbastanza

lì dove eravamo, viene mantenuto tutto, se ci sono le idee, perché le idee ci sono,

se ci sono i due protagonisti che sono quello che reggeva la baracca, il resto ha l'aria

di un piatto che si è rotto, che è stato reincollato insieme, ma da un lato senza abbastanza

cognizione, questo non conosce la geometria, dall'altro si è dimenticato di metterci dei

pezzi. Sì, la sensazione è proprio piena. Hanno riappiccicato quello che è. Mi ha avanzato

una vite. Esattamente. Ah, butta la vita che non serve. God of War 3 è chiaramente la

terza stagione che era già stata scritta, non ripensata come un film, ma compressa,

schiacciata dentro un film. E già così dici, però puoi fare qualcosa di decente. No, perché

ci sono una serie di sottotrame che vengono aperte, caricate e poi si schiantano nel niente.

Sono collegate le cose vecchie? No. Ah, nuove? No, nuove. Sono nuove tra sottotrame che si

aprono e non finiscono nessuna parte. Per esempio, la trama del gangster, che mette in

contatto un altro figlio del dottore, c'è questa sottotrama in cui questo è un gangster

che ha soffiato la Bentley, la macchina a Crowley. È una roba totalmente inutile. Non

ha un finale questa roba e tu a un certo punto del film dici, ma perché l'ho vista? A cosa

serve? Soprattutto la fine che fa. Fa una fine off screen, fuori dallo schermo. Dici,

ma lo fai vedere in una scene? No. Ma magari era per non pagare le penali perché avevano

i contratti firmati? Stiamo parlando veramente di un film di 90 minuti e sta roba ha il sapore

di allungamento del brodo. È vero. La sottotrama di Gesù, che abbiamo citato prima, parte,

costruisce e niente. Poi arriva la trama principale e questa è finita. Viene fagocitato dalla trama

principale. E' già bruttissima così. Alla fine mi dai una cosa. Dopo la sigla mi metti

due scenette. A un certo punto c'è una scena in cui si rivede, ma non chiude la trama, non

c'è niente. Dopo la sigla lo vedi, lui che compra la sparea si ubriaca. Quindi la sensazione

è quella che hanno preso la sceneggiatura dei sei episodi e hanno ritagliato a minutaggio.

Quanto serve? Questi cinque minuti? No, via. Sono cinque minuti e mezzo, che faccio? Lascio?

Senza considerare minimamente senso logico, costruzione narrativa. Tra l'altro, su tutto

grava anche un altro grosso problema. E questo è purtroppo molto concreto. Le idee buone ci sono,

sono state seminate probabilmente dal progetto precedente, ma poi manca la penna giusta a

scriverle. E questo non è solo per, nello specifico, Gaiman. Non è stato sostituito

da uno scrittore che fosse in grado. Gli scrittori, vorrei indagare, perché in realtà la seconda

stagione viene scritta interamente da lui, conscritta con uno che ne sa di tv. Che è,

adesso non mi ricordo il nome, ma comunque uno che ha scritto parecchie cose, tra l'altro in BBC. Su

lui compare come scrittore del soggetto, sceneggiatore, ma in realtà è scritto a sei

mani perché è scritto da altri due. Anche qui uno scrittore di fantascienza, che non ha mai

scritto per la tv, e un altro che ha scritto solo pessime sequel di film dell'orrore, tipo

Eraser 3. Adesso capisco perché. Qual è il problema? Quello che era la fondamentale forza

dei primi due serie, che era un po' la forza anche di Contracet, i dialoghi. I dialoghi qua

mancano totalmente di quella cume e di quell'ottima gestione soprattutto dei sospesi. Cioè il rapporto

tra i due protagonisti, tra i due angeli, è soprattutto raccontato dai sospesi. Dalle cose

che non si dicono. Qua no, non c'è un cacchio di sospeso. Zero. E tra le altre cose, forse verso

la fine. Sì, va bene, un momento. L'orologio rotto. La maggior parte dei dialoghi finiscono

per oscillare tra lo sciocco, lo sciatto e il pippone. Ci sono dei momenti che sono veramente

moralisti, che non ci stanno a dire niente con questi personaggi. Forse hanno dovuto punire uno

degli autori. Loro due, per carità, Tennant e Sheen, fanno il possibile, ma non bastano per salvare

qualcosa che si è anacquato, si è proprio diluito e soprattutto banalizzato. Cioè questa roba qui,

e questa roba qui è qualcosa che non è soltanto Gaiman o Pratchett, fa parte di un certo approccio

a un certo tipo di scrittura della fantascienza inglese, basta citare Douglas Adams, che è una

roba di confine. Cioè cosa vuol dire? Il loro acume, la loro bravura e i loro dialoghi riescono

a rendere non solo accettabile ma godibilissima della roba che è molto molto al confine del

soprallighe, del surreale, del demenziale. E' una roba che devi padroneggiare. Qui non c'è

nessuno che abbia saputo padroneggiare questa roba qua. Tra l'altro, l'altra evidenza di questa cosa

qua sono i personaggi secondari. Nelle prime due stagioni abbiamo questi personaggi secondari che

partono tutti come delle macchiette, dei cliché. Sono esagerati, caricaturali, ma nel corso della

storia assumono spessore. E arriva la fine dell'episodio, scusate, della stagione, dove ogni

volta hai ricostruito e rivalutato ogni singolo personaggio secondario. Sono posizionati all'interno

della storia, che sembrano di poco conto, ma in realtà escono fuori. Sono migliorati, peggiorati,

eccetera eccetera eccetera. Però sono costruiti. Qui rimane la sagoma di cartone. Oltre al fatto

che per esempio l'Inferno non ha un ruolo. No. Compaiono per far vedere che c'è. Tra l'altro,

in una delle scene più divertenti e belle, tutte nelle spalle di Michael Sheen, che fa questo ruolo

truccato, che è l'unica cosa che io ricordo con un piacere immenso, perché lì esce, secondo me,

proprio è l'attore che è riuscito a dare corpo ad un momento in cui lui deve fingere di essere

qualcun altro. Secondo me lo fa con un accento, se lo si guarda in lingua inglese, imita probabilmente

un personaggio famoso e questa cosa qua è dirompente. Quindi l'Inferno è tipo, ciao,

sono Massimo D'Aleno. Non è il bagaglino. Però il discorso è che è tutto totalmente depotenziato,

completamente depotenziato, con appunto robe che non vanno da nessuna parte e, come dire,

anche lo sviluppo alla fine, quel tocco surreale ben gestito, ti rende qualcosa a cui partecipi.

Qua invece ti sembra di assistere a una serie di coincidenze a cacchio, che succedono perché

devono succedere, e soprattutto sviluppi forzosi e vere e proprie supercazzole, con regole che

vengono inventate nel momento in cui servono, per risolvere uno stundo di trama. Cioè, capito,

ma questo è Gesù. No, no, no, questa la risolvono esattamente così. L'ultimo quarto d'ora lo

risolvono così. Allora, il concetto è, questa cosa non si può fare, tranne in questo preciso momento

in cui è successa esattamente l'unica possibile eccezione che serve. Non si può fare, non si può

fare, però lo possiamo fare. Ma sì, dai, che possiamo fare. C'è Dio, c'è Gesù, ci avranno

pure certe alibertà creativa. Questa roba ti casca alle braccia. E, vabbè, faccio l'ultima cosa. Già,

appunto, questa cosa non fa funzionare bene il finale, ma l'epilogo, porca miseria, di nuovo,

tornando a quei sospesi, serviva a niente. Cioè, aggiungi una roba… Lì l'hanno fatto per dare

del fan service, della gente che apprezzava gli interpreti, i personaggi. Ho capito, ho capito.

E infatti molti comunque continuano a pensare, ah, però che bello il finale della serie.

Ma aspetta, ci arriviamo, ci arriviamo. Sta nel mio consiglio di fruizione. Scaliamo allora,

andiamo di scala. Ah, andiamo alle scale. Dai. Ricordiamo sempre Old Fair il nostro uno,

il nostro cinque, e qui si becca un due su cinque. Beh, gli è andata pure bene. Ma perché? God

of Men's Trail, perfetto esempio di cosa significa prendere qualcosa nata con un'anima e infilarla a

forza in qualcos'altro senza nessuno sforzo di adattamento. Cioè, non c'è nessun tentativo di

adattarsi a un nuovo formato, a una nuova idea, eccetera. Applicando la semplice logica. Una serie

è lunga, un film è corto, tagliamo. Questo è il concetto che si vede. Questa roba è imbarazzante.

Come se non bastasse ad aggravare la delusione, c'è una scrittura poco ispirata e soprattutto

incapace di lavorare di fino, che era la qualità della serie. Quindi niente erguzie, niente sorpresi.

Arrivando dal crescendo della precedente stagione, la sensazione poi è ancora più evidente. Insomma,

sopra ogni cosa stiamo parlando di uno spreco enorme di idee, personaggi e attori.

Io salvo due cose. La interpretazione dei due protagonisti.

Non è uno perché ci sono i due protagonisti, perché tecnicamente la qualità è rimasta alta.

La citazione per quanto di Daskalica, Terry Pratchett. Quella l'ho trovata molto carina,

anche se potevano farli in milioni di modi, ma quella è stata molto carina.

Ho tentato anche qui il calcolo della densità narrativa. È bizzarro perché,

come l'altra serie che abbiamo recensito anche qui, siamo di nuovo in una situazione di confine.

Perché si colloca nel quadrante leggero con confine frizzante.

Quindi poca sostanza è dispiegata in tempi distanti. E questa cosa di essere vicino al

confine trova giustificazione proprio con l'intrinseca schizofrenia di una cosa pensata

per archi più lunghi che invece vengono compressi e tagliati bruscamente.

In sentesi, compagnia senza pretese la dichiarazione. Comunque la massa narrativa

è di 29 su 60 e il ritmo 3 su 5 con una densità di 19 e 33.

Sta proprio lì in mezzo.

Sì, è proprio lì in mezzo.

Scala della scimmia. Tarsio. Il 2. Sarebbe quella con gli occhioni.

In realtà tecnicamente non è pervenuta.

Perché? È un solo episodio.

Ma se volessimo misurare la scimmia durante la visione del film rimane il Tarsio perché

partito quasi orango dalla fine della seconda, si è spento.

Se fosse durato invece di 90 due ore arrivavamo all'Istitì.

Io ricordo ancora la mia Augusta Signora che sulla scena finale della seconda stagione

con l'ascensore che si chiude e mi guarda e mi fa quanto dobbiamo aspettare per la

terza stagione? Almeno un anno e mezzo.

No, tutta la vita.

Da qui il consiglio per la frizione. Fermatevi al finale aperto della seconda stagione e

mantenete un buon ricordo della serie. Sicuramente, e qui mi aggancio a quello che dicevi tu,

là fuori ci sono delle fan fiction sui due angeli molto più dignitose di questa cozzaglia.

Provate a cercare questa roba qua. Bene, bene, bene.

Per refugio peccatorum, non mi era mai capitato.

Va bene, dopo queste tragiche parole, mi ha messo una tristezza questa recensione,

guarda. Non dirlo a me.

A me mi ha messo una tristezza la recensione. No, era perché eravamo partiti bene, vabbè.

Va bene, questo è tutto, ok? Quindi, One Last Kill,

vi ha fatto venire voglia di una nuova serie sul pulitore? Eh? E la visione di Good Omen 3?

Vi ha fatto venire un irrefrenabile desiderio di perdere la memoria?

Termine? Ok, scrivetelo qui subito nei commenti e metteteci un riach, un laccone.

Noi ci sentiamo la prossima settimana e ricordate che chi comunica a Grugniti e non ci ascolta

è un birimbino!

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