Sono Cose Serie - Serie tv, fumetti e oltre.

Recensione della nuova serie animata Ken il Guerriero: Hokuto no Ken, in esclusiva su Prime Video, più una nuova parola dello Zibaldone di Sono Cose Serie. Miki avvisa subito: con la scusa di recensire Ken, alla fine ve ne consiglia un'altra.

Prima però si torna indietro. 1982, Tetsuo Hara esordisce con un manga sul motocross e viene cancellato dopo dieci settimane; è il suo editor Nobuhiko Horie a proporgli l'idea di un guerriero che fa esplodere gli avversari toccando i punti di pressione. Con Buronson alla sceneggiatura e un futuro post-atomico preso di peso da Mad Max nasce il fenomeno da cento milioni di copie che insegna allo shonen la mossa finale letale, quella che Mortal Kombat chiamerà fatality.

Sulla scrittura la nuova serie animata di Hokuto no Ken, prodotta da TMS Entertainment con 7studio e diretta da Hiroshi Maeda, regge benissimo: quattordici episodi che macinano una quantità di capitoli impressionante, un Bat più cinico e meno macchietta, il duello con Shin dilatato per costruire tensione. Il problema è tutto quello che ci sta intorno. Capelli e materiali legnosi, articolazioni dubbie, facce che non si muovono, e quel controluce verde su cui in puntata nasce una teoria: sarà la radiazione di fondo? Il risultato somiglia a una sequenza di cut-scene da PlayStation 1, e brucia ancora di più quando ti accorgi che certe inquadrature vogliono ricreare le tavole di Hara.

Una cosa si salva, ed è italiana. Maurizio Merluzzo eredita Kenshiro dopo aver dato voce a Juza delle Nuvole, la direzione del doppiaggio è di Paolo De Santis, non c'è una censura nemmeno sulle parolacce. Nel mezzo c'è un saluto ad Alessio Cigliano, la voce storica di Ken.

Poi arriva lo scam annunciato. Stessa piattaforma, stesso anno: Science SARU, lo studio di Dandadan, riporta Ghost in the Shell al manga di Masamune Shirow invece che al film di Mamoru Oshii del 1995, e lo fa restando nel disegno animato in 2D. Due studi, lo stesso rischio, due esiti opposti: la recensione di Ken il Guerriero diventa un discorso su quando un remake tradisce davvero. Alla fine i voti con Scala Tecnica, Densità Narrativa, Scala della Scimmia e Consiglio per la Fruizione.

Chiude Parole Serie, lo Zibaldone di Sono Cose Serie, con il termine "inattentive watching": guardare una serie mentre fai altro. Matteo lo fa risalire alle soap opera, costruite per chi stirava o girava il sugo, con la musica che avvisava di alzare la testa e il dialogo che riassumeva la scena persa. Cambia solo l'attrezzo in mano: mestolo ieri, gamepad oggi.

Consigliato in puntata: The Ghost in the Shell (Science SARU, 2026), su Prime Video https://www.primevideo.com/-/it/detail/0MRWXUDE3L303XFEJRNWB20S3O

E ricordate: chi non si muove a 24 fotogrammi al secondo e non ci ascolta è un birimbino!

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What is Sono Cose Serie - Serie tv, fumetti e oltre.?

Approfondimento settimanale in salsa nerd (ma non troppo) su tutte le forme del racconto a puntate partendo dalle Serie tv del momento fino ai fumetti, cinema e letteratura.

Com'era la sigla di Ken il guerriero? Era Ken, sei tu, pessimo guerriero, sceso come un

boomer giù dal cielo. Era così? E' un po' tarocca questa. E' un po' tarocca proprio

come la nuova serie animata di Hokuto no Ken. Daje de recensione! Sigla!

Serie tv, fumetti e oltre. Sono Cose Serie. E rieccoci su Sono Cose Serie, il podcast che dal

2010 ragazzi si occupa di serialità ovvero della narrazione a puntate in ogni sua forma. Le serie

tv, le saghe letterarie, le saghe cinematografiche, i fumetti, insomma ogni cosa che esce spezzettato.

Moltissime, moltissime. Io sono Matteo e con me oggi Michelangelo e siamo orfani del buon Paolo,

che l'abbiamo sempre nel cuore comunque. E' semplicemente in vacanza,

hai detto così sembra che... E' l'invidia che parla, ma adesso partiamo subito con la

nostra recensione dell'ultima incarnazione 2D, 3D, adesso che cerchiamo di capire, animata,

di Ken il guerriero. Ma prima di salutarci poi facciamo questa nostra incursione nel nostro

personalissimo zibaldone, lo zibaldone Sono Cose Serie, le parole Sono Cose Serie, perché oggi

parliamo dell'espressione inattentive watching. Ti lascio guidare la puntata. Allora io faccio una

confessione subito. Questa è un approfondimento che però è sul confine dello scam, cioè quasi

una truffa. Con la scusa di recensire la nuova serie animata di Ken il guerriero, ve ne

consiglio un'altra. Però l'hai dichiarato. L'ho dichiarato, parleremo di fedeltà all'originale,

ma soprattutto di quanto si possa sbagliare tutto pur sforzandosi con tutta l'anima di

essere rispettosi del materiale di partenza. E' un tema molto interessante. Noi abbiamo un

po' di delay, nel senso che noi stiamo registrando questa cosa, voi la ascolterete e la vedrete

poco poco più tardi, ma noi siamo ancora, abbiamo ancora i reduci dall'esperienza di un film

bellissimo che proprio sul discorso di fedeltà all'originale ce l'ha praticamente fatta a

coriandoli. Non ne parleremo perché non è il nostro, non è seriale. Nolan ti sei salvato

questa volta. Ma parlando di Kenshiro e Ken il guerriero, dobbiamo chiaramente tornare,

usare il nostro TARDIS e tornare indietro nel tempo. Torniamo a Itaca, oh no! Allora,

1982. Dopo aver collaborato ad altre produzioni minori, il giovane disegnatore Tetsuo Hara

debutta su Weekly Shonen Jump con un manga sul motocross. Pensa un po', ha cominciato col motocross.

Tetsuo no Don Quixote. Oddio sto nome. Ma pare che sia conosciuto anche come Mad Fighter.

Flop colossale. Menomale, Don Quixote salvo. Cancellato dopo dieci settimane. L'editor però,

Nobuhiko Horie, vede qualcosa nel suo autore e gli propone un'idea. Così di botto. Quindi non

è sua l'idea, è dell'editor. Un'idea, attenzione. Un manga sulle arti marziali cinesi basato sui

punti di pressione del corpo umano. Così letali da far letteralmente esplodere un avversario con

un colpo solo. Hara che di arti marziali se ne intende, ma soprattutto è ossessionato da Bruce

Lee, un fan sfegatato, ci si butta a capofitto. Ma attenzione, il primo Kenshiro non ha niente a

che vedere con quello che conosciamo. È un adolescente che si chiama Kenshiro Kasumi e

combatte la criminalità organizzata nella città di Tokyo di quel periodo. Una specie di vigilante?

Sì, un vigilante. Solo quando la casa editrice Shueisha decide di trasformarlo in una serie

settimanale e affianca Hara allo sceneggiatore Buronson, la storia prende la sua forma definitiva.

Il protagonista diventa adulto, stoico, con un passato tragico e l'ambientazione si sposta in

un futuro post-atomico preso paro paro da Mad Max, che ricordo solo un anno e mezzo prima era

uscito col secondo capitolo. Perché gli artisti sanno rubare. E un debito dichiarato ad altro

lavoro di un mangaka famoso, Go Nagai con Violence Jack. E il 1983 è il contratto iniziale di tre

anni. Ne durerà cinque. Quindi, 245 capitoli dopo, quando la serializzazione si chiude nel 1988,

il manga ha già venduto decine di milioni di copie e ha cambiato per sempre lo shonen d'azione.

Ancora oggi resta uno dei manga più venduti di sempre, con circa 100 milioni di copie in

tutto il mondo. Lo cita esplicitamente Hirohiko Araki per le bizzarre avventure di Jojo,

lo cita Makoto Yukimura per Vinland Saga e Kentaro Miura, l'autore di Berserk,

che ha definito il manga che più ha influenzato il suo lavoro. E anche l'opera a cui si fa risalire

la popolarizzazione della mossa finale fatale. In realtà c'erano già dei film di kung fu,

ma questo è il momento più pop di questa tecnica mortale, che poi è quella,

bravissimo, che Mortal Kombat trasformerà in Fatality. Grave. Allora, io l'ho letto questo

fumetto venticinque anni fa. Porca miseria. Quindi mi ricordo delle emozioni, ma i dettagli

non tantissimo. Io non ho letto il fumetto, purtroppo. Tutto il resto ovviamente è storia,

perché poi Toei Animation produce le due serie TV per un totale di 152 episodi,

tra l'84 e l'88. Poi arriva il film dell'86, un'infelicissima trasposizione live action

americana del 1995. In Italia è arrivata col titolo Il ritorno di Kenshiro. Spernacchiata

e stroncata all'unanimità da tutti, per essere una fuffa terribile. Poi arriva anche una trilogia

OAV nel 2003 e tra il 2006 e il 2008 una pentalogia di lungometraggi intitolata La Leggenda. Se non

sbaglio, almeno uno di questi l'hanno dato al cinema. E' possibile. Perché mi ricordo sempre

quel periodo in cui leggevo il fumetto, che è un paio d'anni dopo. Racconta di nuovo la stessa

storia, né più né meno, questa pentalogia, però vista da punti di vista diversi. Insomma,

Hokuto no Ken, che in Giappone dovrebbe essere Hokuto no Ken, sempre con nessun accento,

non ha mai smesso di essere raccontato e ogni generazione, guarda caso, ha avuto la sua versione.

Questa del 2026, ultima incarnazione, è semplicemente l'ultima di una lunghissima

serie di anime del manga. Allora, parliamo di questa nuova incarnazione. Annunciata nel

settembre del 2023 per il quarantennale dell'uscita del manga, la nuova serie si

intitola Fist of the North Star, ed è prodotta da TMS Entertainment, che aveva già prodotto altri

prodotti legati a Kenshiro, tramite lo studio di animazione 7studio. Con la regia di Hiroshi

Maeda, lui regista televisivo, ma anche direttore della fotografia, ha fatto molte cose per gli anime,

ha lavorato su Lupin Terzo contro Cat's Eye, un film animazione e anche uno dei tanti film sul

Detective Conan chiamato The Bride of Halloween. È strutturata in due blocchi da 14 episodi,

noi abbiamo visto i primi 14, perché sono usciti dall'11 aprile al 27 giugno del 2026. Il secondo

arriverà nel 2027. Ma è già abbastanza per farsi un'idea. Distribuzione mondiale in esclusiva su

Prime Video, e qua poteva scattare. Ma ti dirò che non è vero, perché c'è un colpo di scena,

doppiato anche subito in italiano, con la regia del doppiaggio affidata da Paolo De Santis,

noto doppiatore che è anche direttore del doppiaggio, e Kenshiro doppiato dal nostro

carissimo Maurizio Merluzzo. La tecnica scelta, cosa importante, dichiarata fin dal primo teaser,

è ibrida. Computer grafica 3D con inserti animati a mano, così dicono. Eviterò di stare a raccontare

la rava da fava. Mi interessa fare un focus su due aspetti. Un aspetto molto positivo,

quindi il PRO, e un aspetto negativo. Il PRO è la fedeltà al fumetto. Sul piano della scrittura,

il remake è probabilmente l'adattamento più fedele mai realizzato di Hokuto no Ken. L'unanimità

degli addetti lavori conferma l'aderenza al manga originale, e anche chi ovviamente l'ha letto,

con appena 14 episodi che coprono circa 37 capitoli e mezzo del materiale. Le poche libertà

prese sono chiaramente dilatazioni per il ritmo televisivo. Il duello tra Ken e Shin,

per dire, viene anticipato nel primo episodio, ma risolto solo dopo, per costruire tensione

lungo più puntate. Anche la caratterizzazione regge, Bat, risulta più cinico e meno macchiettistico

che in passato. La serie nel complesso si prende più sul serio, insomma, e eliminando alcune scenette

ironiche che nell'originale del 1984 stemperavano un po' il tono. Chi ha letto il manga, insomma,

ritrova quasi tutto al suo posto. Personalmente, come dicevo, non ho letto il fumetto, ma avendo

visto solo la prima serie animata, il tutto mi arriva troppo velocemente. Ho avuto questa

impressione a livello proprio di narrativa. Eppure non ha quel ritmo così coinvolgente.

Cioè, mentre la storia taglia molti punti, cioè molti ponti, in realtà arriva molto

velocemente in certe parti. Io mi ricordo quello scontro con Shin nel cartone animato originale,

dopo decine e decine di puntate. E questa è comunque la cosa più interessante in merito

alla fedeltà al fumetto. E abbiamo però un conto. Il problema, ed è un problema enorme,

invece è tutto ciò che sta intorno alla scrittura. La computer grafica è stata

accolta da un coro pressoché unanime di critiche dai fan storici e dalla stampa di settore. Sui

social italiani il giudizio è quasi impietoso. Si parla di aborto grafico. E in effetti a guardarla,

sono delle cose che non capisco. Cioè troviamo i capelli materiali tutti legnosi, tutti rigidissimi,

proporzioni anatomiche contestabili. Però questo si potrebbe capire, siamo nel post-apocalittico,

non è che si poteva fare la doccia, il bagno. Quelli sono rigidi perché sono incrostati dal

sudore. E' più realistico. Proporzioni anatomiche contestabili sono le gradiazioni. E quindi dalle

articolazioni dubbi anche quello. Comunque c'è 40 anni questo manga, comincerà per le prime

artrosi. Animazioni facciali rigide, una CGI che peggiora immagine dopo immagine e che in generale

sembra, ti do ragione perché tu hai fatto un video, uno short a riguardo, sembra proprio una

sequenza di cutscene di un videogame del passato. Il compositing funziona meglio sugli sfondi nel

rendere il disfaccimento di questo mondo post-apocalittico, molto meno sui volti e sui

corpi in primo piano. Cioè esattamente dove l'opera di un combattimento fisico come questa

dovrebbe dare il massimo. Ci dovrebbe essere dell'animazione dove anche i corpi si muovono.

Ma forse è andata come su Boris che c'era il direttore della fotografia e il regista che

si sono invertiti. Qua gli artisti degli sfondi hanno detto no, invertiamoci con quelli dei

scherzoni. Non lo so. Una cosa che mi lascia basito è questo controluce verde che ogni tanto si vede

sui personaggi. Cioè non so se chiamarla rim light, luce da taglio, ogni tanto c'è una controluce e

una teoria. E' sempre secondo me la radiazione di fondo. Già, già, già. Che hai visto che è post

apocalittico c'è qualche, non so, barra. Che poi l'uranio, no, queste cose qua è blu, non è verde,

lo sanno benissimo, insomma. Vabbè, in poche parole. Una scelta tecnica che non rende giustizia

al materiale originale. E le critiche non sono fatte invocando la nostalgia verso il disegno

degli Ottanta, perché la prova è nelle migliaia di screenshot che ho visto di molti lettori che

si meravigliavano di come persino certe inquadrature volessero ricreare le tavole di

Hara. Quindi non è che dici, ah perché. No, in realtà c'era questo intento, si vede nella scelta

delle inquadrature, nella scelta della posizione di alcuni momenti topici. Tra il ragionamento,

tra la testa e la mano è successo qualcosa. Esatto, c'è qualcosa che dall'occhio, il cervello di

connessione. Però scusami se ti interrompo un attimo, perché mi è arrivato proprio adesso un

messaggio proprio da Hara. E' su Hara. Sì, sì. Allora, leggo testuale. Avete ragione su tutto,

ma mia discolpa, posso dire che mi sono accorto troppo tardi che gli animatori non ascoltavano

SONO COSE SERIE. E tu non fare lo stesso errore degli animatori di Hara? Iscriviti al nostro

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Prima di arrivare al colpo di scemo, cioè al mio scam per suggerirmi di guardare altro,

vorrei però spendere due parole su cosa salviamo di questa serie. Io devo dire che

il doppiaggio ha fatto un lavoro egregio. Una cosa che non hanno fatto loro, scusami.

Allora, prima di tutto vorrei salutare con affetto, perché sicuramente ci sta ascoltando

Alessio Cigliano, nostro amico doppiatore, voce del primo Ken del cartone animato,

che è tornato recentemente anche a ridoppiarlo nel 2024. Ma Maurizio Merluzzo eredita, come

dicevamo, il ruolo di Kenshiro, ma non a caso, perché aveva già dato la voce a Juza delle

nuvole in Ken il guerriero, la leggenda di Raoul il dominatore del cielo. Ed è oggi una delle

voci più riconoscibili del doppiaggio italiano di anime, grazie a ruoli come Doflamingo in One

Piece, Zamasu su Dragon Ball Super. Lui è veramente bravo, mi piace molto. Sarà che ha

lavorato con noi nel Doppiat{t}ori che trovate sempre su YouTube. La sua interpretazione è intensa,

ma misurata, capace di trasmettere una certa gravitas di Kenshiro, anche quando l'immagine

sullo schermo non aiuta. Non ci sono censure, e questa cosa mi è piaciuta molto, soprattutto sulle

parolacce, molto più cruda anche nel linguaggio. Anche visivamente noi veniamo da quello che era

tutto nero, perché faceva il contrasto. Ma poi che stupida età è? In quel modo era molto più

figo. Ti immaginavi tutto. Credo che qui in Italia il comparto esca da questa operazione con un

consenso unanime. Non nessuno si è lamentato del doppiaggio italiano e io mi sento di premiarlo

per la sua bravura. Quindi il consiglio sarebbe ascoltatelo solamente. Arriviamo invece alla

ragione, il mio scam terribile, la mia truffa pazzesca, per cui siamo partiti da qua. Perché

nello stesso anno, 2026, sulla stessa piattaforma va in onda un altro remake e si pone esattamente

lo stesso problema. Come restare fedeli a un classico senza tradirne lo spirito attraverso

una tecnica sbagliata? E la risposta è Ghost in the Shell. Un'altra cosa piccola. Nuova serie

prodotta da Science SARU, quelli di Dandadan. Debuttato il 7 luglio 2026. Me la sto godendo,

un episodio alla settimana. Devo dire che è molto molto interessante. Sempre appunto su Prime Video.

Scelta molto coraggiosa anche quella di Science SARU, perché è stata quella di mettere da parte

30 anni di immaginario legato al film di Mamoru Oshii del 1995. Quello con Motoko Kusanagi fredda

è imperscrutabile. Molto realistica, molto scura, molto drammatica. Per tornare direttamente al manga

originale di Masamune Shirow. Perché? Più colorato, più ironico, insomma, con la locura. Io non l'ho

letto, però vedendo le immagini con le teste un po' deformate, come come il classico manga,

mentre invece il cartone animato, il film, era con le proporzioni super corrette. Però ripeto,

io non l'ho letto il fumetto, ma da quello che mi è saluto di leggere anche dalla stampa

internazionale, compresa anche l'internazionale, parlano di una delle uscite dell'anno a livello

di anime. Un prodotto che va assolutamente premiato. Capace di divertire chi è affezionato al film,

ma di funzionare pienamente come opera sé. Come dicevo, io la sto trovando, sono mai avanti

nella visione. La storia è la stessa del film? No, è la stessa del manga. Dove ci sono degli

elementi che noi vediamo anche nel film, perché nel film è un riassuntone, ci abbiamo messo quello

che ci potevamo mettere. Io ricordo delle cose, anche nell'usare la versione manga, cercano

proprio di misurare, sembra quasi una roba passo 1, con le dovute correzioni, perché cambia il

risultato. Siamo sull'ordine delle animazioni in un certo livello, ma è fatto in 2D. Ha usato

una tecnica 2D, tratto elastico che riprende il disegno di Shirow. Io l'ho trovato dinamica

gradevole e cyberpunk fino al midollo. Veramente bella. Insomma, due studi, nello stesso anno si

sono presi lo stesso rischio, quello di tornare al manga tradendo l'immaginario animato che il

pubblico si porta dietro decenni. Uno lo ha fatto con una computer grafica e ha vinto sulla scrittura

ma ha perso sull'estetica. L'altro ha fatto, restando fedele al medium stesso, disegno animato in 2D e

ora sembra aver vinto su tutto e su tutti. Tra l'altro forse va a chiudere pure una ferita, diciamo, perché

gli amanti del fumetto a me mi hanno sempre detto, sì il film, però tu devi leggere il fumetto, perché è un'altra cosa, finalmente.

Ci sono state anche le incarnazioni a livello di... ricordiamo che questa non è l'unica serie su

Ghost in the Shell, ne sono uscite altre qualitativamente molto interessanti. Paolo ci ricordava una che è

un prequel del gruppo prima di arrivare a quello che racconta il fumetto. Non so perché, ma anche

noi di Sono Cose Serie abbiamo un trascorso proprio in periodo estivo con A Ghost in the Shell.

In the a shell. Questa è una citazione che solo chi ci segue da eoni, probabilmente dal 2015 può accogliere.

Comunque su quest'ultimo, adesso da parte gli scherzi, è interessante questo parallelismo, ma su

quest'ultima serie Ghost in the Shell ci torneremo perché probabilmente la recensiremo nel suo

complesso perché finirà a settembre insomma. Allora, andiamo sui voti tecnici. Ma di quale delle due a questo punto?

Io vado... non posso... O Kudo. Che non è Ken però, abbiamo capito che è Kudo. No Ken, è un'altra cosa.

Allora, scala tecnica che ricordiamo 1 All's Fair e 5 The Pitt. Io ho dato 2 su 5.

Allora, non me ne vogliono i fan che hanno apprezzato aspetti legati alla scrittura,

alle fedeltà del fumetto originale, ma per me questa nuova incarnazione di Hokuto no Ken è un no.

No, netto e secco. Questa prima parte è troppo distante dal mio immaginario, lo ammetto, ho un

limite dal mio immaginario costruito sui vecchi cartoni animati degli anni 80 e anche su questi

miei ricordi come per i tuoi, farei un bel diviso tra i quattordici, ma anche oggettivamente

imbarazzante come rivisitazione estetica moderna basata sulle splendide tavole del maestro Hara.

Non me ne voglia per il voto basso anche Maurizio Merluzzo che ha fatto un lavoro egregio ma sta

roba non è un podcast e purtroppo la si è dovuta anche vedere, purtroppo. Sulla densità narrativa

siamo sul confine, abbiamo un leggero che sfuma verso il frizzante. Hokuto no Ken è una serie

leggera con una sfumatura frizzante, poca sostanza, dispiegati in tempi distesi. Fa

compagnia senza chiedere troppa attenzione ed è proprio questo il suo valore. Anche ci sta perché

comunque gli scontri, cioè l'evento è lo scontro, a livello narrativo c'è lo scontro, quello dura

un po' e quindi è impossibile che sia un'opera densa a livello di eventi narrativi perché

ovviamente essendoci molta azione in realtà poi l'idea la trovata sul combattimento,

sulla risoluzione, ma hai bisogno di tempo dove si menano insomma. Per i amanti dei numeri,

massa narrativa 2,5 su 5, ritmo narrativo 2,8 su 5, il ritmo nel complesso uniforme con qualche

oscillazione tra i suoi aspetti. Sulla scimmia mi sono trovato un po' in difficoltà. Senti quanto

è piccola? Ma con gli occhi grossi, un tarsio, incuriosita da alcune vicende che si susseguono,

hai detto tu prima, aspetti con impazienza il combattimento, ma non tanto perché non sai come,

perché l'hai già visto, come lo risolverò a livello visivo. Però per il resto non convinta

al cento per cento dalla scansione anche del racconto episodico e tra episodi. Ad esempio il

fatto che il primo, adesso ovviamente c'è, allora io capisco che se tu hai già visto qualcosa quindi

già sai un po', alcune scelte di costruzione proprio della messa in fila degli eventi può

risultare anticlimatico, cioè nel senso se nella prima puntata abbiamo uno degli scontri

più importanti, poi quando arriva il colonnello non ti significa niente quella cosa lì, capito?

Sì, è proprio strana. E' chiaro che se tu non sai niente e la vedi per la prima volta questa

cosa è tavola rasa e quindi non gli dai un peso diverso, gli dai il peso che vedendolo metti in

ordine guardando le cose. Però per chi un paio di puntate... Con C non arriva il terzo, arriva più avanti se non sbaglio,

adesso non mi ricordo benissimo, però è chiaro che arriva talmente in fretta nella scansione

dei 14 episodi, come dici tu, quando poi arrivano l'ultimo nemico e sono i lupi,

il gruppo degli animali, come si chiamano, mi ricordo come si chiama il tizio, però comunque

siamo in un momento che non so, non sono riuscito ad apprezzarlo sinceramente. Consiglio per la

fruizione, difficile, vi direi di lasciar perdere, ma se proprio volete forse gli episodi andrebbero

visti in tempi ravvicinati, 1-2 al giorno, con una certa costanza, perché sconsiglio la scansione

settimanale perché alla fine potreste dimenticarvi di recuperarla, è bassina, è difficile, è veramente

difficile. Va bene, va bene, quindi ci siamo già detti che ci risentiamo per Ghost in the Shell,

nel frattempo possiamo parlare del nostro zibaldone di Sono Cose Serie, anche questa

settimana portiamo una parola nuova del vocabolario di Sono Cose Serie, della lore di Sono Cose Serie

in questo periodo estivo, ci auto-incensiamo, la parola di oggi è inattentive watching. Pensandoci

bene è anche un metodo per guardare la serie che abbiamo recensito in questa puntata,

secondo me qualche momento ti puoi anche distrarre. Allora questa parola noi di Sono Cose Serie la

usiamo come consiglio di fruizione per l'appunto, per certe categorie di prodotti ai quali potete

dedicarvi diciamo distrattamente, tra l'altro io ho cercato come il resto del mondo usa questa

espressione e inattentive watching addirittura è disturbo dell'attenzione. Ah quindi è una

roba del tipo è l'effetto che la difficoltà di concentrazione di cui si parla tanto non ti

permette di guardare una serie eccetera come con l'adeguata attenzione, ma nel nostro caso è una

roba un pochettino più leggera. Ecco, ora vi diciamo un attimo la storia di questa roba qua,

dal punto di vista strettamente tecnico ovviamente non è una novità, esistono già opere costruite

per essere consumate al volo un po' qui un po' là no? Date però vi motivi fondamentalmente

commerciali. Prendete l'apoteosi della serialità cioè la soap opera, perché il format a cui si

ispira si chiama telenovelas, cioè praticamente storia televisiva, storia non con la scolese

maiuscola, storiella televisiva ok, ma in america diventa opera al sapone. Il target di queste

produzioni erano le casalinghe, sapone soap, perché il target di queste produzioni erano le casalinghe

ed erano sponsorizzate da aziende che producevano, pensa un po' te, detersivi e detergenti, per cui

soap. Parliamo del millennio scorso, proprio mi fa impressione parlare del millennio scorso,

comunque un periodo storico in cui la categoria casalinga aveva la peculiarità di essere raggiungibile

dalla tv con regolarità, era un bacino di clienti consistente e fedele. Se stavi a casa non potevi

scappare da televisione, cioè era impossibile. E come era strutturata tecnicamente una soap? Per

essere fruita appunto da un pubblico che sta facendo i lavori di casa, stira, passa la cera,

cucina, bisognava inventarsi un modo per non lasciarli così disorientati. C'è un metodo in

questa cosa. Esatto, perché se ti disorienti poi cambi canale. Allora, per tenere conto di questa

condizione, le soap sono caratterizzate da scelte tecniche di base, tanti dialoghi in campo,

contro campo, totale. Provate, fateci caso anche nelle fiction, è così, e io ho fatto sti giorni.

Campo contro campo totale e via rullo, che si possono seguire anche con gli occhi guardando

altrove. Tanto la scansione è quella, una volta che senti le voci sai l'inquadratura. Diciamo che

sono dei podcast. È tornata questa parola, l'abbiamo già citato un paio di volte. Succede

qualcosa di importante, un cambio di scena, ovviamente là entra la musica che ha un picco,

così la spettatrice sa che deve alzare la testa verso la tv. Fateci caso, anche questa è

matematico. Sei andato un attimo di là a girare il sugo col mestolo di legno e ti sei perso quello

che è successo? Boh, puoi stare tranquilla, nella scena dopo il dialogo riassume tutto ciò che ti

sei perso, così non ti restano dei dubbi. Cosa è quindi l'inattentive watching? È l'applicazione

di questa speciale modalità, ma dal punto di vista volontario dello spettatore. Guardo una

serie mentre faccio altro, decido di fare altro mentre ho come sottofondo questa serie. Di solito

lo faccio perché mi interessa la serie, ma non così tanto, è più un interesse relativo o non è

proprio un prodotto imperdibile, però sono comunque troppo curioso di sapere dove andranno

a parare oppure mi serve come discussione, che ne so, il giorno dopo per baccagliarmi la tipa o il

no e allora devo seguì. Se vi sentite a vostro agio con questo modo di guardare le serie ma

vi sentite in colpa, secondo me non dovete struggervi più di tanto. In realtà le produzioni

si stanno sempre più attrezzando per costruire serie e film che tengano conto di spettatori che

le guardano, tra virgolette diciamo, scrollando Twitch, giocando ai videogame, facendosi numerose

sporte di fatti propri. Non siete cattivi, hanno solo deciso che siete le casalinghe del terzo millennio.

Basta sostituire il mestolo con un gamepad e il gioco è fatto. Quindi spesso ne consigliamo anche

per questa serie potete guardarvela così perché è talmente costruita in quel modo che... e si chiude

il cerchio e quindi questo è tutto. Ovviamente noi siamo molto curiosi di sapere tutto quello che

pensate sulla nostra puntata. Ci sono molti commenti interessanti che poi noi litighiamo

tra di noi, quindi se volete farci litigare commentate i nostri i nostri video e fateci

sapere se siete d'accordo con noi oppure no. Anche a voi è fatto un po' strano vedere Ken con

questa grafica anni 90 oppure avete apprezzato l'effetto amarcord dei giochi da PlayStation 1?

Ecco fatecelo sapere con un like ma soprattutto con un commento. Noi ci risentiamo la prossima

settimana e ricordate che chi non si muove 24 fotogrammi al secondo e non ci ascolta è un birimbino!

L'inattentive watching è nato come un attentive watching. Sì perché sono pessimo con le lingue.

Comunque è l'alfa privativa greca. Ah l'alfa privativa deve essere la lingua greca. E quindi

o in in o in un comunque la funzione è quella. Dico se Nolan può riscrivere Odissea io potrò

riscrivere l'alfa privativa o no. Live long and prosper.